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Libri

Nasce il Fondo Quatriglio. Presentato questa mattina alla Biblioteca centrale della Regione

Diecimila volumi tra cui numerosi libri d’arte e rari, opere del Cinquecento, del Seicento e del Settecento, una grande quantità di cartelle, fotografie e altro materiale archivistico di enorme interesse storico e documentario. Questo il patrimonio che apparteneva a Giuseppe Quatriglio, firma storica del Giornale di Sicilia e di altre importanti testate, scrittore, saggista e amico di uomini di cultura del Novecento. La figlia Costanza, regista e sceneggiatrice, ha deciso ora di donare libri, raccolte e documenti alla Biblioteca centrale della Regione siciliana. Per la sua grande rilevanza, l’intero corpus archivistico è stato dichiarato di “Interesse culturale” dalla Soprintendenza archivistica della Sicilia.


Queste carte – ha detto Costanza Quatriglio – raccontano l’universo di uno studioso che ha dedicato l’intera vita a intrecciare i fili che legano la Sicilia all’Europa e al mondo. Un osservatorio unico da cui guardare la storia culturale, letteraria e artistica della Sicilia che ho deciso di mettere a disposizione di tutti perché sia condiviso il più possibile e possa arricchire le generazioni presenti e future. Chi “incontrerà” il Fondo Quatriglio sarà colpito, oltre che dall’estrema versatilità e poliedricità degli interessi, dalla convinzione che traspare fin dai primi articoli che non sia possibile conoscere la storia dell’Europa se non si conosce la storia della Sicilia e viceversa”.


Alla presentazione del Fondo erano presenti l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà, il direttore della Biblioteca Centrale della Regione Siciliana, Carlo Pastena, il direttore del Giornale di Sicilia, Marco Romano. Presente anche il presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, Roberto Gueli, e il giornalista Franco Nicastro, amico di Giuseppe Quatriglio, che ne ha tracciato il profilo umano e il lungo percorso professionale.

È per me momento di grande emozione ricordare oggi Giuseppe Quatriglio – ha sottolineato l’assessore Alberto Samonà – e raccogliere la testimonianza di una così grande personalità quale lui era, giornalista di grandissima cultura e testimone attento del suo tempo. Un uomo che ha sempre volato alto, senza mai perdere il dettaglio; una persona, il cui spessore ci viene narrato e trasmesso dal prezioso e cospicuo patrimonio documentale e librario che, con grande generosità, la figlia Costanza ha deciso di donare alla Biblioteca centrale della Regione Siciliana perché possa guidare altri studiosi e tutti noi a comprendere meglio la Sicilia così come l’ha guardata e studiata Quatriglio”.

Nel Fondo Quatriglio sono stati, tra l’altro, conferiti 167 periodici che coprono più di duecento anni di storia; 827 unità archivistiche tra fascicoli, cartelle, raccoglitori e buste contenenti articoli, manoscritti, dattiloscritti, carteggi, fotografie, stampe e materiali di studio. E altre 12 scatole contenenti circa duemila unità archivistiche con documentazione originariamente conservata all’interno dei volumi.

La raccolta di tutto questo materiale, ampio e complesso, sebbene meticolosamente conservato, ha richiesto un lavoro di ricognizione durato sei mesi. L’insieme di carte e documenti racconta la lunga carriera di giornalista, saggista e scrittore di Giuseppe Quatriglio e rappresenta un osservatorio d’eccezione sulla storia culturale del Novecento, con particolare riferimento alla storia della letteratura e dell’arte della Sicilia e del Mediterraneo.

Nell’archivio si ritrovano, infatti, testimonianze delle relazioni intessute con intellettuali e artisti come Leonardo Sciascia, Giuseppe Prezzolini, Gesualdo Bufalino, Giuseppe Bonaviri, Ignazio Buttitta, Carlo Levi, Fernand Braudel, Roger Peyrefitte, Denis Mack Smith, Antonino Uccello, Renato Guttuso, Emilio Greco, Pietro Consagra e diversi altri.
Molte le curiosità come, ad esempio, i volumi d’arte con dediche e disegni a mano libera degli artisti oppure la mole di libri antichi sulla figura di Cagliostro, comprese le tre edizioni del Compendio del 1791 e le memorie del cardinale Louis de Rohan del 1786, dono di Sciascia a Quatriglio di ritorno da un viaggio a Parigi. Proprio a Cagliostro Quatriglio ha dedicato due libri.
C’è tanto altro: la documentazione relativa alla donazione da parte di Quatriglio al Comune di Lampedusa del manoscritto del XVIII secolo riguardante la vendita dell’isola; il lungo carteggio con Giuseppe Prezzolini; quello con Lewis Greville Pocock a proposito dell’ambientazione siciliana dell’Odissea; gli scambi in versi con Ignazio Buttitta “per sfottò”; le lettere di Leonardo Sciascia successive alla scoperta del 1964, da parte di Giuseppe Quatriglio, dei graffiti dei condannati sulle pareti delle carceri dell’Inquisizione di Palazzo Chiaramonte, sfuggiti a Giuseppe Pitrè.

