“A tutti i sopravvissuti
di ogni lager”.
I versi più belli scritti
per te sono quelli
smarriti.
Assiepati attorno
al letto, hanno
perduto suono.
L’afasia del dolore
ha castrato ciò
che non ricordo
ma so di avere
vissuto.
Siamo sopravvissuti
a noi e certe colpe
non si scontano mai.
Erano visioni le mie
parole, profezie irrisolte.
Hai tranciato ogni filo
dell’Altrove con poche
cadenzate sillabe.
È un vanto forse scordare.
Una medaglia gloriosa
da tenere al petto.
Ci rende più forti.
Più liberi.
Aperti al possibile.
“Non vedo nulla di ciò
che tu vedi” è un atto
di sovversione totale.
Quando annienti l’altro
sei padrone del tuo nulla.








