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Arte

Siena: Premio Antica Arte Dei Vasai della Nobile Contrada del Nicchio a Valter Boj

La Nobile Contrada del Nicchio e l’Associazione Arte dei Vasai della Nobile Contrada del Nicchio APS di Siena, con il Patrocinio del Comune di Siena, del Comune di Albisola Superiore e del Santa Maria della Scala, promuovono all’interno della Festa annuale all’Abbadia Nuova dal 22 al 30 maggio 2026 la mostra Nel blu dipinto di Blu. Omaggio alla ceramica di Valter Boj (1959-2022) a cura di Carlo Pizzichini e allestita negli spazi espositivi all’interno del Parco di Santa Chiara nella Nobile Contrada del Nicchio.

Il blu è il tema centrale di questa mostra che unisce l’arte del grande artista e ceramista italiano alla storia e ai colori della Nobile Contrada del Nicchio e alla tradizione dell’Arte dei Vasai della Contrada.

Il linguaggio originale, formale e cromatico dell’opera di Valter Boj, non costituisce soltanto un’occasione espositiva, ma nasce da un percorso che la Nobile Contrada del Nicchio ha intrapreso da anni. In questo cammino, la ceramica ha assunto un ruolo centrale, non come semplice ambito artistico, ma come gesto fondativo, poiché la lavorazione della terra, la sua trasformazione attraverso il fuoco, il tempo necessario perché la materia giunga a compimento, appartengono da sempre alle radici della

Contrada. Sempre in questa direzione si inserisce un elemento che, pur nella sua apparente semplicità, ha accompagnato nel tempo la sensibilità dei nicchiaioli: la ricerca del loro azzurro. Non un colore qualsiasi, ma l’azzurro del Nicchio, il blu, un colore che più di ogni altro è difficile da trattenere, instabile nella sua definizione (non sappiamo davvero se chiamarlo “azzurro” o “blu”), complesso nella sua realizzazione tecnica, soprattutto in ambito ceramico. Nelle pitture medievali e nei manti delle Madonne senesi, esso si fa simbolo di eternità: non delimita uno spazio, ma lo dilata; non chiude la forma, ma la sospende in una dimensione che si sottrae al tempo, per quanto possibile. È proprio in questa tensione – tra difficoltà tecnica e apertura simbolica – che si coglie il punto di contatto più profondo con l’opera di Valter Boj. Tra le opere più rappresentative di Valter Boj ci sono le celebri stelle in ceramica blu, realizzate con una tecnica complessa che permette di ottenere il caratteristico “blu Boj” e un bianco luminoso, quasi smaltato di luce. Queste stelle, con la loro forma essenziale e il loro splendore intenso, richiamano le stelle sulla bandiera della Contrada, creando un ponte simbolico tra l’arte di Valter Boj e l’immaginario collettivo di chi vive nella Contrada. La scelta di omaggiare Valter Boj con il premio “Antica

Arte dei Vasai” è radicata in questa risonanza profonda, estetica, emotiva e culturale.

Facendo ricorso alla storia, nel palio del 2 luglio 1694, i documenti ufficiali dell’Archivio comunale ricordano i colori dei giubbetti dei fantini partecipanti alla corsa. Il Nicchio era “vestito turchino”. Così, negli anni successivi, continua a essere descritto il colore della Contrada. Oltre al fantino il cavallo, che, nel 1702, portava “penne turchine in testa”. L’azzurro oggi è elemento qualificante del Nicchio, che lo ricorda nell’incipit del testo dell’inno della Contrada.

Carlo Pizzichini nel suo saggio in catalogo ricorda come il blu sia stato un colore raro e difficile da realizzare. In un breve excursus si può partire dal Blu egizio fino alla rivoluzione medievale del pigmento ricavato dal lapislazzuli, che diventò il colore più prezioso della pittura, riservato alle parti più sacre delle opere. Giotto utilizza l’azzurrite per creare cieli profondi e solenni, facendolo diventare il colore dello spazio e del pensiero; mentre il Romanticismo lo associa alla malinconia e alla contemplazione. Nel Novecento il blu diventa anche un territorio emotivo: Picasso inaugura il suo periodo blu, dove il colore si fa espressione di solitudine e introspezione. Kandinskij vede nel blu la tensione spirituale che tende all’infinito; Azzurro è il cavaliere del suo movimento Der Blau Reiter, mentre le sperimentazioni contemporanee culminano con l’International Klein Blue creato dall’artista Yves Klein che ha trasformato il colore in qualcosa di assoluto, di immateriale, capace di evocare il vuoto e l’energia cosmica. Il blu, quindi, non è solo un colore ma uno stato mentale, una porta verso l’interiorità.

Nel blu dipinto di blu, il titolo della mostra rimanda immediatamente alla celebre canzone del 1958 di Modugno conosciuta come Volare, e ispirata, guarda caso, da un quadro. Il paroliere Franco Migliacci, infatti, cita il dipinto di Marc Chagall del 1944 Le coq rouge dans la nuit(Il gallo rosso nella notte) come fonte primaria dalla quale ha attinto quell’atmosfera di blu intenso e del volo onirico. In quel tempo, infatti, Chagall esplorava il blu come colore del ricordo, della nostalgia e del sogno, spesso associato alla perdita della moglie.