Tutto il corpus archivistico descrive l’intenso percorso culturale e professionale di un giornalista che ha viaggiato a lungo per il mondo e ha raccontato con reportage, interviste e fotografie i tratti più importanti della storia del secondo Novecento. E lo ha fatto con il gusto della ricerca e il rigore della narrazione.

Marco Romano, direttore del Giornale di Sicilia, ha detto: “Non è, né potrebbe esserlo, un caso se nella sua fugace esperienza al Giornale di Sicilia, Leonardo Sciascia avesse scelto proprio Giuseppe Quatriglio come collega prediletto. L’interlocutore giusto per parlare di cultura, di vita e di antropologia siciliana. Lunghi e mai schiamazzanti dialoghi in cui si mescolavano il sardonico approccio alle cose dell’uno con la raffinata visione dei fatti dell’altro. Quatriglio è stato maestro senza aver intenzione e presunzione di esserlo, in anni in cui la Cultura era caposaldo fra le colonne dei quotidiani, in Terza Pagina. E al Giornale di Sicilia, che mi onoro di dirigere, la traccia indelebile da lui lasciata non profuma solo di antico inchiostro. Ha piuttosto il peso e la sostanza di una lunga scia etica, deontologica e intellettuale su cui si sono formate generazioni di giornalisti”.

BIOGRAFIA DI GIUSEPPE QUATRIGLIO

Giuseppe Quatriglio (Catania, 1922 – Palermo, 2017), giornalista, narratore e saggista. Firma storica de Il Giornale di Sicilia, ha collaborato anche a Il Giorno, Il Piccolo, Oggi, America Oggi, Sunday Mirror Magazine di New York, La Settimana Incom Illustrata, Il Messaggero, Bell’Italia e diversi altri periodici culturali tra cui Nuova Antologia, Cartevive e la rivista Sicilia. Dal 1946, e almeno fino alla metà degli anni ‘90, ha lavorato continuativamente come inviato e corrispondente estero, scrivendo reportage e servizi dalla Francia, dalla Germania, dagli Stati Uniti, dal Circolo polare artico e da Russia, Svezia, Danimarca, Belgio, Inghilterra, Spagna, Grecia, Egitto, Libano, Siria.

Già dal 1940 pubblica brevi racconti e componimenti poetici su un periodico universitario; è del 1942 una raccolta di poesie su “Scrittori” di “Antologia Moderna” a cura di Mario Moles edito a Napoli. Richiamato alle armi nel 1943, si laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Palermo nel 1944 e, nello stesso anno, è assunto come redattore ordinario da Il Giornale di Sicilia. Tra il 1947 e il 1951 collabora con il settimanale Oggi. Nel 1948 è in Spagna con una borsa di studio dell’Università internazionale per stranieri “Menendez y Pelayo” di Santander. Dal 1951 al 1952 – grazie a una borsa di studio del governo statunitense – è negli Stati Uniti per un corso di giornalismo presso la Medill School of Journalism della Northwestern University (Illinois). Tra 1953 e 1956 è docente presso l’Istituto Superiore di Giornalismo dell’Università di Palermo. Nel 1956 è nuovamente negli Stati Uniti come corrispondente di diverse testate italiane, ed è incaricato dal Presidente della Regione siciliana – Giuseppe Alessi – di consegnare al Presidente della Camera di Washington un mosaico raffigurante Ruggero II, come dono dal “più vecchio parlamento europeo al più vecchio parlamento americano”.

