Fabio Bagnasco: in arrivo ‘Un giorno in più’ (Originals WeShort) e nuove sfide tra legal thriller e horror
D: La sua carriera si è sempre mossa tra cinema, scrittura e produzione. Qual è il filo rosso che lega i suoi lavori?
R: Direi la ricerca costante. Mi interessano i temi di frontiera, quelli che hanno a che fare con il mistero della condizione umana, con il tempo e con la fragilità dell’esistenza. Ogni progetto è per me un’occasione per indagare territori poco battuti, provando a restituire allo spettatore una prospettiva non convenzionale.
D: Sta sviluppando diversi progetti nuovi. Ci può parlare di Il triplice abbraccio?
R: Il triplice abbraccio è una miniserie alla quale sto lavorando con la sceneggiatrice Filippa Gracioppo. È l’adattamento dell’omonimo romanzo di Mario Brancato, noto penalista catanese. Si tratta di un legal thriller che si prestava perfettamente a una trasposizione audiovisiva. È un viaggio negli oscuri meandri del potere, tra ambiguità, segreti e intrecci che mettono a nudo la parte più opaca della società. Le prospettive di realizzazione sono molto positive, ed è un progetto che sento davvero stimolante. Intanto prosegue la gestazione produttiva de La macchina del tempo, un progetto che sto seguendo con una certa ossessività. Ma rimane sempre in cantiere la serie Athanor. Altro progetto in continua rielaborazione di scrittura.
D: Parallelamente, però, si sta confrontando anche con l’horror…
R: Esatto. Con Francesca Scaglione ho scritto Consegna finale, uno script che aderisce ai canoni dello splatter più classico, ma con una cornice psicologica e sociale che lo rende più complesso e stratificato. Non posso rivelare molto di più, ma credo che possa rappresentare una sorpresa, anche per chi mi conosce soprattutto per lavori più autoriali.
D: Il pubblico attende anche Un giorno in più. Quando potremo vederlo?
R: Uscirà a breve come Original WeShort, su una piattaforma a cui sono molto legato perché sa coniugare lo spirito autentico del cinema con l’innovazione tecnologica. Un giorno in più è un progetto a cui tengo moltissimo: è assolutamente personale, lontano da logiche dominanti, e in un certo senso sperimentale. È stato molto apprezzato dalla critica più avvertita e sensibile, e questo per me è motivo di grande soddisfazione.
D: Accanto alla regia, lei ha una solida esperienza come produttore.
R: Sì, considero la produzione un’estensione naturale del mio lavoro creativo. Ho avuto la fortuna di produrre diversi documentari e docufilm che hanno riscosso ottimi consensi. Tra questi ci sono le produzioni documentaristiche di Franco Battiato , che sono stati accolti con grande calore dal pubblico e dalla critica, e altri progetti documentaristici che hanno saputo raccontare la realtà con profondità e autenticità. Anche in questo ambito cerco sempre di scegliere storie capaci di lasciare un segno, di stimolare riflessione e confronto.
D: Dopo cortometraggi premiati come Argos, esperimenti autoriali come Un giorno in più, miniserie, horror e documentari: come tiene insieme percorsi così diversi?
R: Non li considero separati. Sono tutte tappe dello stesso viaggio. Mi interessa esplorare linguaggi diversi, dal cortometraggio alla serialità, dal documentario all’horror, perché ognuno mi offre strumenti nuovi per raccontare l’essere umano e i suoi paradossi. Ciò che resta costante è la mia urgenza di indagare, di non accontentarmi della superficie.





