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Teatro

“Ad ottobre a cena con Čechov”, della Compagnia Teatro di Fuori

Ad ottobre il fine settimana in Teatro.
Da sabato 1 ottobre 2022 al Teatro delle Radici, Palazzo Carrubo (Palazzo N. 20 – Cittadella della
Salute, Erice Casa Santa), spettacolo “U Grezzu”, Liberamente ispirato a “L’orso” di Anton Čechov con allestimento integrale del TeatroTutti i weekend del mese di ottobre:
Sabato: 1 – 8 – 15 – 22 – 29 alle h 21,00
Domenica: 2 – 9 – 16 – 23 – 30 alle h 19,00
Per un pubblico di 35 persone
Info e Prenotazioni TEL. 324 6666194 e (Whatsapp) Teatro delle Radici 0923 472300
MAIL: tdfteatrodelleradici@gmail.com

  • PresentAzione di Turi D’Anca:
    “Vi presentiamo uno dei più popolari allestimenti comici del Teatro Di Fuori tratto da Cechoviana
    Sicilianità, uno studio tematico con la popolazione di Resuttano (CL) e vincitore di numerosi premi e
    targhe di riconoscimento. Molti sono gli argomenti che ‘U Grezzu tocca, la decadenza del feudo
    nobiliare e l’inizio del riscatto dei mezzadri, l’irrisione del fascismo…ma la tematica principale degli
    atti in questione altra non e che l’epico scontro tra due realtà opposte, ma destinate ad unirsi…
    l’uomo e la donna. Il linguaggio usato, cosi come i costumi, sono originali dell’epoca e sono frutto di
    uno studio demoetnoantropologico fatto con gli anziani di Resuttano, alcuni dei quali hanno ispirato i protagonisti di questa nuova rivisitazione della Compagnia Teatro Di Fuori. Non a caso, infatti, le
    improvvisazioni create dagli attori per ricostruire le biografie dei personaggi siano state realizzate a
    diretto contatto con il pubblico… “in mezzo alla gente”, coinvolgendo l’intera popolazione nell’epoca
    dell’allestimento ed assimilando da loro quanto più possibile. È diventato palese nella nostra ricerca
    la grande consonanza del teatro cechoviano al nostro cosmo siculo, particolarmente alle realta
    paesane dall’inizio del novecento ad oggi, in cui l’approfondimento del reale, messo a fuoco, rivela
    l’immenso teatro della vita. La fase del laboratorio d’attore di Čechoviana Sicilianità e sulle
    potenzialità comiche degli atti unici del grande autore russo, gioielli di ritmo, agilità, leggerezza e
    invenzione di situazioni bizzarre… tanto verosimili da averci permesso di trovare riscontri nella realtà
    storica raccontata dai vecchi. Questo studio con la popolazione di Resuttano ha ricevuto molti
    apprezzamenti per l’alto valore sociale da parte del comune di Resuttano, gli encomi da parte di due
    pro Consoli russi (“Tra i migliori lavori realizzati sull’opera di Čechov…”) e inoltre da parte del
    Ministero dei Beni Culturali per l’unicità dell’intervento demoetnoantropologico. Ritenuta una vera
    “bombe comica, adatto ad ogni genere di pubblico, ‘U Grezzu e riconducibile ad ogni epoca e luogo
    rimanendo attualissimo nei temi. Diventano cosi la vita che si fa teatro… ciò che Čechov auspicava. La ripresa di questo atto unico e il preludio al riallestimento delle tre trilogie di Cechoviana Sicilianita:
    I Sottomessi, I Falliti e DisAmuri.
    Il prossimo anno ricorre il ventennale di questa esperienza unica con l’intera popolazione di
    Resuttano, a marzo uscirà il libro e torneremo li in estate per ricostruire sia gli spettacoli che le tappe
    dello studio con l’intera cittadinanza. Intanto abbiamo restaurato e porteremo in giro “U Grezzu” che
    ha più tappe in programmazione e sono tutte allestimenti integrali degli spazi. Nell’immediato siamo a casa nostra, al Teatro delle Radici di Trapani per tutti i weekend di ottobre partendo da sabato 1. Vi
    invitiamo a vederlo per le particolari caratteristiche di universalità della fruizione e le connessioni con
    il nostro/vostro territorio che vi risulteranno evidenti nella partecipazione allo spettacolo. Si perché
    non sarete solo fruitori, ma spett-attori… come diceva un Maestro, Augusto Boal. E se qualcuno si
    poneva il dubbio che nel nostro territorio non si capisse, le recensioni che hanno pubblicato sin’ora
    delle sei repliche avvenute, sono una visione personale della loro esperienza ma anche doni
    illuminanti.
    Vi aspettiamo e se ci avvisate, visto i posti limitati, è meglio. L’esperienza e l’abnegazione per la
    costruzione di un personaggio comico fisicamente difficile da sostenere di Paola Pedone, partecipante dal 2017 al gruppo di Teatro Terapia e utente del Centro Diurno del DSM di Trapani aggiunto al grandissimo talento di Sophia Napoli, sono già oggetto di ammirazione per chi le ha viste, ma è anche un esempio concreto d’inclusione e di determinazione a migliorarsi”.

