Un abbraccio che, dalla Sicilia, arriva fino all’Indonesia e alla Cina, senza dimenticare i pupi né i narratori isolani, con uno sguardo alla Palestina e alla Spagna.
Il Festival di Morgana festeggia così i suoi primi 50 anni, nel segno della collaborazione, della condivisione e del dialogo.
Tra i festival più longevi in Italia, il Festival di Morgana in questi decenni ha delineato un percorso virtuoso – in tempi di estremismi e autoreferenzialità – nel fare convergere in Sicilia artisti, figure animate, suoni e narrazioni dai quattro angoli del mondo.
È stato presentato dal direttore, Rosario Perricone, in conferenza stampa il programma del Festival, alla presenza dell’assessore comunale alla Cultura, Giampiero Cannella. Un festival che si è potuto realizzare grazie al sostegno dei partner istituzionali stranieri di Indonesia, Cina e Spagna. Determinante, tra gli altri la collaborazione con il Ministero della Cultura della Repubblica dell’Indonesia e quello dell’Ufficio della Cultura, Radio, Televisione, Turismo e Sport delle Città cinesi di Wenzhou e Rui’an e del Dipartimento della Comunicazione del Comitato Municipale di Wenzhou.
Dal 6 al 16 novembre, quest’anno lo storico quartiere palermitano della Kalsa si animerà dunque di spettacoli, artisti, performer, mostre, iniziative di studio, documentari e workshop. Con un focus imperdibile: tutta la magia dirompente dell’Asia, grazie alla collaborazione con prestigiosi partner istituzionali, arriveranno artisti e compagnie dalla Cina e dall’Indonesia.
La Cina sarà presente con la compagnia Rui’an shi shuangfeng muou jutuan che metterà in scena lo spettacolo di marionette a filo La rappresentazione degli Otto Immortali, un’emozione tra parola, figura e musica.
Dall’Indonesia, arriveranno invece tre compagnie provenienti dall’isola di Giava. La prima compagnia giavanese Sanggar Wayang Potehi farà da raccordo ideale tra la cultura cinese e quella indonesiana con lo spettacolo di burattini Siauw Pek San che porta in scena una forma di teatro originaria della Cina meridionale e diffusa dai migranti cinesi in varie regioni dell’arcipelago indonesiano.
Le altre due compagnie indonesiane Wayang Suket Indonesia e Sanggar Seni Canka Mahameru proporranno spettacoli che esplorano altre coloratissime tecniche tradizionali come il wayang, riconosciuto patrimonio immateriale Unesco come l’Opera dei pupi: dal più nobile teatro di ombre – presente in uno spettacolo con tecnica mista – al più popolare teatro con figure di paglia, entrambi nati nella notte dei tempi e tramandati di padre in figlio. Parallelamente agli spettacoli, tre repliche a compagnia, saranno realizzati due workshop che approfondiranno le tecniche di intreccio per la realizzazione delle figure di paglia e che daranno ai bambini, ma non solo, la possibilità di sperimentare le tecniche di costruzione direttamente dai maestri orientali.
Ci sarà spazio anche per i narratori siciliani e per gli spettacoli dell’Opera dei pupi delle storiche famiglie, che dialogheranno con la Spagna e la Palestina. Quest’ultima racconta, attraverso un documentario, la storia di un costruttore di marionette di Gaza, Mahdi Karira.
E poi le mostre, affascinanti immersioni nel mondo delle civiltà asiatiche, dai dipinti su vetro dell’Indonesia alle eleganti allegorie degli Esseri indonesiani, e la giornata di studi internazionale Figure dell’alterità. Miti, riti e musiche nel teatro cinese e del Sud-est asiatico, in collaborazione con il dottorato di ricerca Mediascape: ricerca e produzioni artistiche transculturali dell’Accademia di belle arti di Palermo.
Insieme ai 50 anni del Festival di Morgana, festeggia la stessa età anche il Museo delle marionette, con le nuove acquisizioni: dalle figure giavanesi alle marionette cinesi, fino… ai pupi siculo-americani, che saranno oggetto di tre suggestive esposizioni.
Un mondo che cresce, quello del Festival di Morgana, nato nel 1975 proprio in occasione dell’apertura del Museo internazionale delle marionette dalla volontà e dalla passione degli studiosi Antonio Pasqualino e Janne Vibaek.
