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Segesta incontra le culture, nascono i percorsi inediti del Sacro, alla scoperta della moschea

Un nuovo percorso che racconta una società senza paletti, muri e cesure; un racconto che immagina un Mediterraneo complesso, in cui culture profondamente differenti, dialogano ed entrano in connessione tra loro. Islam e Cristianesimo in Sicilia sono riusciti a sovrapporsi, integrarsi, abbracciarsi, consci di essere ugualmente protagonisti in una terra unica. Da questa convinzione prende il via I SIMBOLI DEL SACRO, nuovo percorso di visita al Parco archeologico di Segesta dove si potrà seguire un itinerario profondamente interreligioso che abbraccerà i tre simboli delle dottrine, tempio, moschea e chiesa. E sarà bellissimo che i primi a condurre i visitatori, saranno gli studenti che hanno partecipato al progetto di engagement Segesta incontra la culture, ideato e organizzato da CoopCulture – gestore dei servizi aggiuntivi di Segesta – con la direzione del parco archeologico guidato da Luigi Biondo. E saranno sempre i ragazzi delle scuole a raccontare questi nuovi percorsi e a promuoverli sui social con stories e reel, aiutati dagli operatori di CoopCulture.

Il debutto di queste guide “atipiche” sarà il prossimo weekend, durante le Giornate europee dell’archeologia (da venerdì prossimo a domenica, 16/17/18 giugno): i ragazzi condurranno, con il supporto degli archeologi che li hanno formati nei mesi scorsi, le visite gratuite ai luoghi dell’itinerario, quindi alla moschea e alla chiesa di San Leone nel parco di Segesta. Venerdì dalle 16 alle 17.30 le visite (gratuite, ma con biglietto d’accesso al Parco) saranno condotte dagli alunni del Polo statale ISS. Piersanti Mattarella di Castellammare del Golfo (indirizzo classico e turistico); sabato dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18, e domenica dalle 16 alle 18 toccherà ai ragazzi del liceo “Giuseppe Ferro” di Alcamo (indirizzo classico), che svolgeranno l’attività nell’ambito del loro progetto di PCTO.

I SIMBOLI DEL SACRO. Nei mesi scorsi si sono tenute conferenze con esperti e studiosi del mondo islamico: archeologie e Corano saranno i protagonisti anche del terzo ed ultimo incontro, sempre con la consulenza scientifica di Officina di studi medievali,  in programma sabato 17 giugno alle 9.30: parleranno Patrizia Spallino (Università di Palermo) (“Il Corano e gli Arkan al-Islam. Testo sacro e precetti”) e su “Musulmani e cristiani a Segesta in età normanno-sveva:  monumenti, necropoli e cultura materiale”, l’archeologa Alessandra Molinari (Roma Tor Vergata) che nei primi anni Novanta portò alla luce la moschea e parte del quartiere medievale.

Il progetto si chiuderà alle 17 con lo spettacolo Sikelia – Danza e poesia dalla Sicilia araba, della compagnia Hathor di Alcamo, curato e diretto da Helena Russo in collaborazione con l’Officina di studi medievali; un viaggio nella Sicilia e nel Mediterraneo arabo-medievale, attraverso gli occhi e le parole dei viaggiatori dell’epoca. Tra scambi culturali, letterari, musicali e poetici, su testi e danze arabo-medievali muwashahat. Il pubblico sarà accolto dalle percussioni itineranti di Vito Amato, e si immergerà nei paesaggi della Sicilia medievale tramite le letture dei racconti dei viaggiatori musulmani Ibn Hawqal, Edrisi, Ibn Giubayr; le poesie di Al Ballanubi e Ibn Hamdis, interpretate dall’attrice Isabella Viola; le danze sui poemi muwashahat musicati di Damasco, di Al Andalus e Siqiliya sono ispirate alle descrizioni nelle fonti dell’epoca. Danzatrici: Helena Russo, Giovanna Mineo, Monica Planas Larrosa, Concetta Giliberto, Maria Tuttoilmondo, Marianna Battaglia.

IL PERCORSO DI VISITA. Il percorso di visita è focalizzato sul periodo normanno quando sul monte Barbaro si insediò una comunità musulmana che entrò in contatto con la popolazione autoctona. Il nuovo itinerario di visita sui simboli del sacro, parte dalla moschea – un sito che normalmente non attira l’attenzione dei visitatori, ma che è stato delineato e ridisegnato ritrovando anche il mihrab che indica la direzione della Mecca – e prosegue verso l’imponente tempio dorico e la piccola chiesa di San Leone, interessante sito stratificato di civiltà precedenti. San Leone nasce nel 1442 su una preesistente chiesa normanna-sveva di fine XII secolo che a sua volta sorge su un edificio di età ellenistica (tra il II e il  I secolo a.C.) i cui mosaici – riportati alla vista in questi giorni dopo pesanti interventi di disboscamento – furono poi riutilizzati come pavimento delle due chiese posteriori. Anche il vicino cimitero risulta sovrapposto ad ambienti di un precedente abitato musulmano. Il nuovo percorso di visite guidate sarà disponibile da luglio per i visitatori del Parco, tassello di un progetto più ampio Gal Elimos – “Siqiliyyah gannat al-‘ard – La Sicilia è il giardino paradiso in terra”, progetto “INCULTUM Visiting the margins” finanziato con fondi Horizon 2020 – che punta alla valorizzazione del patrimonio culturale, materiale ed immateriale, di tradizione islamica nel Trapanese.

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