Tra le sue opere: Mille anni in Sicilia e Viaggio in Sicilia (Marsilio 1985 e 1989, diverse edizioni e traduzioni); L’uomo – orologio e altre storie (Sellerio 1995) con disegni originali di Ugo Attardi, Bruno Caruso, Fabrizio Clerici, Salvatore Fiume, Emilio Greco, Piero Guccione, Renato Guttuso e Aligi Sassu; Sabìr (Sellerio 1999), Tremila anni a Palermo (Flaccovio 1999); Antichi mestieri di Sicilia (Walter Farina 2004); Il muro di vetro (Flaccovio 2005); Bavaria Klinik (Rubbettino 2006); Il coccodrillo del Papireto (Girasole Edizioni 2007); In presa diretta (Lombardi 2009), antologia delle sue corrispondenze da inviato speciale nella seconda metà del Novecento; il saggio L’isola dei miti (Flaccovio 2009); L’uomo che non voleva essere padre (Rubbettino 2009); il libro fotografico Immagini del Novecento (Alinari 2010); Il romanzo di Cagliostro (Rubbettino 2012). Su Cagliostro, l’avventuriero siciliano del Settecento, il cui vero nome era Giuseppe Balsamo, ha compiuto ricerche negli archivi italiani e nella Biblioteca Apostolica del Vaticano, che gli hanno consentito di pubblicare – con un saggio introduttivo e le note – la prima edizione moderna della biografia dello scomodo personaggio apparsa anonima nel 1791 con il titolo Compendio della vita e delle gesta di Giuseppe Balsamo denominato il Conte Cagliostro. L’opera, che ha identificato il vero autore del Compendio, è stata pubblicata da Mursia nel 1973 e ristampata in diverse edizioni economiche.

A Giuseppe Quatriglio si deve la scoperta, nel 1964, dei graffiti murali realizzati dai detenuti delle carceri di Palazzo Chiaramonte, detto Steri, come testimoniato all’interno del volume Urla senza suono (Sellerio, 1999), saggio con testi di Giuseppe Pitrè e Leonardo Sciascia.

È del 1998 la mostra fotografica realizzata nel Palazzo d’Europa di Strasburgo dal titolo La

gente e le città. Altre mostre fotografiche: Sicilia a metà del secolo (1999) e Contatti, persone e personaggi del Novecento (2004).

Nel corso della sua carriera è stato insignito di diversi premi e riconoscimenti giornalistici. Ha ricevuto inoltre i premi di narrativa Mondello e Vittorini. Nell’anno 2000 è stato candidato al Premio Strega. Nel 2003 ha vinto il Premio Vittorini alla carriera. Ha ricevuto il Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei ministri nel 1996, nel 1999 e nel 2004. Nel 2009 il Premio Pannunzio per il giornalismo fotografico.

COSTANZA QUATRIGLIO – Regista, figlia di Giuseppe Quatriglio

La biblioteca e l’archivio di mio padre costituiscono un corpus in cui ogni parte è legata all’altra da nessi più o meno evidenti che raccontano l’universo di uno studioso che ha dedicato l’intera vita a intrecciare i fili che legano la Sicilia all’Europa e al mondo. Un osservatorio unico da cui guardare la storia culturale, letteraria e artistica della Sicilia che ho deciso di mettere a disposizione di tutti perché sia condiviso il più possibile e possa arricchire le generazioni presenti e future.

Chi incontrerà il Fondo Quatriglio sarà colpito – oltre che dall’estrema versatilità e poliedricità degli interessi – dalla convinzione che traspare fin dai primi articoli che non sia possibile conoscere la storia dell’Europa se non si conosce la storia della Sicilia e viceversa. È una visione che non separa, ma unisce. La Sicilia come destino, luogo a cui tornare, avendo sempre in mente le culture, le lingue, le religioni, i regni, gli imperi. E il Mediterraneo, mare di bellezza, ma anche di sudore e sangue, come testimonia Sabìr, titolo di sei racconti pubblicati da Sellerio nel 1999, che allude alla «lingua con lessico misto in uso nel bacino del Mediterraneo, nella quale entravano parole italiane, spagnole e arabe, l’idioma dei marinai e dei mercanti, dei pirati e dei pascià, dei religiosi e dei laici per comprendersi l’un l’altro».