‘U GREZZU
(Ispirato a “L’Orso” di A. Čechov)

Siamo nel 1936 nell’antica foresteria, un salotto del Casale Baronale di Tudia (Resuttano), residenza
di una Marchesa in evidente lutto per la morte del marito tre anni prima. Il salone, da allora, e stato
trasformato in un sacrario con tanto di loculo, pietra sepolcrale e sarcofago pronto per lei, affinché
potesse avere sempre vicino colui che, in vita, la tradiva e sperperava il suo denaro, ma dal quale non
riusciva a separarsi. E’ il 1° Settembre, fuori e ancora viva l’estate, ma nella sala regna il buio e il
pianto per l’anniversario del decesso. La giovane marchesa e inginocchiata mentre prega tra le
lacrime, illuminata da rossi lumini votivi. Con lei c’è l’anziana serva fedele, Luparina, la quale
disapprovando il lutto che dilania tutta la casa ormai da anni, cerca di convincerla a tornare alla vita, a
godersi le feste e le sagre della bella stagione, facendosi forte di una bellezza non ancora sfiorita, senza
pero riuscire nel suo intento. A disturbare le donne arriverà poi un uomo, visibilmente trasandato e
irruente, che pretende il pagamento di un debito, contratto dallo scomparso “galantuomo”, e che non
ha nessuna voglia di andarsene senza aver riscosso quanto dovutogli.
Linguaggio: Italiano e resuttanese degli anni ’30.
Genere: Comico.
Durata: 1 h
In ordine di apparizione:
– Luparina: Paola Pedone
– Marchesa Elena Molfetta: Sophia Napoli
– “U Grezzu” Vartulu Intrabartolo: Turi D’Anca
Luci e Fonica: Riccardo Liotta
Assistente alla regia: Paola Pedone
Costumi: Popolazione di Resuttano, Teatro Di Fuori
Grafica: Valentina Sanclemente
Testo, allestimento e regia: Turi D’Anca

  • *Nota di regia –
    Dopo vent’anni dalla creazione originale non era facile trovare le due coprotagoniste, la Marchesa
    Elena Molfetta, giovanissima vedova con delle sfumature caratteriali estreme magistralmente descritta da Čechov e la sua governante settantenne Luparina, che nel nostro studio ha due riferimenti di costruzione importanti, Tina Pica e il Marty Feldman di “Frankestein Junior”, quindi anche fisicamente difficile da sostenere per uno spettacolo intero. Le abbiamo trovate e scelte… In questo allestimento ci sono due debutti professionali, la diciasettenne Sophia Napoli, giovane di Custonaci ma con un talento straordinario nel ruolo di coprotagonista (già esponenzialmente incrementato e riconosciuto nelle tre repliche realizzate sinora) e l’esordio da professionista di Paola Pedone (comica innata e in questo caso eccellente caratterista) partecipante dal 2017 al progetto di Teatro Terapia denominato Officina Coscienza, un collettivo formato da persone con varie disabilita psicofisiche, da figure professionali dell’ASP di Trapani, del DSM e da volontari comuni, ha raggiunto e superato tutti gli obbiettivi e sono diventati una Compagnia di Teatro… Che gestisce il Teatro delle Radici creato attraverso il protocollo d’intesa con l’azienda. Ma non e secondario, che ci sia un Teatro, con annessi spazi polivalenti, che i cittadini stanno iniziando a frequentare volendo partecipare attivamente anche alla proposizione di attività che ritengono necessarie. Questo sta confermando quanto la collaborazione reAttiva di un ente pubblico possa essere il contesto ideale e funzionale per poter partecipare con le proprie competenze e con i talenti al benessere sociale e culturale di un intero territorio. Siamo lieti di invitarvi a conoscerlo con questo allestimento che rappresenta anche una tappa importante delle finalità di inclusione di Officina Coscienza quanto del percorso culturale e sociale dello spazio del Teatro delle Radici per la collettività.

