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Riflessioni critiche sulla raccolta poetica “Itaca ebbra” di Bia Cusumano

“Ho avuto il piacere di  leggere raccolta ‘Itaca ebbra’ di Bia Cusumano, e ne ho tratto la netta sensazione di stare all’interno di un canto sirenico e mitologico, dolce e struggente al tempo stesso. L’autrice ci ha invitati nella sua Itaca, terra di nostalgie, assenze ma anche di ebbre felicità Questo suo canto è la parabola di ogni donna che attende, spera, ama, è tradita, ma poi la poesia diviene cura, riparazione metafora universale di un femminile che sa rammendare  le crepe, nonostante tutto. ”L’amore è un Dio ostinato… ” da questa  affermazione decisa  nasce questa bella silloge. E qui Itaca è bussola dell’anima, perché non è tanto la patria il luogo del ritorno, o dell’eterno ritorno di Ulisse, ma è la terra ebbra d’amore, è l’amore appassionato di una donna, che ancora sente le passioni con l’intensità di un  sud mitologico. Invito a  pensare all’ebbrezza come allo stato di coscienza  oltre, rituale in molti popoli e in numerose pratiche sciamaniche. Tutto ciò per mettere il veggente in contatto con l’anima, con i mondi superiori. Itaca è terra ,memoria planetaria, femminile sacro, Tutto ciò e molto altro: ”Un poeta è un veggente ferito/ sente ciò che il mondo calpesta. E poi: ”i poeti sono mendicanti di verità silenti.” Le mie parole, dice Bia, sono sigilli e spade” a sancire questo suo ruolo di sacerdotessa dell’amore tradito. E appunto: Gli uomini sono monete mendaci. Ma poi parole dolcissime, che solo una donna profondamente innamorata può dedicare: ”Per tutto l’amore negato c’è un’intima benedizione… Così, ho avuto la  grazia di amarti da lontano. La bellezza va custodita in gran segreto.” L’autrice, sacerdotessa di un amore come stato di coscienza che è sacralità della coppia unita nell’ancestrale perfezione dell’unità.

Poi da donna sacra, ma appassionata, che chiede ancora la sua parte di  amore alla vita, infatti, Bia scrive in modo struggente: ”… sono stata una bambina trasparente. Solo le parole m’hanno amata/baciandomi le ginocchia sbucciate/rimboccandomi le coperte. Le parole m’hanno abitata/m’hanno sfamata e respirata…” E tornando al rapporto con l’uomo: “Ho vissuto le periferie del corpo, sono stata una donna trasparente. Nessun uomo mi ha abitata a fondo: tanti hanno potuto starmi accanto, davvero nessuno dentro.”

Ma poi l’amore raggiunge altezze trasformative e colme di passione in sé: “Dentro gli occhi possiedi mondi”. “Solo il tuo amore /ricomponeva lo squarcio/delle mie radici.” ”sovverti sempre/ ogni ragione. Tu e il tuo altrove. Sei l’acronimo/ e l’ossimoro/dei miei anni. Tu il canto. Tu l’incanto.”

E sempre più  l’autrice si immerge in questo sacro fuoco dell’amore: “L’Amore non ha altra legge che desiderio di pelle. A Itaca resto, altera regina d’incanti e prodigi. Il mio cuore non conosce inganni e resta muto…T’adorai oltre misura e gli Dei punirono il mio folle amore…” l’Amore come destino ineluttabile ma pur estatico e necessario nell’evoluzione di ognuno:”Kairòs è grazia/ricomposta. E’ la mia carne/intinta nella tua. E’ destino che /accade”. ”Io ti abito. E’ più di amore”.

Ma nonostante tutto, Bia rimane ad Itaca, topos dell’anima, colma di amore passione e ricordi, con le sue parole  di cura: ”Resto qui, mio Signore. Da sponda a sponda intesso parole d’amore”. Io regina, vivo raminga”. “Eppure fu Itaca. Fu destino. Fu incanto di mani e respiro. Fu preghiera. Fu silenzio. Poi il natante smarrì ogni rotta, i fuochi della costa s’oscurarono per la tempesta… Itaca fu e resta solo mia”.

Mariclà Micale

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