Nella ceramica, più che altrove, il blu non è mai soltanto un colore: è concepito, come molti altri colori, come trasformazione. È il risultato di un processo alchemico, di una tensione tra materia e fuoco, tra controllo e imprevedibilità. Il blu di Persia è il colore delle ceramiche persiane e delle piastrelle utilizzate nelle moschee orientali, la Moschea blu di Istanbul, per esempio, è rivestita da 20.000 maioliche azzurre.  Le celebri porcellane cinesi blu e bianche, nate durante la dinastia Yuan e Ming, hanno influenzato tutto il mondo. Paesaggi, animali e motivi floreali di blu cobalto si stagliano su fondi bianchi luminosi. Immagini di estremo fascino che in Europa trovarono fortuna nelle reinterpretazioni delle ceramiche di Delft nei Paesi Bassi, in Germania e nelle maioliche italiane, soprattutto savonesi. Il blu diventò così un ponte tra Oriente e Occidente, tra tradizioni decorative differenti ed emblema cromatico di scambi culturali.

E proprio le frequentazioni del territorio savonese, che è un concentrato di botteghe e di ceramisti, ricordano la dedizione di Valter Boj per l’oltremare, per lo smalto blu cobalto e per tutte le varianti, con il quale inondava le sue ceramiche. Questo primo omaggio assoluto a Valter Boj, dopo la sua scomparsa nel 2022, si rivela non soltanto una mostra: ma una sorta di attraversamento. Un ritorno dentro una materia che è stata, per lui, luogo di ricerca, di identità e di visione. Valter Boj, artista di origine sarda, ma profondamente legato ad Albisola, luogo cardine della ceramica contemporanea, dove si era trasferito giovanissimo, ha fatto proprio del colore blu una scelta radicale. Non una preferenza ma una vitale necessità. Nella sua ricerca, il blu non è mai decorazione, ma struttura, gesto, spazio. Le sue ceramiche, spesso riconducibili a una sensibilità informale, si presentano come superfici vive, attraversate da segni, da colature, da stratificazioni. Blu profondi, quasi notturni, blu lattiginosi, velati blu intensi, saturi, attraversati dalla luce, blu che si aprono al bianco, che si incrinano, che si addensano.

La lezione dei grandi artisti della scultura informale degli anni ’50 e ’60, come Asger  Jorn, Lucio Fontana, Wilfredo Lam, che avevano scelto la tradizione ceramica della riviera di savonese, per rivoluzionare il rapporto con la manipolazione della terra, rendendola libera dalla forma finita e dall’uso, è evidente nelle Onde e nelle Isole di Boj, dove anche il gesto, tutto ligure per preparare l’argilla, del balleggiare, è sfruttato in tutta la sua energia, proprio per esaltare le coraggiose imperfezioni lasciate in vista.

L’omaggio di Siena alla ceramica di Valter Boj si compone di una serie di opere uniche e originali, sulla scia di una tradizione di ospitalità tra gli artisti (oramai in disuso), molte sono il frutto delle tante condivisioni e conoscenze di Boj legate al mondo dell’arte, della musica, della letteratura, della poesia e dello spettacolo come Giacinto Cerone, Carlos Puente, Tommaso Cascella, Gianfranco Reverberi, musicista, le scritte incise di Claudio Pozzani, poeta, gli slogan del grande genio letterario e performer della Beat Generation, John Giorno (celebrato, qualche mese fa, con una grande mostra al Mambo di Bologna ) e le danzanti pennellate di Don Lurio, del quale la mostra si onora di avere due opere in mostra. La mostra come il suo autore è un laboratorio vivo di presenze e colmo di opere in blu, blu e ancora blu, per ribadire il suo attaccamento ad un mare pieno di onde, come la vita, tormentato dal colore della notte che arriva lentamente e dalla distanza che invita al pensiero.

La Festa all’Abbadia Nuova 2026 si apre come un percorso articolato in tre nuclei espositivi che dialogano tra loro attraverso il tema scelto per quest’anno: la ceramica come linguaggio di memoria, identità e trasformazione. Oltre alla mostra di Valter Boj, questa edizione include anche la grande installazione contemporanea, Angelus Genitor Hominis di Rita Petti, e una raccolta di trentatré acquasantiere senesi dei secoli XVIII e XIX, un’esposizione intima che riporta alla luce la dimensione domestica e devozionale della ceramica popolare.

La collaborazione tra la Contrada del Nicchio e l’Associazione Arte dei Vasai è il filo, operativo e umano, che ha reso possibile ogni parte della Festa. Non è soltanto un rapporto funzionale, ma una vera alleanza culturale che negli anni ha fatto crescere entrambe le realtà: la Contrada, sempre più consapevole del valore del proprio patrimonio, e l’Associazione, oggi riconosciuta come punto di riferimento nel panorama ceramico, fino all’ingresso nel 2025 nell’Accademia Internazionale della Ceramica di Ginevra.

Apertura mostre:

Sabato 23 e domenica 24 maggio le mostre sono aperte con orario 10:30/13:00 e 16:00/20:00

Nei giorni successivi e fino al 30 maggio l’orario sarà 17:00/20:00

Info

Informazioni e programma completo della Festa all’Abbadia Nuova sul sito ufficiale della Nobile Contrada del Nicchio: https://nobilecontradadelnicchio.it/

Per conoscere le attività e la storia dell’Associazione Arte dei Vasai della Nobile Contrada del Nicchio: https://www.artedeivasai.it/

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