Pubblicità

Pubblicità

Eventi

L’Associazione culturale “Così, per… passione!” dà vita a un ‘concorso’ di scrittura

“Prendendo spunto da una idea – davvero ottima – del prof. Giovanni Ruffino, Presidente del Centro di Studi filologici e linguistici siciliani, che abbiamo accolto come suggerimento, programmiamo una nuova iniziativa che richiama l’esperienza più elevata dell’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano e dell’Archivio di Testi Popolari siciliani del Dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università di Palermo:

Apriamo i cassetti… e cerchiamo!

Chissà che non si trovi anche lì la “memoria”. Di ieri e di oggi”. Lo dice il presidente dell’Associazione culturale “Così, per… passione!” di Terrasini, Ino Cardinale.

“Promuoviamo, quindi, e cureremo una raccolta di scritti popolari, di gente comune, che riteniamo non debbano rimanere celati nel cassetti, abbandonati alla dimenticanza, realizzando una apposita antologia e creando un archivio pubblico – continua – . “Verba volant, scripta manent” è una locuzione latina, tratta da un discorso di Caio Tito al senato romano, che, com’è noto, è sempre enunciata nella forma inversa, e cioè “scripta manent, verba volant”. “Le parole volano, gli scritti rimangono”: si tratta di un riconoscimento dell’importanza e dell’incontrovertibilità delle testimonianze e dei documenti scritti”.

A fare eco alla locuzione latina appena riportata, nella accezione di testimonianza, sovvengono due espressioni: “Bonum est serbare cartas” e “Sarva ca’ truovi!”. La prima, in “latino maccheronico”, la ripeteva, scherzando, un anziano sacerdote, autore di svariate pubblicazioni, che, a quanti gli chiesero se nei suoi ‘archivi’ vi fosse stata ‘roba’ meritevole di essere stampata, arrossì come un bambino e, agitando una mano con fare caratteristico, disse: ‘sciocchezze, sciocchezze’ (ma tali non furono!). La seconda, in dialetto, è stata motto, punto fermo e risorsa di tante famiglie di un tempo.

È facile, pertanto, pensare che vi saranno cassetti che conservano preziose testimonianze autobiografiche: diari, epistolari (lettere – ad esempio: di e ad emigrati, al e dal fronte – e cartoline, non di certo con semplici saluti), taccuini, appunti privati, carti e cartuzze varie, (fogli e foglietti vari) con memorie private e storie personali e di famiglia, racconti intimistici, di tutti noi, soprattutto di chi non è più fresco di età (nonni e bisnonni), che non ha mai avuto a che fare con computer, tecnica e globalizzazione, lontano dai bombardamenti degli slogan e di tante parole costruite e tante frasi fatte, dalla pubblicità e dal consumismo…

“Avremo modo di trovare, leggere ed apprezzare, nel loro valore e nella loro ricchezza, quasi rappresentassero un disintossicante spirituale o un veicolo di insegnamenti, scritti – a mano, a macchina, al personal computer – in cui si riflette, in varie forme, il mondo interiore, il quotidiano, la vita, di ciascuno e la storia delle nostre comunità locali, talora con proiezione anche nazionale, da un punto di vista assolutamente inedito. Diversi da quelli che sono contenuti in e-mail e/o nei post in Facebook, o nei messaggi disseminati fra i social (che vanno pure raccolti)”, dice Ino Cardinale.

Testi che rendono chi scrive biografo di se stesso, delle proprie famiglie: memorie e storie singole, individuali, che diventano memoria e storia collettiva, “storia scritta dal basso, storia spicciola, microstoria” che si affianca e si intreccia alla storia di una comunità territoriale che ha la possibilità di ritrovare la sua identità vera, quotidiana, schietta. Testi sovente ispirate da sentimenti e che suscitano sentimenti, “rilevatori” di stati d’animo, di momenti di vita, eventi, episodi, usi, costumi, abitudini, tradizioni, storie che con immediatezza, con forza emotiva, senza retorica, sommesse e prive di clamore, costituiscano l’essenza più autentica del nostro vissuto comune.

Eppure non si scrive mai solo per se stessi, specie se gli scritti vengono conservati. Anche nascosti mentre si è in vita, un giorno saranno affidati a figli e nipoti, alle generazioni future, o da questi recapitati. In questo senso, le categorie del pegno e della “eredità”, del desiderio di vivere o sopravvivere, del lasciare una impronta nel mondo, attraverso le proprie creazioni, del bisogno di continuità, funzionano a meraviglia.

È bene che le testimonianze che verranno “scoperte” non siano perdute, ma siano protette dalla dimenticanza, salvaguardate, e portate a conoscenza di tutti: man mano che il tempo passa, esse concorrono in modo determinante alla definizione di un comune patrimonio culturale basato sulla valorizzazione delle diversità, in una società attratta piuttosto dal futuro. Sono testimonianze che devono appartenere alla collettività: passano dalla storia privata di ciascuno alla storia dell’intera comunità, sono ad essa “consegnate” e ne costituiscono la reale memoria.

Chi ritiene di voler partecipare è pregato di darne comunicazione a Franca Lo Nardo Pepe: 091.6862995 – 327.6540400 – 338.8947230 o a Mariella Giannola D’Oca: 338.2156872, componenti della Associazione, e di consegnare gli scritti nel periodo che va da domenica 2 ottobre prossimo fino a domenica 2 aprile 2023.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: