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Teatro

Torna in scena il teatro in presenza: in scena lo spettacolo di Lo Monaco e Sicilian Puppets Series. Un convegno sull’India di ieri e di oggi

Andrà in scena finalmente in presenza il primo studio di Una misura precauzionale, spettacolo di Giovanni Lo Monaco con Oriana Martucci.

Prodotta dal Museo Internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino in collaborazione con Teatro Bastardo e con CRicd-Filmoteca Regionale Siciliana,
la performance si terrà alla scuola Rita Borsellino (Piazza Magione 1, Palermo) da giovedì 24 a mercoledì 30 giugno alle 21. È richiesta la prenotazione al link https://oooh.events/evento/una-misura-precauzionale.

Lo spettacolo è consigliato a un pubblico adulto.

Lo spettacolo

Sfogliando il vocabolario, alla voce precauzione si trova: “atto o comportamento diretto a evitare un pericolo imminente o possibile”.
Una misura precauzionale è un’opera artistica di prevenzione, una drammaturgia che prova a orchestrare un invito corale all’empatia contro la deriva egoistica. Di questi tempi la solidarietà è minata alla sua base. La crisi economica, conseguente alla pandemia, spinge ognuno di noi a fare scelte private che spesso confliggono con l’interesse pubblico.
Lo spettacolo è un solitario controcanto dentro questo capitolare degli eventi, la storia di una modesta eroina che crede nell’amore universale, raccontata da un figlio che non si rassegna a perderla, attraverso l’interpretazione intensa di un’attrice che si presenta al pubblico col cuore in mano. Presto il gioco teatrale è smascherato: come diceva Goffman, «noi siamo (soprattutto) ciò che facciamo finta di essere e dovremmo porre più attenzione a ciò che facciamo finta di essere» e non a ciò che presupponiamo di essere.
Ispirato alle riflessioni di Byung Chul Han, passando da Nietzsche fino ad approdare a Heidegger, Una misura precauzionale rappresenta il bisogno di restituire il dolore a una dimensione pubblica e collettiva, libera dalle ipoteche che lo privatizzano e lo medicalizzano. Siamo sulla soglia di un’intimità, di un racconto, in cui i silenzi valgono più delle parole, dove i paradossi si trasformano nelle verità più autentiche. Bisogna togliersi le scarpe, entrare in punta di piedi, sedersi e ascoltare.

Un monologo denso, in cui la protagonista, Oriana Martucci, dà voce al dramma personalissimo dell’autore, presente in scena ma incapace di dire e di raccontare sé stesso se non per interposta persona. Davanti allo sguardo degli spettatori si intrecciano ricordi di famiglia, filmati, foto e l’eco di canzoni ascoltate da vecchi vinili. Il fatto privato diventa momento di condivisione e la partecipazione emotiva un modo per elaborare il senso di una inevitabile separazione.

Info sullo spettacolo: Giovanni Lo Monaco regia; con Oriana Martucci; Alexandre Vella assistente alla regia e nel ruolo dell’autore; Francesca Belli selezione e montaggio delle immagini d’archivio; Michele Ambrose audio e luci; Vincenzo Salerno fotografie. Con gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Palermo. Laura Ardagna costumi; Giulia Lo Monaco scenografia; Martina Occhipinti costumi.

Convegni, gli inni dell’India antica e contemporanea
 in 
streaming al Pasqualino

Si chiama Il corpo della parola. Inni, poemi e performance nell’India antica e contemporanea il convegno di due giornate che verrà trasmesso in streaming dal Museo Pasqualino (pagina Facebook e canale Youtube) venerdì 25 e sabato 26 giugno a partire dalle 9.30.

Link per la diretta:
https://www.facebook.com/MuseoMarionette
www.youtube.com/channel/UCB4FEyRenKlkSNrgVi-SCkw

Nella storia culturale dell’India la riflessione sulla Parola e sui suoi molteplici significati attraversa ambiti e discipline diversi, intersecantisi a loro volta tra loro, nelle riflessioni che riguardano il mito, il rituale, la poesia, la scienza, la storia, il teatro, in una serie incessante di implicazioni e di allusioni che potremmo descrivere come un albero, le cui vertiginose ramificazioni abbracciano un arco di tempo che si estende dal corpus vedico all’India contemporanea. I diversi aspetti e i vari usi della parola investono sia il contesto pubblico sia quello privato, la sfera politica così come quella religiosa, dove performance, dottrine, riti e speculazioni fissano i confini tra ambiti ordinari ed extra-ordinari, creando una rete di corrispondenze che spesso mettono a dura prova lo studioso che intende cogliere i molteplici aspetti della Parola, soprattutto quando tali aspetti accompagnano e giustificano una dimensione di indicibilità e inesprimibilità, di cui solo gli dèi custodiscono la complessità. Questo universo di parole, nelle descrizioni degli autori antichi, fornisce a noi lettori moderni una ricchezza culturale difficile da dominare, dove le parole prodotte sono state tramandate, dibattute, difese, credute, un universo di parole dove la verità si mescola sempre con la menzogna. Su questo regno del verosimile, ingannevole e al tempo stesso rivelativo delle verità più profonde, la Parola in persona rivendica la sua sovranità: «io sono la regina […] la prima tra coloro a cui si deve offrire» (aháṃ rā́ṣṭr̥ī […] prathamā́ yajñíyānām, R̥gveda X, 125, 3a).