“Il Festival di Morgana – dice il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla – celebra quest’anno un traguardo importante: 50 anni di arte, cultura e dialogo tra tradizioni. È un esempio virtuoso di come Palermo sappia aprirsi al mondo, valorizzando al tempo stesso le proprie radici. La presenza di compagnie internazionali, dalla Cina all’Indonesia, dalla Palestina alla Spagna, insieme ai nostri pupari e artisti siciliani, conferma il valore del Festival come ponte tra culture e laboratorio permanente di creatività e confronto. Un orgoglio per la nostra città e per il quartiere della Kalsa che lo ospita”.
“Sin dal 1975, il Festival di Morgana fa rivivere i pupi e i materiali museografici esposti nelle sale del Museo. Un fenomeno culturale di grande rilevanza sociale – sostiene l’assessore alla Cultura del Comune di Palermo, Giampiero Cannella – che si rinnova e ogni anno promuove una nuova, significativa occasione di incontro e dialogo fra tradizioni e culture differenti. Il Festival, giunto quest’anno alla sua cinquantesima edizione, rappresenta ormai per Palermo e la Sicilia un appuntamento storico di grande promozione culturale. Di notevole importanza è lo spazio dato al Medio Oriente, terra ricca di storia e fascino, ma anche luogo di millenari conflitti. Morgana è oramai, dunque, un appuntamento centrale nel panorama della vita cittadina, in cui i protagonisti non sono solo Palermo e la Sicilia ma le collaborazioni, gli scambi culturali tra i diversi paesi del mondo: uno strumento per mantenere vive, in un racconto corale, le tradizioni”.
“Ci prepariamo a una grande festa con l’emozione di celebrare un compleanno importante. Siamo stanchi ma felici – afferma Rosario Perricone, direttore del Museo delle marionette – di essere riusciti anche quest’anno, nonostante le difficoltà burocratiche e la disattenzione delle istituzioni pubbliche, a realizzare un festival di respiro internazionale e di ospitare gli artisti di Cina e Indonesia, con cui, insieme alla Romania attraverso la mostra Pupi Videodrome, abbiamo avviato un dialogo artistico direttamente in quei paesi, apprendendo gli uni dagli altri. I pupi possono dialogare con le figure di paglia giavanesi? Assolutamente sì. Il dialogo è sempre la scintilla che permette alla bellezza di nascere. In quest’anno così importante, quindi, il primo weekend sarà dedicato alla conoscenza dell’arte indonesiana, mentre nel secondo ci concentreremo sulla potenza dei nostri pupi e narratori. Abbiamo così voluto rendere omaggio alle due anime del Festival, nato nel 1975 come rassegna del teatro dell’opera dei pupi siciliani, ma che con il tempo ha saputo aprirsi alle realtà di tutto il mondo attraverso lo sguardo vigile della fata Morgana”.
“Desidero esprimere la mia sincera gratitudine per l’attenzione e il riconoscimento riservati all’arte e alla cultura indonesiane in occasione del 50° Festival Morgana. Siamo profondamente onorati – conclude Junimart Girsang, ambasciatore della Repubblica Indonesiana in Italia – di partecipare a questo prestigioso evento, che da mezzo secolo incoraggia lo scambio culturale e umano. La partecipazione di tre gruppi artistici – Wayang Suket Indonesia, Sanggar Wayang Potehi Siauw Pek San e Sanggar Seni Canka Mahameru – permette di far conoscere le ricche tradizioni wayang di Giava e Sunda, ma riflette anche lo spirito dinamico del dialogo interculturale che fiorisce in Indonesia. Ringrazio quindi dal profondo gli organizzatori del Festival Morgana, il Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino e i nostri partner italiani: un’iniziativa straordinaria come questa dimostra come la cultura possa servire da ponte di collegamento tra due nazioni con profonde storie e tradizioni vive. L’auspicio è che questa collaborazione continui a rafforzare i legami tra Indonesia e Italia, riaffermando l’impegno condiviso per la pace e l’armonia attraverso il potere dell’arte e della cultura”.
Ingresso fino ad esaurimento posti, con prenotazione obbligatoria per gli spettacoli al costo di € 2, sul sito del Festival di Morgana: www.festivaldimorgana.it
Il programma
Racconti di vetro, marionette, antiche scritture che riflettono la condivisione e il senso del tempo: il Festival di Morgana si aprirà con una emozionante infilata di mostre sui patrimoni artistici di Indonesia e Cina, senza tralasciare opere ispirate ai pupi che veicolano un messaggio di pace.
