Inaugurazione della 1° edizione della Rassegna Letteraria “+ Spazio tra le Parole”. Giovedì 6 febbraio alle 17 a Trapani
Spazio tra le parole non è solo il titolo di una rassegna letteraria, ma un’idea, un metodo, una prospettiva. Abbiamo scelto di rappresentare il “più” con il simbolo “+” perché racchiude un significato profondo: un punto di incontro tra due dimensioni. La linea orizzontale ci radica nella materia, nella concretezza della parola e del progetto; la linea verticale ci eleva verso il pensiero, l’intuizione, il senso più alto della creazione.
Questa doppia anima è la stessa che ritroviamo nell’architettura, termine che si compone di archè e technè: il principio e la tecnica, l’idea e la costruzione. È nella loro fusione che nasce l’armonia, la bellezza, il senso profondo dello spazio.
Proprio per questo l’Ordine degli Architetti di Trapani, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Trapani, la Rete Bibliotecaria Bibliotp, la Biblioteca “Michele Argentino”, la Fondazione dell’Ordine “Francesco La Grassa”, l’INSA , ha deciso di aprire un nuovo spazio di confronto, una rassegna letteraria che non si limiti ai libri di architettura, ma che racconti l’architettura attraverso autori che non parlano direttamente di essa.
Non sarà una serie di presentazioni frontali in cui l’autore espone e il pubblico ascolta. Vogliamo “più spazio” nel senso più ampio: spazio per il dibattito, per la riflessione, per un libro che diventa esperienza vissuta nei luoghi, nei territori, nella realtà che lo ispira.
La scommessa è ambiziosa: attraversare le parole per scoprire lo spazio che le abita, trasformando la lettura in un viaggio tra le idee e le relazioni umane. Perché, in fondo, ogni architettura – come ogni storia – è fatta di materia e di spirito, di costruzione e di significato, di incontri e di emozioni.
Una rassegna diffusa sul territorio nei luoghi della lettura e nelle biblioteche di pubblica lettura.
- spazio tra le parole fa parte della Rete dei festival letterari del Trapanese
Nelle società che finalizzano l’economia alla crescita della produzione di merci il consumismo non è un vizio privato, ma una pubblica virtù, perché se la domanda non crescesse di pari passo con l’offerta occorrerebbe ridurre la produzione e l’occupazione, innescando una crisi che si aggraverebbe progressivamente. In queste società l’atto di acquistare travalica la sua funzione utilitaristica e diventa un valore in sé. Non importa cosa si compra. Importa che si compri. Secondo uno slogan pubblicitario, non a caso in inglese, “Shopping is life”. Ma gli acquisti possono soddisfare solo le esigenze materiali della sopravvivenza, non possono dare un senso alla vita. Nel 1968, in un discorso pubblico, Robert Kennedy affermò che «il Pil misura tutto, ma non ciò che rende la vita degna di essere vissuta». Solo la spiritualità, che è una dimensione costitutiva degli esseri umani (e non va confusa con la fede in qualcosa che non è dimostrabile razionalmente), consente di appagare le esigenze esistenziali più profonde e di vivere come una conquista la riduzione della dipendenza dal consumismo compulsivo, che è la causa principale della crisi ecologica. Valorizzare la spiritualità significa oggi promuovere una forma di disobbedienza civile.
Maurizio Pallante è un eretico e un irregolare della cultura.
Laureato in lettere, si occupa di economia ecologica e tecnologie ambientali. Nel 2007 ha fondato il Movimento per la decrescita felice.








