Dalla prefazione di Paolo Di Mizio, giornalista
Era mio padre è un libro forte. È la storia di una donna, e prima ancora una bambina, che subisce non una
ma una serie di violenze in famiglia. La lettura è un pugno nello stomaco.
Ma la forza d’urto non si avverte subito: all’inizio è quasi una carezza, che però pian piano si trasforma con un meccanismo inarrestabile quasi fosse un treno lanciato a cento all’ora. E infine, quando sembra che tutto sia stato detto e consumato, tutto celebrato ed elaborato come un lutto, si scopre che
c’è ancora qualcosa da rivangare nei meandri di una memoria che si schiude lentamente, lasciando infine il lettore allibito, attonito. Lontano anni luce dal voler essere un racconto horror o dal volersi servire di
6 effetti speciali, che sarebbero stati fin troppo facili, questo libro è stato scritto in un momento particolare di grazia. È stato scritto con una prosa che è essa stessa una grazia. Dal momento che non è solo un romanzo, ma è un pezzo di autobiografia, soltanto un momento di estasi inconsapevole poteva dare all’Autrice – Claudia/Sara – l’equilibrio e la limpidità di questo testo. La scrittura è delicata, leggera,
nonostante la crudezza dei fatti che vi si raccontano. Con un linguaggio mai invasivo, mai
accusatorio né giustificatorio, quasi che a raccontare fosse un angelo nella sua divina neutralità e non la protagonista di quei fatti, il libro inanella la storia di una duplice o triplice violenza, di cui una parte era stata rimossa dalla memoria e che solo dopo un periodo di analisi torna alla mente di 7 Claudia/Sara quasi per ebollizione naturale, come una schiuma di latte. La forza del libro non sta nell’ovvio:
non sta nelle scene e nella rabbia o orrore che dovrebbero procurare. La sua forza sta nell’accumularsi di ferite nell’anima, che però non spengono mai la speranza. La speranza di una di una bambina prima, di una donna poi e infine – tornando indietro con stupefacenti flash-back della memoria – di
nuovo una bambina. Non c’è odio né vendetta nelle parole di Claudia/Sara: il rancore e la rivalsa
diventano una risorsa. Lasciano il passo al desiderio di rinascita attraverso riflessioni che scavano sempre più in profondità. È un libro che forse va letto più e più volte per cogliere le mille sfaccettature di un percorso difficile ma necessario.
Al rancore che spesso accompagna i 8 racconti di violenza sessuale, Claudia risponde con il garbo di una storia che, per quanto amara, vuole essere rivissuta con un senso di liberazione.
La possibile idea di una strumentalizzazione dei fatti più atroci viene letteralmente spazzata via dalla narrazione leggera, angelica, e dalla voglia dell’autrice di condividere con il pubblico il suo vissuto senza scendere mai nel vittimismo. Claudia, con la sua storia, offre la voce a tutte quelle donne silenti, senza voce, costrette a vivere ancora e forse per sempre nell’angoscia.