– Čechov in Sicilia –
Il 2 luglio del 1904, a soli quarantaquattro anni, moriva Anton Pavlovic echov. Di lui Thomas Mann Č
dirà: “Può stare alla pari con quanto vi e di più forte e di più alto nella letteratura europea”. Come lui
stesso teneva a precisare, prima di tutto era un medico di provincia e poi uno scrittore, mai amo
definirsi un autore di teatro. Eppure tra i suoi scritti di teatro, che si dividono tra drammi in quattro
atti, vaudeville e atti unici, vi sono opere tra le più importanti della drammaturgia mondiale. Forse
perché drammi come l’Ivanov e Il Gabbiano vissero, inizialmente, grandi tonfi interpretativi e
conseguentemente di pubblico. Diversa sorte tocco gli atti unici, ebbero subito un successo
straordinario e gli attori, da quel momento se li contesero per le loro serate d’onore. Nel corso di un
decennio ho avuto l’occasione di assistere a messe in scena dei testi di echov da parte di blasonate Č
compagnie russe, polacche, rumene e ho visto allestimento delle Nozze di Carlo Cecchi, ciò che li
accomunava era una grande tecnica esecutiva, registica, scenografica… ma solo una sconosciuta
compagnia bulgara era riuscita a cogliere il significato del teatro echoviano, mostrare ciò che avviene Č
nella vita reale. I personaggi e i contesti di questi brevi capolavori teatrali descrivono il grottesco
dell’esistenza, i faceti sentimentalismi, le meschinità dei borghesi, la povertà morale dei nobili, la
limitatezza delle autorità e la grande astuzia dei semplici. L’area temporale delle nostre ricerche e
degli adattamenti va dagli anni ’20 alla fine dei ’50. Il ritmo e l’impostazione teatrale sono una dedica
all’epoca del Vaudeville ed a coloro i quali la resero celebre: Toto, Peppino, i Fratelli Marx e Charles
Chaplin. Gli spettacoli (distinti o in unica serata) hanno la caratteristica di essere partecipati, a 360
gradi, con estrema ilarità, sia da un pubblico popolare che da una platea colta e prevede una
partecipazione “attiva” dei partecipanti inclusi e decodificati come parte integrante della pièce. In
questo caso l’atto unico scelto è ispirato al celebre “L’Orso” di Anton echov. Ciò che mette in Č
comune la gran parte degli spettacoli è che sono creazioni residenziali ad indirizzo
demoetnoantropologico, realizzate con il coinvolgimento delle popolazioni, per cui il livello di
trasmissione scenica, sia nella lingua sia nell’allestimento, sono assolutamente fedeli alle epoche scelte
(non solo i costumi, le scene ma anche le lingue sono originali avendo avuto come fonte gli anziani).
Le peculiarità degli allestimenti sono quelle di essere rilevate come opere d’arte, dichiarabili d’alta
cultura e nel contempo considerevolmente popolari, cose assai difficile da far coincidere. In realtà i
motivi sono assai semplici, le rappresentazioni sono state costruite con la cooperazione fondamentale
e la memoria del popolo siciliano, è a loro che si deve l’esistenza di spettacoli riconosciuti ovunque
come meraviglie. L’ allestimento scenico de ‘U Grezzu è estratto da Cechoviana Sicilianità, studio
teatrale demoetnoantropologico composto da 9 atti unici suddivisi in tre trilogie tematiche, vincitore
di numerosi premi ed encomi di riconoscimento.
Predisponiamo allestimenti che valorizzino luoghi e persone, nessuno meglio della nostra gente
comprende a fondo il significato e la genesi dei nostri spettacoli; l’enorme consenso e la
partecipazione attiva, sin dall’allestimento delle scene, del pubblico, ovunque siano stati rappresentati,
ne è la prova. Infatti un’altra particolarità della Compagnia è l’allestimento integrale di luoghi fisici,
rivelandoli ulteriormente nel loro fascino (senza necessità del palco e soventemente laddove l’acustica
lo permetta, senza amplificazione).
Per quanto riguarda la messa in scena, tutti gli spettacoli sono studiati per scene naturali: piazze,
anfiteatri, palazzi monumentali, atri, loggioni, castelli, corti, giardini, poderi, uliveti etc.. Ogni spazio
necessita di un accurato sopralluogo, poiché l’allestimento è di per sé un’opera d’arte, (concepito con
scene e costumi originali dell’epoca rappresentata) deve essere fuso con l’ambiente scelto; a tal
proposito la rassegna stampa, le foto e video segnalati dai link sono abbastanza esaustivi.

