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‘Devastazioni. Il femminismo a casa mia’. Rubrica di Daniela Gambino

Mi capita di chiamare le amiche, per potermi lamentare.

Sì, malgrado il mondo cada a pezzi, acchiappi il telefono e ti lamenti perché sei stanca, perché non hai abbastanza likes nei post (che parlano di femminismo), perché non ti senti capita sul lavoro, perché non sei abbastanza riconosciuta e compresa come scrittrice o come favolosa professionista.

È la legge delle amiche. Ascoltarsi e supportarsi a vicenda. Soprattutto se ti scatti un selfie, la foto va scambiata via whatApp alle amiche e discussa prima della pubblicazione.

Le amiche sono una sorta di commissione, possono anche bocciare alcune proposte e respingere le immagini secondo motivazioni tipo: “troppo osé” oppure “ti si vede la ricrescita”.

Ora, io non credo che i maschi facciano qualcosa del genere, a meno che non siano dei fotomodelli o personaggi pubblici. Fanno tutto autonomamente, scattano il selfie e tic, sono online.

In pochi si concedono le chiacchierate con le amiche, le ore al telefono, anche a parlare di gente o di dinamiche perdute per sempre, tutte cose che, invece, sono la base della mia vita.

Quando mi sento scompaginata, parlare con persone che conoscono ogni singolo episodio della mia esistenza, mi rimette insieme, capitolo dopo capitolo.

Ovviamente non stiamo a generalizzare, e non metto in dubbio la profondità del sentimento amicale maschile, cioè io so che gli uomini diventano molto amici fra di loro, che si scambiano il sonno, si prestano i soldi, pianificano vacanze, si fidano ciecamente l’uno dell’altro, certo che lo fanno, sì ma mi chiedo se si raccontino tutto, lo dico alla luce soprattutto di un classico, di un episodio in cui molte di noi sono incappate: quando ci provano con l’amica.

Ho avuto ex che ci hanno provato proprio con l’amica cara e quando lei è venuta a raccontarmelo, sono caduti dal pero, letteralmente: dovevate vederli, “ma come, te l’ha detto?”, certo, anche se sei ex da vent’anni, l’amica, se è amica vera, alza il telefono e fa subito la comunicazione, manco fosse la questura.

Ti fa la comunicazione, pure se l’ex si fidanza con l’amica dell’amica, cognata della sorella, della cugina di terzo grado dell’amica.

Ma torniamo al maschio caduto dal pero, cioè che non ha preso in considerazione l’idea di due donne che si raccontino le cose. “Perché lo ha fatto?”, mi ha chiesto un mio carissimo ex fidanzato storico, con cui ci eravamo lasciati da trent’ anni secchi, “per correttezza” ho sottolineato, e lui mi ha fato notare una cosa “ma questo è un eccesso, è superfluo, è puntualizzare ogni gesto, scusami che cambia nella tua vita?”. Ho risposto, melodrammatica: “perché ricorda cosa siamo stati l’uno dell’altro”. Altrimenti perché avrebbe dovuto?

Ero costernata, “ma tu non hai un amico che ti dice tutto?”, “certo, ma le cose utili, quelle pratiche”.

Ha detto proprio così, “quelle pratiche”. Ma come fate, gli chiedo, a non chiacchierare, a non diventare intimi, mi fai un esempio di cosa sarebbe ‘sto superfluo?

“Se ti chiamo per metterci d’accordo per un appuntamento ti chiedo l’ora e il posto, non se ci sei stato vent’anni fa”, ha detto lui.

È stato un buon esempio perché mi sono resa conto che invece lo faccio sempre, dico se sono stata nei posti, le sensazioni che mi hanno dato, divago.

Anche se nessuno lo chiede, anche se non è importante. Non so, credo sia per questo che le donne si raccontano tutto, quasi in segreto, fra loro, e gli uomini un po’meno.

Alle donne piace ricordare. Credo ci faccia meno male che agli uomini.

A darmi ragione Andrew Christensen, uno psicologo che studia le dinamiche della coppia e svolge ricerche presso l’Università della California “le donne tendono a ricordare con maggiore vigore date e momenti importanti perché hanno una memoria più emotiva; tuttavia ciò non vuol dire che le donne ricordino di più o meglio degli uomini, perché sottoposti a test sulla memoria entrambi danno risultati simili”, ha rivelato.

Perché ogni volta, nelle chiacchiere con le amiche, è come rimettere a posto le cose, forse le cose meno pratiche di tutte le cose del mondo: i sentimenti.

Ed è un daffare magnifico, almeno per me. Ma voi uomini, esattamente, come fate quando vi sentite tutti scompaginati?

Daniela Gambino: palermitana doc, ha scritto una dozzina di libri, fra cui il saggio Media: la versione delle donne. Indagine sul giornalismo al femminile in Italia, uscito per Effequ; per caso è diventata una attivista etero per i diritti LGBT (per caso, perché i diritti umani sono degli umani e basta) con il saggio 10 gay che salvano l’Italia oggi, ha scritto il romanzo La perdonanza (entrambi i volumi pubblicati dalla casa editrice Laurana). Gestisce su facebook il blog @Comunicarepop. È in libreria con Conto i giorni felici, edito da Graphe.it, e sta lavorando al saggio Devastazioni, il femminismo a casa mia.

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