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Arte

“La Banda Muta” di Alessia Bottone, vincitrice del bando Nuovo IMAIE 2025

È prossimo all’uscita e alla distribuzione festivaliera il film “La banda muta” scritto e diretto dalla regista, sceneggiatrice e giornalista veronese Alessia Bottone, vincitrice del bando Nuovo IMAIE già Menzione Speciale ai Nastri d’Argento nel 2021 con
il docu-film “La Napoli di mio padre”. Il cortometraggio, prodotto da Stefania Balduini per Pistacchio film, è stato realizzato con il contributo di Nuovo IMAIE – Bando Cortometraggi 2025, in collaborazione con la Fondazione Home Movies Archivio Nazionale del film di famiglia e con il premio Panalight 2025, conferito da Manuela Pasqualetti in occasione del Pop Corn Film Festival, vinto da Alessia Bottone con il docu-film “Sette minuti”. Il film, ispirato al racconto dello scrittore Gaetano Savatteri e realizzato con le immagini d’archivio dell’Istituto Luce – Archivio Audiovisivo Movimento Operaio e Democratico e
Home Movies di Bologna, unisce un breve, ma preparato cast artistico che vede al suo interno nomi come: Piero Nicosia, Adele Abballe, Nadia Perciabosco, Giovanni Galati, Chiara Barbagallo, Gaetano Lizzo. Nicosia è l’interprete del personaggio principale di Manfredi al quale è legata l’evocazione della storia della banda muta chiamata per sfilare dietro al carro funebre negli anni ‘30 e ‘40 in Sicilia attraverso un discorso sul pulpito dell’amico Elio deceduto. Il film tratta il tema della morte e del rito funebre analizzato in due epoche differenti – gli anni trenta e i giorni nostri – e vuole essere una sorta di denuncia sociale e un’occasione per riflettere sul presenzialismo funebre e l’usanza contemporanea di condividere selfie sui social con i defunti Vip e non Vip.
La contrapposizione principale che si fa portavoce di questa scissione nel rituale funerario fra le due epoche è percepibile attraverso la sensorialità, principalmente uditiva: l’usanza di ingaggiare una banda muta nella Sicilia degli anni ‘30 per sfilare dietro al carro funebre in silenzio si vede totalmente ridimensionata e trasformata dal significato attribuito, purtroppo, ai
funerali delle celebrità dei nostri tempi così come in occasione di altre gravi calamità quali la tragedia di Rigopiano, ovvero un momento per scattare selfie e postare sui social, facendo scomparire così l’eleganza e la funzione catartica del silenzio durante la pratica spirituale. “La banda muta, leggenda o storia che sia, restituisce alla morte, al rito funebre e tutto ciò
che ne consegue, il suo valore originario, ovvero la celebrazione del passaggio dalla vita terrena alla vita spirituale ma, soprattutto, conferisce un tempo al dolore. A differenza di oggi. Ed è lì che sono riuscita a trovare l’innesto per narrare un parallelismo tra ieri e oggi, tra leggenda e realtà, per scrivere questa sceneggiatura, inserendo una storia realmente accaduta, un fatto isolato che ho scoperto essere diventata consuetudine”, afferma la regista Bottone.

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