– Testimonianze –
“Confesso che all’inizio, l’unica cosa che mi diede pensiero, era la scelta di un autore come echov Č
per un pubblico che non era andato oltre Martoglio. Poi, nel visionare il materiale video della
Compagnia, ho scoperto che Cchiu Scuru di Mezzanotti, allestimento studio preparato con gli abitanti
del Borgo rurale di Turolifi (CL), aveva presente qualcosa dell’Antologia di Spoon River di Edgar
Lee Master ed era un’operazione antropologica di notevole valore. Mi sono fidato e ho chiesto a tutti
quanti di fare altrettanto. Per noi amministratori sono stati 40 giorni di “sofferenza attiva verso la
Luce”, per citare Turi D’Anca: strade da chiudere, lampioni da oscurare… mobili d’epoca, animali,
persone, attrezzi..etc.. Ma quanta vitalita se ne sta ancora traendo e indefinibile, ho visto una
cittadinanza intera partecipare, diventare attori, scenografi, responsabili di scena… le campane della
chiesa zittirsi dopo 50 anni, approdare, a Resuttano, gente da Londra, dalla Baviera, Roma, Bari,
Catania, Trapani, Palermo… ho riconosciuto un teatro universale, per colti e genuini, tutti spett-attori
travolti dalla comicità. Alla Compagnia abbiamo dato una Targa e destinato la struttura dove hanno
alloggiato… perché, se vogliono, con l’aiuto delle nostre istituzioni, possono continuare con noi
questo sogno reale”

Conferenza Stampa finale 2003 – (Prof. Salvatore Mazzarisi Sindaco di Resuttano)

“Conoscevo Turi D’Anca di fama e avevo letto qualcosa sul lavoro della Compagnia Teatro Di Fuori
in alcuni articoli su foglio e su internet. Li avevo contatti per “acquistare” uno dei loro spettacoli già in
circolazione. Il giorno in cui ha bussato nel mio ufficio, prospettandoci l’idea di un laboratorio
residenziale a Resuttano, echoviana Sicilianita appunto, nonostante la chiusura appena avvenuta del Č
cartellone estivo, ne io, ne il Sindaco, abbiamo avuto dubbi sulla valenza sociale e culturale di questo
progetto, nuovo, diverso e nell’apparenza folle da realizzare. A percorso iniziato, dopo aver visto il
rigore e il rispetto con cui questa affiatata Compagnia si e immessa nel nostro territorio e nel tessuto
sociale, attivando una profonda ricezione delle tradizioni popolari, come dei nostri dialetti…dopo aver
visto la magia di piazze, luoghi che riprendono vita…dopo averli visti interagire con gli anziani (che
ormai sembrano far parte della Compagnia!)… dopo aver partecipato con tutta la popolazione alla
concretizzazione di una serie di eventi straordinari…aver visto i personaggi in costruzione parlare e
essere in vita, con la gente, in giro per le strade del paese… sono felice che i resuttanesi abbiano,
realmente, la possibilità di rivelarsi, attraverso la condivisione della loro memoria storica e la
partecipazione attiva di tutta la collettività al rito della Vita che diventa Teatro.”
-Dalla Realta al Teatro (Filippo Trubia, Assessore alla Cultura, Comune di Resuttano – 2003
conferenza stampa finale)

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