A inaugurare questa edizione speciale, giovedì 6 novembre alle 18, alla Cavallerizza di Palazzo Cefalà (via Alloro) sarà Kala. Le allegorie degli esseri indonesiani. In questa mostra, l’artista Faisal Kamandobat presenta opere ispirate alla tradizione dei manoscritti miniati Pegon, scrittura giavanese e malese in caratteri arabi. La mostra è ispirata all’idea di kala: non è semplicemente il passare del tempo, ma un ritmo sacro attraverso il quale l’esistenza si rinnova. Ogni lettera, simbolo e illuminazione in queste opere invita a una riflessione silenziosa sui ritmi della vita, una riflessione sul posto che ciascuno di noi occupa nella più ampia rete dell’esistenza.
Alle 19, un’esplosione di colore e di tradizioni lontane invaderà il Museo delle marionette. In occasione del cinquantesimo anniversario del Festival di Morgana, il Museo rilancia infatti il programma espositivo GIFT, per offrire ai visitatori alcune delle più recenti acquisizioni, con un focus speciale sulla cultura asiatica.
In mostra due collezioni imperdibili: quella di ombre balinesi, donate da una coppia di statunitensi, e quella di marionette cinesi, provenienti dalla collezione Alfonso Cipolla.
La prima è dedicata al Wayang Kulit, il teatro di ombre tradizionale dell’Indonesia, e raccoglie la storia di antichi racconti ed eroi epici – con figure finemente intagliate nel cuoio e dipinte a mano – ma anche delle forze che regolano visibile e invisibile, elementi naturali, demoniaco e celeste.
La mostra sulle marionette cinesi, invece, narra la lunga vicenda in cui la figura animata agiva da tramite tra l’umano e il divino. Una danza che continua, quella tra chi manovra e la figura: l’arte dell’animare ciò che per natura è inanimato, l’alchimia sottile che trasforma la staticità in racconto.
Ancora un tuffo dall’altra parte del mondo con la mostra Racconti indonesiani di vetro, che espone per la prima volta una selezione della collezione privata dell’esperto di arti marziali O’ong Maryono (1953-2013) e di sua moglie, l’antropologa Rosalia Sciortino, che cura anche l’esposizione ed è autrice del catalogo.
I soggetti raffigurati nelle pitture su vetro indonesiane sono molteplici, ma i più ricorrenti sono i personaggi del Wayang tratti dalle due grandi epopee di origine indiana, il Mahabharata e il Ramayana.
La Palestina arriverà con tutta la sua potenza narrativa alle 21.15, ancora al Museo. Chiuderà infatti la prima giornata del Festival il documentario Everything That Is di Shrouk Alaila ed Henry Plavidal e Shourideh C. Molavi, il racconto dell’emozionante storia dell’ultimo costruttore di marionette rimasto nella Striscia di Gaza occupata, Mahdi Karira.
Le marionette di Mahdi sono realizzate con i resti della guerra, che grazie a lui riacquistano vita e vanno in mezzo alla gente: lattine, legno, resti delle case familiari bombardate e altri materiali con cui ha creato pupazzi e bambole.
Venerdì 7 novembre, dalle 10 alle 13 al Museo Pasqualino, prosegue il focus sull’Asia con la giornata di studi: Figure dell’alterità. Miti, riti e musiche nel teatro cinese e del sudest asiatico, in collaborazione con Accademia di Belle arti di Palermo e il Dottorato di ricerca Mediascape: ricerca e produzione artistiche transculturali.
Sarà un confronto multidisciplinare dedicato alla ricchezza simbolica, rituale e musicale delle tradizioni performative dell’Asia orientale e sud-orientale. Studiosi italiani e internazionali discuteranno di pratiche teatrali come il Wayang e il Gamelan giavanesi, il teatro di figura della Cina orientale e le sue espressioni musicali, con particolare attenzione ai temi del mito e del rito.
Alle 17, ancora al Museo, tutti pronti per il primo spettacolo di Wayang Suket (figure di paglia), Timun Mas: una storia di amore e coraggio della compagnia Wayang Suket Indonesia.