Anche l’attività fotografica di mio padre si può leggere in questa chiave. Appassionato dei grandi viaggiatori della storia, lui stesso era viaggiatore curioso. Non fotografava da fotografo, né da fotogiornalista, piuttosto usava la macchina fotografica come un taccuino. Per lui era indispensabile creare immagini che sposassero la parola scritta. Già nelle fotografie scattate da inviato nell’Europa post-bellica del 1947, colpisce il gusto per l’incontro, il piacere di cogliere gli esseri umani nel contesto, sempre dentro le architetture delle città e della Storia, colti spesso a guardare l’obiettivo, consapevoli di essere, in questo modo, testimoni della propria epoca.

Se con le fotografie fissava gli istanti, è con l’arte che immaginava di trasfigurare il tempo. Così, ad esempio, nell’archivio si trova il progetto mai realizzato di un tour in Sicilia insieme all’artista Gino Morici: lui avrebbe scritto gli articoli e Morici avrebbe realizzato le incisioni. Come nel Settecento.

Da giornalista mio padre era interessato alla condizione umana, gli piaceva il mondo così com’è, conoscerne gli ingranaggi, come si fa da bambini quando si smontano i giochi. Forse per questo aveva la passione per i caratteri stravaganti. Penso a quando negli anni cinquanta ha scovato a Tindari Carletto Meucci, il figlio di Antonio Meucci, venditore di madonnine ultraottantenne riservato e taciturno. O al “vero” uomo orologio, di cui ha scritto nel 1948 sul settimanale “Oggi”; rintracciato negli anni settanta, è protagonista di una storia che dà il titolo al libro di racconti pubblicato da Sellerio nel 1995. Era interessato alle storie delle persone, ai

temperamenti, alla parte per il tutto. Trattava la grande Storia come un puzzle da comporre attraverso le vite di chi ha contato, ma anche di chi non ha contato. Che si trattasse del Medioevo o dei fantasmi del nazismo, a cui ha dedicato molte pagine nel corso degli ultimi anni.

Con una tensione perenne verso il futuro, le nuove invenzioni, i progressi della scienza che non hanno mai smesso di incuriosirlo e appassionarlo, tanto da portarlo assiduamente a Erice per seguire gli incontri organizzati dal Centro di cultura scientifica Ettore Majorana. Ma ancor di più lo appassionavano «le strane esistenze» degli scienziati, come quella di Enrico Fermi, intervistato nel 1951 a Chicago o di coloro che lavoravano alla base missilistica di Cape Canaveral, raccontati in un lungo reportage del 1958 pubblicato sulla Settimana Incom Illustrata dal titolo «Vivono come pionieri nel mondo di domani».

L’archivio tesse il tempo, ed è molto divertente trovare le stratificazioni come fossimo di fronte a un sito archeologico. Emerge infatti un giornalismo che alla fretta della notizia affianca il piacere dell’approfondimento che solo il tempo può dare (penso alla cronaca febbrile nei giorni del terremoto del Belice nel 1968 e agli scritti degli anni successivi o, ancora più esemplare, alla questione del ritrovamento dei disegni dei condannati nelle celle dell’Inquisizione di Palazzo Chiaramonte a Palermo; la scoperta ad opera di mio padre nel 1964 è stata solo l’inizio di una serie di articoli durati decenni, in favore della conservazione della memoria di un luogo così importante per la storia di noi tutti).

I fascicoli contengono appunti, manoscritti, dattiloscritti, epistolari, fotografie, materiali di studio che attraversano i decenni. Gli argomenti restavano spesso aperti per la loro portata storica, allora il piacere era continuare a cercare per aggiungere conoscenza anche a distanza di anni, sempre con lo stupore della prima volta. Diverse unità archivistiche coprono anche sessant’anni; così, un tema trattato negli anni cinquanta torna periodicamente fino agli anni duemila. Sorprendono a volte i cortocircuiti temporali; come la fotografia scattata negli anni sessanta a Susa, in Tunisia, tra le carte che riguardano la conquista della Sicilia da parte degli arabi, con la didascalia nel retro “Da qui salparono nell’827 i conquistatori della Sicilia” e poi, immancabile, la dicitura “Restituire a Quatriglio”, perché la foto tornasse al suo posto, una volta pubblicata a corredo dell’articolo per il Giornale di Sicilia.

