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‘Devastazioni. Il femminismo a casa mia’. Rubrica di Daniela Gambino

Non so se anche voi, come me, certe volte, da ragazzina, avete desiderato essere un maschio. Io sì, per una serie infinita di benefit. Tipo per il fatto che nessuno li obbligava a rifarsi i letti. Erano liberi di giocare, vestirsi comodi, mentre io, ogni tanto, avevo l’obbligo del vestitino e della scarpettina. Erano liberi, soprattutto, di parlare. Di fare la battuta truce, senza che nessuno li pigliasse sul serio, o meglio, troppo sul serio. In Sicilia gli uomini si lasciano andare a espressioni colorite anche alla guida, si urlano contro frasi irripetibili, di cui la più semplice è riassumibile nella asserzione “tua madre è mia”. Io non credo di aver mai sentito urlare una donna al volante, frasi peccaminose al pari. Ma ve lo immaginate? Una tizia ti taglia la strada, e tu le strilli un roba del genere, “tuo padre è mio”. La faccende più interessante è che se lo facessero probabilmente verrebbero prese sul serio, “guarda che gran pazza maniaca”. Mentre un uomo no, un uomo va bene, tanto “è cosa che si dice”. Perché gli uomini scherzano sul sesso. E le donne no. Cioè, magari scherzano fra loro, ma se fanno un’allusione a un uomo, beh, l’hanno fatta, e ha un peso specifico maggiore. Certe volte vorrei essere maschio per capire che roba si agita nei cervelli degli uomini. Non di tutti, è chiaro. Però passerei le ore a cercare di intendere cosa li muove. Che non è un dettaglio anatomico della donna, come vorrebbero farci credere. È altro. Perché sanno, aprioristicamente, che non è quella la strada per sedurre una donna, ma di farsi compatire semmai, però la perseguono. Una volta, a Palermo, incontravo spesso un tizio che faceva apprezzamenti sul mio corpo e io gli sibilavo: sei un mischinazzo. Lui ribatteva: non si può manco fare un complimento. Dopo un paio di volte l’ho ignorato totalmente, e lui chiedeva: “che fa, non mi dici niente?”. Dopo un po’ ha smesso. Ho capito quanto dargli del mischinazzo, per lui, fosse un inizio di conversazione. Perseguono le illusioni, i mischinazzi. Non voglio essere tenera con nessuno sia chiaro. Però, a volte, vorrei veramente capire cosa hanno nel cervello questi uomini.

Daniela Gambino: palermitana doc, ha scritto una dozzina di libri, fra cui il saggio Media: la versione delle donne. Indagine sul giornalismo al femminile in Italia, uscito per Effequ; per caso è diventata una attivista etero per i diritti LGBT (per caso, perché i diritti umani sono degli umani e basta) con il saggio 10 gay che salvano l’Italia oggi, ha scritto il romanzo La perdonanza (entrambi i volumi pubblicati dalla casa editrice Laurana). Gestisce su facebook il blog @Comunicarepop. È in libreria con Conto i giorni felici, edito da Graphe.it, e sta lavorando al saggio Devastazioni, il femminismo a casa mia.

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