“Le mie favole dark tra macchine del tempo e laboratori alchemici”. Intervista al regista Fabio Bagnasco al lavoro su due progetti accomunati dal desiderio di rompere gli schemi della narrazione tradizionale
Fabio Bagnasco è reduce dall’uscita nel circuito festivaliero di “Un giorno in più”, cortometraggio ispirato a Seneca, ma è già al lavoro su alcuni nuovi progetti: Athanor, una miniserie dark in cui si intrecciano le nuove tecnologie e le favole arcane della tradizione popolare (così l’ha definita il regista) e Time Machine, un nuovo film breve ispirato al libro di Davide Pulici “Nelle fauci del tempo”.
Di cosa tratta Time Machine?
“La storia è quella di un regista che, assieme alla sua compagna, si isola in un borgo per realizzare un documentario sulla sua vita, attraverso la raccolta di immagini del passato che testimoniano il suo essere stato bambino, poi adolescente e adulto.
La quiete del luogo è interrotta dall’arrivo di un prete di nome Nerio, sulfureo e ambiguo, del quale la vox populi dice essere stato l’inventore di una macchina del tempo che gli sarebbe costata la scomunica da parte delle alte gerarchie della chiesa.
Da quel momento in poi la vicenda assume toni drammatici e inquietanti, dove i fantasmi del passato tornano a tormentare i protagonisti e rivelano segreti terribili sepolti dalla coltre del tempo.
Il film spazia temporalmente tra gli anni settanta e il duemila, ed evoca la figura di padre Pellegrino Ernetti, supposto inventore di un marchingegno capace di captare immagini e suoni del passato, anche quello più remoto, per restituirle in versione di ologramma.”
In cosa ti ha ispirato il libro di Pulici?
” E’ una ricostruzione rigorosa e attenta della vicenda di Padre Pellegrino Ernetti, figura eminente della musicologia – ma anche esorcista ed esegeta delle sacre scritture – non alieno a interessi nel campo della fisica, inventore di un marchingegno capace di intercettare immagini del passato recente e remoto. La lettura del libro di Pulici, che per me è anche una riflessione sullo statuto misterioso dell’immagine e quindi del cinema, mi ha colpito per il suo essere oltre qualsiasi tentazione sensazionalistica, collocandosi in una zona equidistante dall’esegesi fantasiosa e dal negazionismo militante, con una attitudine laica davvero rara di questi tempi”.
Il protagonista è quindi un regista. Non a caso immagino…
“Esatto. E sarà probabilmente un vero regista a interpretarlo. Così come ho pensato ad un attore teatrale, eterodosso e dal multiforme ingegno, a vestire i panni del prete.
Leggevo da qualche parte che utilizzerai il bianco e nero..
“Alternerò l’uso di palette di colore che richiamano la grana delle pellicole degli anni settanta a un bianco e nero dal taglio espressionista, con focali che deformino i piani di ripresa. Una particolare attenzione sarà dedicata al suono, che vedrà alternarsi frequenze elettroniche a canti gregoriani stranianti “.
A che punto è “Athanor”, la miniserie…
“Direi a buon punto. Abbiamo approntato una versione spagnola dello script, in vista di una produzione che potrebbe vedere interessati dei referentii berici. Mi rendo conto che è un progetto davvero complesso, duro, che non fa sconti. Ma d’altronde è questo il territorio in cui amo muovermi. Non riuscirei a realizzare niente di diverso”.
Una curiosità. Tu hai una collaborazione fissa con le donne, in particolare Francesca Scaglione e la sceneggiatrice Filippa Gracioppo, ma anche Alessandra Martinez come montatrice. Anche questo è un caso?
“Sono lontano anni luce dalle classificazioni di genere, che francamente trovo ridicole e improntate a forme di “political correct” che mi danno davvero fastidio. Esistono le persone. Punto. E quando hai la fortuna di trovare persone creative che ti arricchiscono e con cui formare un team che funziona, poco conta l’appartenenza a un genere. D’altronde nelle mie cose ho avuto la possibilità di collaborare con persone, uomini e donne, che in qualche modo hanno sempre portato un contributo che definirei utile. Vedi Fabio Cinti e Pierluigi Vitiello per le musiche o Alessandra Martinez per il montaggio e la post-produzione. E’ una magnifica casualità”.