Molto tempo fa, nel cuore di Giava, una vedova solitaria fece un patto scellerato con uno spaventoso gigante. In cambio di un magico seme di cetriolo, gli promise di rinunciare alla bambina che sarebbe nata da esso. Dal cetriolo dorato nacque infatti una bambina, che la vedova la chiamò Timun Mas. Mentre Timun Mas cresceva, diventando una giovane donna coraggiosa e di buon cuore, si avvicinava il giorno in cui il gigante sarebbe tornato. La donna non voleva perdere sua figlia, e chiese quindi aiuto a un eremita di montagna. Questi diede a Timun Mas quattro semplici oggetti: aghi, semi di anguria, sale e pasta di gamberetti. Niente armi, dunque, ma strumenti magici per una fuga intelligente.
Sarà ancora l’Indonesia, e ancora al Museo, ad andare in scena alle 18.30 con lo spettacolo di Wayang Potehi (burattini) Tong See Han: Addio mia concubina, della compagnia Sanggar Wayang Potehi Siauw Pek San.
Dopo aver conquistato il regno di Cin, Hang Ie si autoincorona sovrano di Couw, celebrato come Couw Pa Ong Hang Ie. Ma il suo orgoglio e la sua sete di potere distruggono presto l’unità della comunità. Mentre la ribellione scoppia, nel nord incombe una coalizione guidata da Lauw Pang, Han Sin e Song Gi. Hang Ie diviene sempre più arrogante e la sua ragione si acceca. Un astuto disertore, Lie Co Ce, entra alla sua corte come spia di Han, alimentando la paranoia del re e spingendolo a un attacco sconsiderato contro Kai Shia. L’assalto fallisce. Circondato e sconfitto, Hang Ie si ritira. Nella tenda reale, l’amata concubina Yo Kui Hui esegue un’ultima, dolorosa danza per confortare il suo signore.
Alle 20, sarà la volta del Wayang con tecnica mista (Kulit Purwa, Golek, Wong, Syiir) nello spettacolo Anoman Obong, della compagnia Sanggar Seni Canka Mahameru.
Anoman Obong è un’opera teatrale tratta dal Ramayana che racconta la storia di Anoman, una scimmia bianca fedele a Rama, incaricata di trovare e salvare Dewi Shinta dal rapimento di Rahwana ad Alengka. Durante il suo viaggio, Anoman riesce a trovare Shinta e le consegna un anello, simbolo di Rama. Al suo ritorno, Anoman viene catturato e condannato al rogo da Rahwana. Tuttavia, sopravvive e brucia persino parte di Alengka.
Tre gli appuntamenti di venerdì 7 novembre all’Ex Chiesa di S. Mattia ai Crociferi.
Si inizia alle 17 con Máscaras de los Indios de América Latina a cura di Giovanna Minardi e Carlos Riboty.
La conferenza introduttiva offrirà una panoramica sul mondo delle maschere amerindie provenienti da Perù, Guatemala e Messico, oggi sempre più a rischio di scomparire. A seguire, saranno donate tre nuove maschere, che andranno ad arricchire la collezione Máscaras de los Indios de la América Latina – Collezione Carlos e Vittorio Emanuele Riboty, custodita al Museo delle marionette.
Alle 18 si parte per la Spagna, con lo spettacolo NERA. Viaje a la isla madre, di Maricruz Planchuelo, in collaborazione con l’Instituto Cervantes. Un’opera in cui la danza si combina con la manipolazione di una marionetta a 18 fili e con vari altri oggetti magici attraverso un viaggio sensoriale senza parole. A bordo della sua barca a vela, NERA si dirige verso l’isola madre per comunicare alla grande balena la scomparsa degli esseri marini e la perdita di speranza sulla Terra. La grande balena custodisce il canto dell’origine della vita, che si ode solo quando gli esseri umani perdono la loro umanità.
Alle 21.15, ultimo spettacolo della giornata con le marionette a filo della compagnia Shuangfeng e La rappresentazione degli Otto Immortali.
Lo spettacolo prevede quattro parti, attraverso cui il pubblico potrà esplorare le diverse possibilità artistiche e sonore del teatro delle marionette della Cina orientale. Il primo brano è strumentale, utilizzato per avvisare il pubblico dell’imminente inizio della performance. Segue l’invocazione degli otto immortali taoisti, la prima volta in cui compaiono le marionette. Il terzo brano ci porta in un’atmosfera sonora completamente diversa: i gong e il suona lasciano spazio alle delicate melodie prodotte dagli strumenti a corda erhu e banhu e dal flauto di bambù dizi. La spettacolarità del finale è garantita dalle acrobazie del vero e del finto Sun Wukong (il Re delle Scimmie).
