Viviamo in un territorio ricco di talenti, dove ragazzi e ragazze sognano di vivere di arte, musica, teatro e canto. Questi sogni, però, rischiano di spegnersi se non creiamo le condizioni per coltivarli e sostenerli.
Se, per esempio, il budget corposo investito per la notte di Capodanno a Marsala fosse stato interamente destinato ad artisti, musicisti e cantanti di questa città, sarebbe stato un segnale forte e significativo. Invece, no: è stata fatta una scelta artistica molto discutibile in termini di rapporto qualità/spesa (lo dico da addetto ai lavori) che lascia spazio a molte riflessioni. Stesso discorso anche per le altre città.
Per troppo tempo abbiamo visto partire i nostri talenti migliori, costretti a lasciare questa terra per cercare altrove opportunità che qui non trovavano. Eppure, quando li vediamo brillare su palcoscenici internazionali o in televisione, ci riempiamo il petto d’orgoglio e corriamo a conferire loro targhe e onorificenze, dimenticando che il loro successo è il risultato di una fuga necessaria, non di un sistema che li abbia sostenuti.
Dobbiamo rompere questo ciclo. Non possiamo più permettere che i nostri giovani pensino che per avere un futuro debbano rinunciare ai loro sogni artistici o abbandonare la loro città. Non inculchiamo loro l’idea che solo le professioni tradizionali siano valide per costruirsi una vita dignitosa. L’arte, la musica, il teatro sono mestieri che arricchiscono non solo chi li pratica, ma l’intera comunità.
A voi, amministratori e gestori, chiedo di investire nelle opportunità culturali. Se esistono fondi per la cultura, utilizziamoli per creare spazi, eventi e iniziative che diano visibilità ai giovani talenti. Creiamo teatri accessibili, organizziamo festival locali, incoraggiamo i locali pubblici a ospitare concerti e spettacoli. Facciamo sì che i nostri ragazzi possano esprimere il loro talento qui, dove sono nati, senza dover cercare altrove la possibilità di emergere.
E soprattutto, mettiamo un po’ da parte chi nella vita ha già un reddito proveniente da altre fonti. Per loro non cambierà nulla: potranno sempre sfogare le loro ambizioni giovanili nei circoli e nelle parrocchie. Riserviamo quel poco che c’è in cassa per chi vive di cultura, per chi ha scelto di fare dell’arte e della creatività il proprio mestiere, spesso con grandi sacrifici.
Questo appello è rivolto soprattutto alla politica del futuro. Non seguiamo più l’esempio di chi, negli ultimi decenni, ha dato la priorità ad altre logiche, dimenticando il valore immenso della cultura. Abbiate il coraggio di mettere i giovani e i loro sogni al centro delle vostre scelte.
Un territorio che investe nell’arte e nella cultura è un territorio che cresce, che trattiene i suoi figli e che costruisce una società più ricca e consapevole. Diamo una speranza concreta ai nostri giovani. Diamo loro la possibilità di credere che qui, nella loro terra, il loro talento possa trovare spazio per sbocciare.
Con determinazione e speranza.
Un sognatore
Filippo Peralta







