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La Pandemia e il vuoto… interiore

“Non avete considerato il vuoto. Fra le cose saltate fuori con la pandemia, non avete considerato il vuoto interiore. Eppure, credetemi, crea molti problemi. Consideriamo, e giustamente, tutto il resto che va dal lavoro nero, alla mancanza di ammortizzatori sociali e servizi basilari tipo asili nido. Alla povertà (chiamiamola col suo nome). Consideriamo i buchi del sistema fiscale, sanitario, ma lasciamo fuori il vuoto. Il vuoto cosmico. Eppure il vuoto fa danno, perché porta a uscire, a sfidare la pandemia. È solitudine irrisolvibile. È già essere così da prima. Figurarsi in pandemia. Il vuoto di molte vite, che non hanno coltivato interessi. Dico, interessi legati all’arte, alla manualità, alla lettura, alla creatività, al cosiddetto ‘mondo interiore’, strumento fondamentale per superare i momenti difficili. Per diventare adulti. Esseri umani meno infelici. Più ricchi di risorse, che sono a portata di ognuno. Celati in ognuno di noi. Aver sottovalutato la cura del mondo interiore. Averci detto, ‘mangia, bevi, guarda la tv’, ha avuto ricadute notevoli non solo sulla qualità dei nostri lockdown, ma sull’intero ‘sistema Paese’. Eppure costa, in termini economici, nutrire di più un mondo di intrattenimento spicciolo, che un mondo interiore. Costa, perché ci avvicina alla depressione alla tristezza. Ci obbliga a scelte infelici. Costa, non conoscerci, convivere con l’angoscia e non sapere nulla delle proprie opportunità, della capacità di star bene con se stessi. Un sistema Paese dovrebbe porre attenzione anche a questo. Soprattutto a questo. Avere a cuore l’arte e la creatività è conveniente. Non date retta a chi fa credere che si tratta di un mondo superficiale. Superfluo. Non dovete rinunciare. Attraverso l’arte raccontiamo la nostra vita da un punto di vista più sentimentale. Raccontiamo noi stessi. Anche da soli, con poco, ci salviamo”.

Daniela Gambino

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