Una guerra anti-anestetica
La poesia di Antonino Contiliano è militante, una critica politica ed estetica antagonista contro la guerra di occupazione delle identità singolari e collettive. Una simbiosi in divenire, azione di guerra simbolica antiregime, che si oppone all’attuale marketing dell’iper-industrializzazione tecno-digitale capitalistica, che anestetizza il desiderio e la sensibilità comune, sottraendo le coscienze alla grammatizzazione appiattita. La vergogna dell’indifferenza è prodotta dalla standardizzazione passivizzante delle nuove tecnologie, che mirano a neutralizzare l’esperienza estetica e intellettuale diretta. Il risultato è l’azzeramento dell’individuazione di un noi politico conflittuale, capace di cogestire insieme vita singolare e collettiva. Questo obiettivo è perseguito dalla logica dell’universalità del weltmarkt, praticata dalle nuove tecnologie di guerra per il controllo estetico diffuso nel locale e nel globale. Non è un caso che il critico e poeta Giorgio Moio, nei suoi lavori (“Ricerca di identità- brevi postille su alcuni poeti contemporanei/2024” e “Il Rovescio dell’ombra” /2024) sulle soggettività poetiche conflittuali, individui la poesia di Contiliano tra i produttori anti-anestetizzanti. Il conflitto si rileva dove i versi, lavorando per combinazioni simboliche difformi, si disallineano dagli appiattimenti di senso creando polivalenza semantica, dissonanze e disarmonie. Una lotta poetica in cerca di un io-noi su linee di fuga come “nuove armi” est-etico-politiche anticapitalistiche. Moio, infatti, scrive di “forme di autoironia che si dilatano fino all’alterità”. Contiliano usa la parola come un bisturi a difesa della libertà del vivere socio-politico, progettando una resistenza per un mondo diverso rispetto alla versione mercificata del quotidiano. Una poesia di pensiero trasfigurante che, caricandosi di messaggi politici in un linguaggio contestualizzato, lavora per una hybris distanziante ma immanente. È nella contingenza e nella molteplicità degli eventi che si pensa, si sente, si fa e si è l’esperienza di fuga di non essere più, come scrive Michel Foucault, quello che si era prima o quello che vorrebbero che si fosse secondo i codici della società del controllo estetico-politico. Una “macchina da guerra” simbolico-semiotica-sperimentale, il pensiero critico e riflettente, è il modo pertinente di accostare il pensiero e la scrittura poetica contraddittoria che emerge dalla produzione poetica di Contiliano. Il nemico “invisibile” non è più allora la neutralizzazione del conflitto estetico e politico, ma l’attacco senza confini contro ogni nodo sociale di dissenso e di dissonanza. La quiete del pensiero, gli show senza proposte, il ballo delle guerre e del gossip, le forme narcisistiche e identitaristiche di chiusura in se stessi o nazionalistiche, vanno perciò decostruiti ed esposti all’ignominia e all’ilarità carnevalesca.
Frammenti dalle poesie:
Da “Spegnete quelle parole”:
[…] // la chiacchiera uccide / le turbolenze insurgenti più delle purghe / e dolente è la memoria senza i griot // e senza down, up, charme e kaone vivi, / la stranezza del tempo e la radiazione / è creazione priva di vita, è demenza.
Da “Patibolo globale”:
[…] // al mercato dei signori della guerra / una sentenza di morte collettiva / […] / l’umanità è in pericolo, il mattatoio / è in edizione ogni mattino / onnipresente maisma il terrorismo / dai, convinciti, veni vidi vici, ici / islamismo brucia e cinesismo / sono invisibili, la realtà è virtuale / il visuale ormai gode in paradiso.
Se il marketing della tecnologia artificiale capitalistica occupa il sentire comune, allora la ribellione singolare non sia preclusa alla poesia “sgrammaticale”, come una macchina da guerra contro l’ordoliberismo digital-capitalistico. Una depoliticizzazione intensiva, modellante il sentire comune come capacità critica e riflessiva, orienta verso consumi estetizzanti superficiali e standardizzati. Invece, abbiamo bisogno di un’estetica come teoria della sensibilità che studi
le percezioni come principi per una comprensione autentica dell’estetica come politica e della politica come estetica antagonista. L’arte e la poesia, come vittoria della bellezza della ribellione oppressa, non possono essere denegate per decreti economici o contratti di derisione.
Giacomo Cuttone