Sicilian Puppets Series, in scena in presenza e in streaming

Nuovo fine settimana con i pupi e le compagnie di Sicilian Puppets Series, la rassegna annuale ideata dal Museo delle Marionette che vede coinvolte le 10 compagnie di Opera dei pupi della “Rete italiana di organismi per la tutela, promozione e valorizzazione dell’Opera dei pupi”.

Sono 80 gli spettacoli che, fino al 31 ottobre, verranno messi in scena in diretta streaming e in presenza dai teatri stabili di Opera dei pupi e dai luoghi della cultura di cinque comuni siciliani.
Questa settimana sarà possibile partecipare a tre spettacoli sia in diretta che in streaming.Per assistere agli spettacoli in presenza, completamente gratuiti, è necessario prenotare il biglietto sulla piattaforma online: www.operadeipupi.it.

Link diretta streaming: https://www.facebook.com/MuseoMarionette

Il programma di questo weekend

Venerdì 25 giugno ore 18
La morte di Ruggiero d’Africa – sia in presenza che in streaming
Compagnia Brigliadoro
Palermo, Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino
Piazzetta Antonio Pasqualino, 5

I saraceni si stanno preparando ad invadere la Francia. L’imperatore Carlo Magno invia a Roma uno dei suoi paladini, Ruggero, per avvisare il Papa. Sulla via del ritorno, Ruggero affronta non poche peripezie: viene assalito da un drago e lo uccide e poco dopo affronta un gigante per liberare la figlia del Duca Namo di Baviera, Elerina. Scesa la notte, i due cercano rifugio in un castello. Il proprietario, il pagano Pinamonte, li accoglie con grande cortesia, nascondendo le sue reali intenzioni. A cena, avvelena Ruggero che, durante la notte, si sveglia in preda a terribili dolori. Pinamonte, udendo le sue grida, ordina di pugnalarlo fino a ucciderlo. Elerina riesce fortunatamente a fuggire mentre gli angeli portano in cielo l’anima buona di Ruggero.
Durante il misfatto, il mago Malagigi, protettore di Ruggero, coglie un segno di sventura: sotto i suoi occhi, il cibo si trasforma in pietra. Invoca allora il diavolo Nacalone, che gli rivela il triste destino di Ruggero. Disperato per non essere riuscito a salvarlo, Malagigi vola sul dorso di Nacalone per vendicare la morte del suo amico. Elerina, nel frattempo, raggiunge la corte imperiale e racconta del tradimento di Pinamonte. Carlo Magno e i Paladini, inorriditi, partono subito per punire il nemico.
In una battaglia che si svolge sotto le mura del castello di Pinamonte, i Paladini, guidati da Orlando e Rinaldo, fanno strage dei saraceni, e lo stesso Pinamonte viene ucciso. Malagigi, infine, dà fuoco al castello.

Compagnia Brigliadoro. Fondata nel 2015 da Salvatore Bumbello, costruttore di pupi e oprante palermitano. Salvatore apprende l’arte dal padre Luciano (1948), che, rimasto orfano in tenera età, diventa presto allievo del puparo Francesco Sclafani, da cui impara a costruire i pupi e a manovrarli. Quando nel 1990 Francesco Sclafani si ritira, Luciano prosegue nell’attività di costruttore. Nel frattempo, Salvatore, figlio di Luciano, inizia ad apprendere il mestiere e a dieci anni realizza, modellandone e sbalzandone l’armatura, il suo primo pupo, alto 35 centimetri. Nel 1995, alla morte del padre, ne eredita il mestiere, con attrezzi e modelli, e la bottega, ancora in attività, nello storico quartiere del Capo a Palermo. Nel corso degli anni affianca all’attività di artigiano quella di oprante, formandosi al fianco di noti opranti palermitani. Nel 2010, dopo la chiusura del Teatro Ippogrifo, nel quale lavorava con Nino Cuticchio, Bumbello inizia a collaborare con Mimmo Cuticchio e con il Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino.