Sabato 8 novembre alle 11, il Museo apre le attività con un laboratorio imperdibile: Le marionette di paglia indonesiane.
Un workshop di circa un’ora per esplorare il mondo del Wayang Suket, l’arte tradizionale indonesiana delle marionette di paglia. Si inizierà con un’introduzione alla storia, alle forme e alla filosofia di questa antica pratica, con uno sguardo alla sua ricchezza culturale e al suo significato artistico, per poi creare la propria marionetta Wayang Suket.
Per chi li avesse persi, sempre al Museo Pasqualino, andranno in replica gli spettacoli Timun Mas. Una storia di amore e coraggio, alle 17, Tong See Han: Addio mia concubina alle 18.30, e Anoman Obong, alle 20.
Ai Crociferi, alle 18, andranno invece in replica NERA. Viaje a la isla madre; alle 21.15 La rappresentazione degli Otto Immortali.
Il primo fine settimana del Festival di Morgana si concluderà al Museo delle Marionette domenica 9 novembre.
Alle 10, ecco di nuovo in scena Tong See Han: Addio mia concubina.
Alle 16.30 sarà ancora possibile partecipare al laboratorio Le marionette di paglia, mentre alle 18 andrà di nuovo in scena lo spettacolo Timun Mas. Una storia di amore e coraggio. Chiuderà, alle 21.15, una nuova messa in scena di Anoman Obong.
La seconda settimana del Festival si aprirà mercoledì 12 novembre al Museo alle 17, con i pupi siciliani della compagnia Brigliadoro, che rappresenterà Malagigi e la bocca dell’inferno.
Malagigi, mago difensore della cristianità, si troverà a convegno con il diavolo Nacalone nel bel mezzo dell’assedio di Parigi. Il diavolo gli predice lo scontro tra Orlando e Rinaldo, innamorati entrambi di Angelica. Con tempismo perfetto, il mago Malagigi riuscirà però a interrompere lo scontro e ricordare ai paladini il giuramento fatto all’imperatore Carlo Magno: combattere per la difesa del regno.
Spazio ai libri, invece, alle 18, al Museo, con la presentazione del volume A occhi aperti, Sogni letterari nel Rinascimento di Lavinia Spalanca (Carocci editore). Sogno e letteratura intrattengono, sin dall’antichità, un rapporto assai fecondo. Ad accomunarli è infatti l’attitudine al racconto, la vis metaforica e metamorfica, l’oscillazione fra ordinario e straordinario, razionale e irrazionale. Il volume ripercorre l’immaginario onirico rinascimentale e individua le potenzialità letterarie connesse al sogno a partire da alcuni testi indicativi. Discuteranno con l’autrice Valeria Cammarata e Ambra Carta.
Giovedì 13 novembre, alle 16 al Museo, spazio all’incontro VOCI DI LEGNO – Tradizione orale e nuove narrazioni digitali, in collaborazione con il Dottorato di Ricerca Mediascape. Ricerca e produzioni transculturali dell’Accademia di Belle Arti di Palermo.
L’incontro sarà un momento di confronto e riflessione sul ruolo del podcasting come strumento di valorizzazione dei musei, della cultura e del patrimonio immateriale. Interverranno Elisa Bonacini, Rosaria Cascio, Ester Memeo, Alberto Nicolino e Rosario Perricone.
Si prosegue, ancora giovedì, ma alle 18 e a Palazzo Belmonte Riso con l’inaugurazione di Pupi Videodrome.
La mostra presenta una selezione di opere, tra videoarte e installazioni etnografiche, che aprono alle trasmutazioni dell’Opera dei pupi nella contemporaneità, invitando ad assumere posizioni nuove da cui rileggere la complessa e sfuggente realtà che ci circonda. Posizionando le telecamere sulla testa delle marionette, la video installazione The Palace of Raw Dreams dell’artista britannica Judith Cowan fa adottare allo spettatore il punto di vista dei pupi sulla scena, provocando un capovolgimento di prospettiva. Le efferate conseguenze delle guerre di tutti i tempi diventano più esplicitamente manifeste nell’installazione etnografica Homo homini lupus, di Rosario Perricone e Virgil Scripcariu, che ricreano un paesaggio archeo-logico di corpi.
