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Quando l’arte e la poesia abitavano a Petrosino, un’uscita dall’oblio, di Giacomo Cuttone

Il “1874” parigino è una data – scrivono Giacomo Cuttone e Vincenzo Piccione – importantissima per la comunità del Comune di Petrosino. Importante perché evidenzia lo slancio organizzativo dei suoi cittadini negli ultimi anni del Novecento: “far crescere viva nel panorama della cultura siciliana la qualità delle proprie iniziative culturali. Per Cuttone e Piccione, il 1874, rappresenta un punto di riferimento e di collegamento ideale per intendere l’arte in modo nuovo, “evento”. Non più accademia, farraginosa critica ufficiale e regole di mercato, ma “evento” come inizio di un’arte che si apre a un pubblico più vasto. Così concludevano i due alla fine del VI Premio di Poesia Petrosino del 1990, mentre il poeta marsalese Giovanni Lombardo (scomparso da alcuni anni) relazionava sull’opera vincitrice “Il linguaggio poetico di ‘L’età dell’uomo’” del poeta fiorentino Luca Rosi “[…] È una poesia politica, sì; è una poesia in cui si proiettano precise scelte culturali ed etiche […] significa non poter essere indifferenti. Neppure indifferente alla terra dove si vive” (Spiragli – Supplemento al n. 4- Ottobre/Novembre 1990, Atti del VI Premio di poesia Petrosino ’90).

Così anche per i concorsi del 1989 – atti del V Incontri nazionali e internazionali/ Petrosino ’89 – quello del “VII Premio di poesia Petrosino’91. Il premio di poesia risuonava oltre confine. All’inizio, nel Comune (nato il 21 luglio 1980), si svolgeva soltanto la Rassegna di Pittura, nata con l’obiettivo di costituire la Pinacoteca Comunale. Nel tempo, grazie agli artisti invitati, sono state donate circa un centinaio di opere, oggi ancora custodite “provvisoriamente” nei locali dell’Istituto comprensivo “E. Nosengo”.

Da quella prima esperienza prese forma un nuovo progetto: il Premio nazionale di poesia edita, che vide la luce tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta. Due manifestazioni, pittura e poesia, che seppero interpretare perfettamente una stagione vivace della vita culturale locale, animata dalla Pro Loco sotto la presidenza del maestro Bartolo Piccione.

Cittadino instancabile, B. Piccione seppe garantire la qualità delle iniziative e coinvolgere, fin dai primi anni, numerosi intellettuali di rilievo: Vito Titone, Giovanni Lombardo, Antonino Contiliano, Ubaldo Fadini, Melo Freni, Gaspare Polizzi, Lucio Zinna, Giuseppe D’Aleo, Luigi Sciacca, Vincenzo Licari, Francesco Minissale, e molti altri ancora. La commissione giudicante era composta, di volta in volta, da nove membri scelti tra queste figure di spessore.

Il premio non fu mai un evento isolato: si inseriva, infatti, in un più ampio calendario di incontri nazionali e internazionali, con letture, mostre, spettacoli teatrali e musicali, tavole rotonde e presentazioni. Tra gli studiosi e poeti che negli anni offrirono riflessioni sulla poesia figurano anche Stefano Lanuzza, Ubaldo Fadini, Valeria E. Russo, Boris Vishinski, Domenico Cara e Giovanni Salucci, ecc.

Negli anni 1989, 1990 e 1991 del premio, a tutti i partecipanti veniva donata un’opera grafica realizzata appositamente dagli artisti Giacinto Cargnoni (Brescia), Giuseppe De Fazio (Catanzaro) e Toti Lombardo (Marsala).

Gli atti delle varie edizioni – testimoni di una stagione di fermento letterario e dialogo culturale – venivano pubblicati su riviste letterarie nazionali come “Molloy” (Stefano Launuza, a Firenze), “Arenaria” (Lucio Zinna, a Palermo), “Spiragli) (Salvatore Vecchio, Marsala), ecc.

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Ricordiamo, a memoria – eravamo ancora lontani dall’era digitale – i vincitori delle ultime tre edizioni:

· Gabriella Maleti (1989, V Premio) con Memoria e altre poesie (Edizioni Gazebo, Firenze), fotografa e scrittrice modenese (relatore il marsalese prof. universitario Vito Titone: Aspetti linguistico-memoriali nella poetica di Gabriella Maleti);

· Luca Rosi (1990, VI Premio) con L’età dell’uomo (Edizione Collettivo R), poeta e animatore culturale fiorentino (relatore il marsalese prof. Giovanni Lombardo: Il linguaggio poetico di L’età dell’uomo di Luca Rosi);

· Nat Scammacca (1991, VII Premio) con Ericepeo (Edizioni Coop. Antigruppo), poeta italo-americano dalle radici siciliane, spirito libero e innovatore (relatore il poeta Lucio Zinna: Il linguaggio poetico dell’opera vincitrice).

Ci piace soffermarci in particolare, adesso, sulla figura di Nat Scammacca, soprattutto perché figura – di notevole respiro poetico e teorico – legata al nostro territorio e che, in quegli anni, lo ha animato e lo ha reso sicuramente più frizzante culturalmente.

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Era una calda sera d’estate nei primi anni Novanta. La piazza di Petrosino respirava luce e attesa mentre Nat Scammacca ritirava il premio per la sua opera Ericepeo.

Lo si ricorda alto, vestito interamente di bianco, con barba e capelli candidi: una figura quasi ieratica, un “santone beat”, un guru dell’Antigruppo siciliano, movimento poetico d’avanguardia nato in Sicilia alla fine degli anni Sessanta, segnato da un forte impegno politico e da una radicale vocazione antisistema. Con lui risuonavano echi della Beat Generation, di Lawrence Ferlinghetti, dell’America ribelle trapiantata in Sicilia — e, al contempo, di una Sicilia restituita al mondo attraverso la poesia.

Scammacca aveva popolato di versi e idee anche le pagine di Trapani Nuova, Impegno 70 e Impegno 80. I suoi recital accendevano le piazze, i dibattiti si moltiplicavano, le sue parole viaggiavano tra ciclostilati e riviste. Era un poeta militante, antifascista, ma anche delicato, sensibile, capace di un’improvvisa dolcezza.

Quella sera, sotto il cielo estivo di Petrosino, la sua presenza — premiata ma soprattutto condivisa — sembrò un simbolo: il segno tangibile di un’epoca in cui la poesia non solo si scriveva, ma si vedeva; si viveva il mondo della poesia e della pittura come impegno e relazioni tra: a) il Comune di Petrosino: Giacomo Cuttone e Vincenzo Piccione: Viaggio con l’arte tra i recenti); b) il confine italiano (Firenze: Stefano Lanuzza, Poesia e critica; Gaspare Polizzi: Il linguaggio dell’invenzione: scienza e poesia; Ubaldo Fadini: L’esperienza dei “sensi vaganti”- annotazioni sull’opera di Paul Celan e Milano, Domenico Cara: Chi sarà il prossimo esordiente?); c) l’internazionalità: Skopie, Boris Vishinski: Scrittori e poeti siciliani tradotti in Macedonia e Jugoslavia).

Giacomo Cuttone

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