Sabato 26 giugno ore 21
Guidone di Risa – Quinta serata
Prodigiose imprese di Martuffo e Spezzafero – sia in presenza che in streaming  
Compagnia Turi Grasso
Acireale, Teatro-Museo Opera dei Pupi Turi Grasso 
Via Nazionale per Catania, 195

La Maga Aquilotta ordisce incanto contro Guidone per togliere a Ricciardetto il più valente dei cavalieri cristiani e poter invadere Trebisonda. Perinda con Dudone e Ottonetto, attraversano il campo d’Armida ed entrano in città, per sostenere i cristiani assediati. Martuffo, abbattuto da Guidone, va alla ricerca del paladino e della propria vendetta e si unisce all’esercito di Balestrazzo. La battaglia è cruenta e sanguinosa. Gravi perdite tra i cristiani, costretti a ritirarsi tra le mura. Le prodezze di Martuffo ed Armida, sono funestate, dalla caduta del fiero Idramoro, abbattuto da Perinda. Diatriba tra Martuffo ed il Tartaro, per ottener l’amore della principessa ottomana. Il principe, Spezzaferro, figlio del re Cabanaf, intanto, lasciata l’Olanda in cerca d’avventure libera il giovane Lupo e sua madre la maga Vulviana dal truce mostro Macco e dai suoi figli. Distrugge l’incanto del mago Nemea, conquista le armi di Bronte che dona al giovane figlio di Malaguerra.

Compagnia Turi Grasso. Attiva da da quasi sessant’anni, fu fondata da Turi Grasso (Acireale, 1933) agli inizi della sua attività artistica di puparo, nel 1963. Dopo aver svolto molteplici lavori nel campo dell’artigianato, all’età di sedici anni Turi si accosta per la prima volta all’Opera dei pupi, assistendo agli spettacoli del puparo Emanuele Macrì, ad Acireale. Ben presto il giovane inizia a lavorare come manovratore con Macrì ed emerge la sua vocazione per l’Opera dei pupi. Egli partecipa a numerose tournée in Italia e all’estero al fianco del maestro da cui apprende l’arte. Dopo dieci anni di collaborazione, Turi decide di mettersi in proprio. Costruisce i materiali di scena aiutato dalla moglie Venera e nel 1963 inizia a rappresentare gli spettacoli con la sua compagnia. Gli spettacoli ripropongono le storie della Chanson de Roland e traggono ispirazione dai testi di Giusto Lodico e dalla Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, che vengono liberamente rielaborati da Turi nella redazione dei suoi copioni. Turi recita da dietro le quinte, dando voce a tutti i personaggi, la cui manovra richiede la forza e l’abilità di almeno quattro manovratori. Nel ventennio 1970-90 la compagnia si amplia, facendo spazio alla nuova generazione dei figli di Turi, Tano e Pippo.

Domenica 27 giugno ore 18
Il cavalier di Risa – sia in presenza che in streaming    
di Alessandro e Fiorenzo Napoli
Palermo, Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino 
Piazzetta Antonio Pasqualino, 5