Infine, il tema della futilità della guerra ritorna nella video installazione Pupidrama, degli artisti tedeschi Stefan Panhans & Andrea Winkler, realizzata in collaborazione con il Museo delle marionette e presentata in prima nazionale. L’opera affronta in modo originale e visionario i temi della crisi identitaria, della decostruzione dei miti e della ricerca di nuove possibilità di convivenza.
Il weekend entra nel vivo venerdì 14 novembre, al Museo Pasqualino: ecco in replica, alle 17, Malagigi e la bocca dell’inferno.
Alle 21.15, sempre al Museo, ecco uno spettacolo che ha fatto la storia: A Sicilia camina, di Ignazio Buttitta, della Compagnia Carlo Magno in coproduzione con la Fondazione Ignazio Buttitta e Museo delle marionette.
A Sicilia camina è uno spettacolo dalla lunga storia. Venne rappresentato in diverse piazze siciliane dalla fine degli anni Cinquanta alla metà dei Sessanta con la compagnia del Teatro mobile, il primo teatrino dei pupi impiantato su un camion ideato dal cavaliere Antonino Mancuso, che operava con il figlio Nino.
Per iniziativa del poeta Ignazio Buttitta – che scrisse il testo portando avanti una propaganda contro la Democrazia Cristiana – Antonino Mancuso metteva in scena con i pupi e il cantastorie Vito Santangelo, le vicende di Petru Fudduni e le guerre tra contadini e sindacalisti tra cui I pirati a Palermo, A mafia e Il treno del sole. Per la cinquantesima edizione del Festival di Morgana, la Compagnia Carlo Magno di Enzo Mancuso ripropone questo antico copione di famiglia integrando lo spettacolo di marionette con la tecnica narrativa dei cantastorie.
All’Ex Chiesa di S. Mattia ai Crociferi, arriva tutta la potenza della narrazione.
Alle 18, in scena IO GUERRIN MESCHINO, di e con Alberto Nicolino, liberamente ispirato al testo di Gesualdo Bufalino.
Chi siamo, se non conosciamo da dove veniamo? Guerin Meschino è la storia di un uomo senza radici, senza patria né genitori, che parte alla ricerca di un nome, di un padre, di un senso. Un viaggio lungo, iniziatico, che attraversa terre, prove, incantesimi e amori: ma soprattutto attraversa l’ignoto che ciascuno porta dentro di sé.
Alle 20, sempre ai Crociferi, un viaggio… Alla fine del mare, con lo spettacolo di Gigi Borruso, coproduzione tra il Museo delle marionette e l’Associazione Museo Sociale Danisinni.
Lo spettacolo prende le mosse da una delle opere più note dello scrittore simbolista francese Marcel Schwob, La Crociata dei bambini. La vicenda storica cui l’autore si ispira è ancora oggi dibattuta e confusa fra diverse narrazioni: nel maggio del 1212 un pastore dodicenne di nome Stefano, proveniente da un villaggio della Loira, si presentò al re di Francia, Filippo II, affermando che Gesù gli era apparso, ordinandogli di raccogliere fedeli per la crociata.
Nonostante l’avversione del re e dei teologi, il bambino iniziò a predicare davanti all’abbazia di Saint-Denis: diceva che i mari si sarebbero aperti davanti a loro come il Mar Rosso con Mosè, e che sarebbero così arrivati a piedi fino alla Terra Santa. Al centro del viaggio è il Mar Mediterraneo, che nello spettacolo di Borruso spalanca una riflessione sul contemporaneo.
Sabato 15 novembre, alle 17 al Museo Pasqualino, ecco in scena Padre Pino Puglisi. Un prete contro la mafia, della Marionettistica popolare siciliana. Quella di Pino Puglisi, beatificato dalla Chiesa, è la storia di un prete di frontiera ucciso dalla mafia per aver adempiuto alla sua missione evangelica. In Sicilia, non si uccidono solo giudici e uomini delle forze dell’ordine, ma anche i ministri di Dio che hanno il coraggio di alzare la testa, di lottare per donare condizioni di vita migliori a bambini destinati a divenire manovalanza di mafia. Angelo Sicilia narra la semplicità e la forza di “3P”, la sua coraggiosa ribellione, incastonandola abilmente nelle difficoltà di un quartiere come Brancaccio descritto nella sua condizione di decadenza. Se da un lato viene palesata, in tutta la sua forza distruttiva, la cultura omertosa e la violenza, dall’altro la gioia dei bambini riesce a lenire questo crudo realismo.
Si prosegue alle 18.30, ancora al Museo, con la presentazione. I pupi tornano dall’America. Presentazione della donazione dei pupi della famiglia Manteo.
Dopo l’importante donazione dei pupi di Nino Amico, un altro significativo regalo arricchisce la collezione di stile catanese del Museo Pasqualino. Figli e nipoti di Agrippino Manteo hanno voluto infatti donare al Museo otto pupi e una testa provenienti dallo storico mestiere del loro capostipite. Agrippino Manteo, nato a Grammichele (Catania), fu allievo di Giuseppe Crimi e portò l’Opira catanese in America, prima in Argentina e poi a New York. Gli splendidi pupi dei Manteo si vedono in una scena de Il Padrino parte II di Francis Ford Coppola. All’evento parteciperanno Rosario Perricone, Jo Ann Cavallo e la famiglia Manteo in collegamento on line, e Alessandro Napoli.
Alle 21.15, appuntamento con lo spettacolo Riccardo III della Compagnia Arte Pupi Fratelli Napoli. Personaggio complesso per la resa di tutte le sue sfumature già per un attore in carne e ossa, Riccardo III darà in scena… filo da torcere in egual misura a ‘u parraturi, che gli darà la voce, e a ‘u manianti, che gli regalerà i movimenti. Come Gano di Magonza, anche il duca shakespeariano smania per impadronirsi del trono e, per ottenerlo, non ha ritegno alcuno ad accumulare delitti su delitti, per i quali si serve con sadica gioia di assassini e sicari, né esita a circuire e sposare la vedova di un suo nemico, Lady Anna Warwick.
All’Ex Chiesa di S. Mattia ai Crociferi, tornano le repliche degli spettacoli Alla fine del mare, alle 18, e IO GUERRIN MESCHINO, alle 20.
Il Festival di Morgana saluterà il suo pubblico, dandogli appuntamento all’anno prossimo, al Museo delle marionette domenica 16 novembre tre appuntamenti.
Alle 11, ecco lo spettacolo di opera dei pupi Storia di Rosario Livatino. Un giudice per bene, della Marionettistica popolare siciliana. Lo spettacolo narra la storia del giudice Rosario Livatino ucciso dalla stidda agrigentina nel 1990, a soli 38 anni. Giovanissimo magistrato, fu sostituto procuratore ad Agrigento in un periodo buio e difficile della storia siciliana, riportando alla luce le trame ed il malaffare di una provincia con due mafie: cosa nostra e la stidda. Il percorso di fede e giustizia ha accompagnato Livatino fino alla morte. Lo spettacolo affronta i vari aspetti della difficile vita professionale del giudice, la sua profonda fede e la sua incorruttibilità.
Alle 17 andrà in replica lo spettacolo A Sicilia camina, di Ignazio Buttitta, della Compagnia di Carlo Magno.
Alle 21.15, gran finale con la replica di Riccardo III, della Compagnia Arte Pupi Fratelli Napoli.
Il Festival di Morgana è realizzato con il contributo di Il Festival è stato organizzato con il contributo di: Ministero della cultura della Repubblica dell’Indonesia, Ministero delle cultura della Repubblica italiana – Direzione Generale Spettacolo, Comune di Palermo, Assessorato alla cultura, Ufficio della Cultura, Radio, Televisione, Turismo e Sport della Città di Wenzhou; Dipartimento della Comunicazione del Comitato Municipale di Wenzhou; Ufficio della Cultura, Radio, Televisione, Turismo e Sport di Rui’an; Associazione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale di Rui’an, Sanggar Matur Nuwun; Çanka Mahameru (Indonesia), Instituto Cervantes Palermo; Accademia di Belle arti di Palermo – Dottorato di ricerca Mediascape: ricerca e produzione artistiche transculturali.
In collaborazione con: Istituto Italiano di Cultura di Giacarta; Ufficio Protezione del Patrimonio Culturale Immateriale della città di Rui’an, insieme all’Associazione Nuova Generazione Italo-Cinese (ANGI), Fondazione Giorgio Cini Venezia- Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati, Palazzo Belmonte Riso – Museo regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo, Associazione Museo Sociale Danisinni, Fondazione Ignazio Buttitta, Associazione culturale e teatrale Carlo Magno, Cattedra di Letterature ispano-americane dell’Università degli Studi di Palermo.