Prendo a prestito le parole della dottoressa Pezzimenti, bibliotecaria della Biblioteca Centrale: mi ha riferito che in tutta questa montagna di cultura è emerso chiaramente l’aspetto del gioco, delle assonanze e dei rimandi che non esprimono il senso di pesantezza che ci si immaginerebbe da uno studioso, bensì l’allegria della ricerca e il gusto per i dettagli. A me diverte che i libri abbiano anche la funzione di fascicoli perché contengono, tra le pagine, la medesima tipologia di documenti contenuta nell’archivio vero e proprio: diramazioni che trascendono il libro stesso per portarci, come in una caccia al tesoro, verso tanti viaggi possibili.

ESTER ROSSINO – dirigente della Soprintendenza archivistica della Sicilia – Archivio di Stato di Palermo

Giuseppe Quatriglio è stato un vero intellettuale del Novecento. La molteplicità dei suoi interessi, dalla storia alla letteratura, all’arte, si ritrova nello straordinario patrimonio documentario che questa Soprintendenza, con decreto n. 19 del 23 marzo 2022, ha dichiarato di interesse culturale, in considerazione dell’interesse storico particolarmente importante. Un

complesso documentario che restituisce la visione di un giornalista che per tutta la sua carriera ha voluto andare oltre la notizia, indagando realtà vicine e lontane e dialogando con personalità che hanno fatto la storia culturale del Novecento. Il complesso documentario é, inoltre, arricchito e impreziosito dal Fondo Fotografico e dal Fondo Sonoro e audiovisivo, anch’esso dichiarato nell’ambito del suddetto decreto del 23 marzo 2022. Il Fondo, comprendente negativi fotografici, bobine 8mm e registrazioni sonore, così come recitano le motivazioni alla dichiarazione, “è frutto (oltre che dei suoi scambi intellettuali), dei suoi numerosi reportages come inviato speciale in tutto il mondo, cronista attento a cogliere non solo con le parole ma anche con lo sguardo dell’obiettivo fotografico la realtà che raccontava e viveva”.

Il complesso documentario dichiarato di Interesse culturale è stato donato, ad eccezione del Fondo fotografico e del Fondo sonoro e audiovisivo, dalla figlia Costanza Quatriglio alla Biblioteca regionale “Bombace” di Palermo, perché possa essere descritto, riordinato e inventariato e di conseguenza fruito da tutta la cittadinanza e da chiunque voglia approfondire e studiare la figura del grande intellettuale siciliano».

CARLO PASTENA – Direttore della Biblioteca centrale della Regione Siciliana “A. Bombace”

Riempie di piacere e soddisfazione il bibliografo, o anche il semplice lettore, scorrere il lungo elenco di opere che costituiscono il Fondo donato dalla figlia Costanza Quatriglio a questa Biblioteca centrale della regione siciliana. L’elenco dei quasi diecimila volumi della sua biblioteca, ci consente oggi di comprendere la formazione culturale come giornalista e come scrittore di Giuseppe Quatriglio. Contemporaneamente la consultazione del suo ricco archivio, con la corrispondenza che aveva con altri scrittori e giornalisti, ci fa entrare nel vivo della sua personalità, rivelandoci le dimensioni del suo spirito nei rapporti epistolari che intratteneva con altri scrittori e giornalisti in Italia e all’estero.

Prima di acquisire il fondo bibliografico, si è proceduto a una pre-catalogazione dei libri. Il risultato è stato la produzione di un elenco di quasi diecimila volumi, che abbracciano molti e diversi campi, e che ci restituiscono l’immagine di un uomo di grande cultura, dagli interessi vastissimi. Come mi ha riferito in una conversazione una delle colleghe che ha lavorato alla precatalogazione «alcune opere sono eccezionali per l’identità siciliana, in particolare tutte quelle relative ai comuni della Sicilia, alle mostre che si sono tenute in questi paesi e alle opere su Guttuso e su altri artisti siciliani».

Non meno interessante appare comunque il resto dei volumi, che trattano diversi argomenti, in alcuni casi all’origine delle sue opere. Di particolare interesse quelle su Cagliostro, tema caro a Giuseppe Quatriglio.

L’acquisizione di questo fondo è un’ulteriore occasione di arricchimento per questa biblioteca regionale, che tra i suoi principali compiti attribuitegli dalla legge regionale di istituzione (L.R. 1 agosto 1977 n. 80 all’art. 18) include: «acquisire tutte le opere edite in Sicilia; acquisire tutte le pubblicazioni stampate fuori dal territorio regionale, che riguardino la Sicilia; acquisire il materiale bibliografico necessario allo sviluppo della ricerca e della cultura nel territorio della Regione».

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