Nella toponomastica carolingia, Risa è il nome dell’odierna Reggio Calabria, secondo l’antica denominazione di epoca normanna. Questa città diventa protagonista nella narrativa cavalleresca a partire dalla Chanson d’Aspremont, composta intorno al 1191, quando la Terza Crociata partì verso Oriente da Messina: assai probabilmente fu questo evento storico che radicò gli eroi carolingi nelle terre di Calabria. Il giovane Ruggiero di Risa, tanto bello quanto leale e valoroso, compare la prima volta nelle versioni toscane della chanson francese: i Cantari d’Aspromonte e L’Aspromonte in prosa di Andrea da Barberino. Da qui le vicende di questo personaggio e della sua famiglia, attraverso il poema cinquecentesco Le prime imprese di Orlando di Lodovico Dolce, confluirono nella compilazione ottocentesca di Giusto Lodico, e poi nel repertorio dell’Opera dei pupi.
I saraceni di Almonte d’Asia invadono la penisola italiana, si attestano in Calabria e assediano Risa, governata dal duca Rampaldo e difesa da suo figlio Ruggiero. Questi vince per ben tre volte Almonte alla prova di valore, ma viene subito dopo provocato a duello dalla sorella, l’eroina saracena Galiacella. Secondo un topos assai frequente nell’epica cavalleresca, il cristiano vince la bella saracena non solo d’arme, ma anche d’amore: Galiacella abbandona così il fratello Almonte e gli eserciti saraceni per seguire Ruggiero dentro Risa, battezzarsi e sposarlo. Ma Ruggiero ha anche un fratello maggiore di nome Beltramo, che non è né valoroso, né leale e generoso. Anch’egli s’innamora di Galiacella e, pretendendo a forza un bacio, ne viene schiaffeggiato. L’infame, livoroso e vendicativo, non esita allora a recarsi al campo saraceno di Almonte e, tessendo una fitta rete di falsità e calunnie, gli offre la facile conquista di Risa aprendogli le porte della città per farlo entrare di notte dentro le mura. Ne segue uno degli episodi più tragici e timorosamente attesi dal pubblico dell’Opera dei pupi: la morte per tradimento del valoroso Ruggiero e dell’intera sua famiglia. Immancabile l’immediata punizione del traditore: Galiacella rivela al fratello le infami calunnie di Beltramo e lei stessa lo condanna al supplizio. L’oscura impresa di Risa macchia indelebilmente d’infamia Almonte d’Asia, che d’ora in poi dovrà fare i conti, oltre che con la sua abituale superbia, anche con un sottile e malcelato rimorso invano represso. La povera Galiacella – già incinta dello sposo – compirà il suo tragico destino abbandonata in balìa delle onde e invano soccorsa dal mago Atlante. Si salveranno però i due gemelli da lei partoriti, Ruggiero e Marfisa, ai cui futuri destini provvederanno Matteo Maria Boiardo e Ludovico Ariosto. 
La morte di Ruggiero di Risa è uno degli episodi più importanti e significativi del repertorio dell’Opera dei pupi, sia per l’ammirazione riservata al personaggio di Ruggiero (e la corrispondente esecrazione dello sleale Almonte), sia perché in esso veniva evidenziata la simmetrica contrapposizione nel racconto cavalleresco dei convertiti (Galiacella) e dei traditori (Beltramo). 
Per come amarono metterlo in scena i pupari catanesi, si tratta anche di un episodio fra quelli più tragicamente shakespeariani della Storia dei Paladini di Francia. Tra gli ingredienti della serata infatti, oltre alla finale ecatombe di sangue, così simile a quella di tanti drammi elisabettiani, ricordiamo la triste figura di Beltramo, il fratello invidioso e traditore, la cui psicologia e le cui motivazioni e trame richiamano alla mente quelle di Jago dell’Otello e le cui modalità di corteggiamento non sono dissimili da quelle di Riccardo III con Lady Anna nell’omonimo dramma storico.
Episodio in cui agiscono personaggi che tutti mettevano alla prova le capacità d’interpretazione di parlatori e parlatrici.

Compagnia Marionettistica Fratelli Napoli. Nasce con Don Gaetano Napoli che fonda la compagnia nel 1921, quando inaugura a Catania, nel quartiere di Cibali, il Teatro Etna. Da allora e fino al 1973 la famiglia Napoli svolge un’intensa attività nei teatri popolari di quartiere, lavorando col mestiere storico, i pupi alti m.1,30 e pesanti fino a 30 – 35 chili. Le regole e le tecniche di messinscena nel tempo vengono trasmesse alle successive generazioni: prima a ai figli di don Gaetano – Pippo, Rosario e Natale – e poi a Fiorenzo, Giuseppe, Salvatore e Gaetano, figli di Natale e Italia Chiesa Napoli. Gli anni Sessanta e Settanta del Novecento tuttavia innescano una grave crisi e i Napoli lavorano per adattare l’Opira catanese alle esigenze di un pubblico nuovo, pur mantenendosi fedeli ai codici e alle regole di messinscena della tradizione. Facendo tesoro dei suggerimenti di Nino Amico, Natale Napoli escogitò nel 1973 l’idea dei “pupi piccoli” di cm. 80, che consentirono alla tradizione catanese di confrontarsi con pubblico ben più ampio e largamente composto da giovani e giovanissimi. In questi anni, alla morte del padre Natale, Fiorenzo diventa direttore artistico della compagnia e i suoi figli Davide, Dario e Marco apprendono anch’essi le regole del mestiere, assicurando la continuità alla tradizione catanese dell’Opera dei pupi. Oggi i Napoli, oltre a proporre spettacoli con recita a soggetto, rappresentano testi basati sulla tradizione degli antichi canovacci nei quali una moderna drammaturgia dell’Opera dei pupi riesce a tener conto delle regole tradizionali di messinscena. Tutti i membri della famiglia Napoli prendono parte agli spettacoli.

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L’iniziativa Sicilian Puppets Series è organizzata dall’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari in qualità di soggetto referente della “Rete italiana di organismi per la tutela, promozione e valorizzazione dell’Opera dei pupi – #OPERADEIPUPI.IT#” ed è finanziata dal Ministero dei Beni Culturali e delle Attività Culturali e del Turismo, Legge 20 febbraio 2006, n. 77 progetto The Image of Oral Thought. Per un modello di salvaguardia del teatro dell’Opera dei pupi siciliani. La manifestazione è inoltre organizzata: con il contributo di Regione Siciliana – Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana e Assessorato del Turismo dello sport e dello spettacolo; in collaborazione con Società Italiana per la Museografia e i Beni Demoetnoantropologici – SIMBDEA, Fondazione Ignazio Buttitta; con il patrocinio di ICOM Italia e UNIMA.

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