Come sarebbe il mondo se le risorse destinate agli armamenti fossero impiegate per garantire acqua, istruzione, sanità e benessere? Sono alcune delle domande che attraversano «Il Mondo che non c’è», libro di Girolamo Papagni ambientato nell’anno 2500.
Nel futuro immaginato dall’autore, i confini nazionali sono stati superati, gli eserciti progressivamente smantellati e le industrie militari riconvertite alla produzione di macchine agricole, impianti energetici e infrastrutture civili. La storia prende avvio a Porretta Terme e attraversa Imola, Modena, la Puglia e l’Africa, intrecciando luoghi reali, memoria del lavoro e immaginazione.
Un ruolo centrale è affidato al futuro dell’Europa, immaginata come una federazione capace di decidere democraticamente senza il veto dei singoli Stati. Il libro affronta anche la tutela dell’ambiente, la gestione solidale dell’acqua e la partecipazione dei cittadini.
«Il Mondo che non c’è» non pretende di offrire soluzioni definitive: invita a riflettere su quanto del futuro dipenda dalle scelte che compiamo oggi. L’ispirazione è nata anche ascoltando «L’isola che non c’è» di Edoardo Bennato.
Girolamo Papagni, nato a San Giovanni Rotondo, cresciuto a Manfredonia e residente a Imola, ha lavorato a lungo nell’industria metalmeccanica tra Imola e Modena, svolgendo anche attività sindacale. È coautore di «Il libero lavoratore – 60 anni di CISL a Imola».
Il libro è stato raccontato da Stato Quotidiano e Il Sipontino ed è disponibile su Amazon in digitale e cartaceo.
Sito ufficiale: https://girolamopapagni.it








