L’Associazione culturale di Terrasini “Così, per… passione!” organizza l’evento “Apriamo i cassetti… e cerchiamo! Chissà che non si trovi anche lì la ‘memoria’. Di ieri e di oggi”
L’Associazione culturale di Terrasini “Così, per… passione!” organizza l’evento “Apriamo i cassetti… e cerchiamo! Chissà che non si trovi anche lì la ‘memoria’. Di ieri e di oggi”.
Di cosa si tratta? Ce lo spiega il presidente dell’Associazione, Ino Cardinale.
Una raccolta di scritti popolari, di gente comune, che si ritiene non debbano rimanere celati nei cassetti, abbandonati alla dimenticanza, realizzando – previa ricezione di liberatoria e consenso per la loro pubblicazione – un apposito volume-antologia cui sarà accluso, presumibilmente, un prodotto multimediale che sia tangibile riconoscimento all’opera di ognuno e sigilli l’“arte dello scrivere” che tutti posseggono“.
“Verba volant, scripta manent” è una locuzione latina, tratto da un discorso di Caio Tito al senato romano. Le parole volano, gli scritti rimangono. Si tratta di un riconoscimento della importanza e della incontrovertibilità delle testimonianze e dei documenti scritti.
A fare eco alla locuzione latina appena riportata, nella accezione di testimonianza, di documentazione, sovvengono due espressioni: “Bonum est serbare cartas” e “Sarva ‘nca trovi”.
La prima, in latino maccheronico, la ripeteva, scherzando, un anziano sacerdote, autore di svariate pubblicazioni, che, a quanti gli chiedevano se nei suoi ‘archivi’ vi fosse stata ‘roba’ meritevole di essere data alla stampa, arrossiva come un bambino e, agitando una mano con fare caratteristico, diceva: “sciocchezze, sciocchezze!” (ma tali non erano!).
La seconda, in dialetto, è stata punto di riferimento e motto-dettato comportamentale di molte famiglie di un tempo. Anche di Terrasini, di Cinisi, del territorio circostante.
Si è avuto modo di constatare che nelle case di non pochi terrasinesi ci sono cassetti che conservano preziose testimonianze autobiografiche: diari, epistolari (lettere – ad esempio: di e ad emigrati e/o familiari all’estero, al e dal fronte – e cartoline, non di certo con semplici saluti), taccuini, appunti privati, carti e cartuzze varie, (fogli e foglietti vari) con memorie private e storie personali e di famiglia, racconti intimistici, soprattutto di chi non è più fresco di età (nonni e bisnonni), di chi non ha mai avuto a che fare con computer, tecnica e globalizzazione, lontano dai bombardamenti degli slogan e di tante parole costruite e tante frasi fatte, dalla pubblicità e dal consumismo.
Ecco che ci troveremo di fronte, apprezzandoli nella loro ricchezza e nel loro valore, quasi rappresentassero un disintossicante spirituale o un veicolo di insegnamenti, scritti – a mano, a macchina, al personal computer – in cui si riflette, in varie forme, il mondo interiore, il quotidiano, la vita, di ciascuno e la storia delle nostre comunità locali, talora con proiezione anche nazionale da un punto di vista assolutamente inedito. Diversi da quelli che sono contenuti in e-mail e/o nei post in Facebook, o nei messaggi disseminati fra i social (che vanno pure raccolti).
Testi che rendono chi li scrive biografo di se stesso, delle proprie famiglie: memorie e storie singole, individuali, che diventano memoria e storia collettiva, “storia scritta dal basso, storia spicciola, microstoria” che si affianca e si intreccia alla storia di una comunità territoriale che ha la possibilità di ritrovare la sua identità vera, schietta, quotidiana.
Testi ispirati dai sentimenti e che suscitano sentimenti, “rivelatori e rilevatori” di stati d’animo, percorsi di vita, appartenenza, valori, eventi, episodi, usi, costumi, abitudini, tradizioni, storie…
Non vale proprio la pena di disquisire su cosa sia la storia e su chi la fa. La storia non è soltanto epidemie, terremoti, guerre, eventi straordinari; non è fatta soltanto dagli eroi, dai notabili o dalle autorità, dai big o dai vip che dir si vogliano, né solo da chi, rispetto a tantissimi altri, ha superiori, particolari, benemerenze.
Non era, e non è, rara l’abitudine di scrivere per esigenze intime, “in confidenza” con se stessi, perché se ne sente l’istinto, l’impulso – quasi uno sfogarsi (con valenza terapeutica, anche) –, per esprimere la propria personalità e spiegare ciò che si è (superando così ogni timidezza), per diletto, per evadere dalla realtà (specie se la realtà che ci circonda ci opprime o ci disgusta o ci rende annoiati).
Eppure, non si scrive mai solo per se stessi, specie se quello che è scritto viene conservato. Anche se nascosto mentre si è in vita, un giorno sarà affidato o trovato a figli e nipoti, alle future generazioni, o da loro recapitato. In questo senso le categorie del pegno e della “eredità”, del desiderio di vivere e sopravvivere, del lasciare una impronta nel mondo, attraverso le proprie creazioni e produzioni, del bisogno di continuità, funzionano egregiamente e con efficacia.
È bene che le testimonianze che verranno ‘scoperte’ non siano perdute, ma siano protette dalla dimenticanza, salvaguardate e portate a conoscenza: man mano che il tempo passa, esse concorreranno alla definizione di un comune patrimonio culturale, e in una società attratta piuttosto dal futuro ne costituiscono la reale memoria.
L’iniziativa è portata avanti, mutuando (nel nostro piccolo) uguali esperienze realizzate, dall’alto del loro rispettivo ruolo e della loro autorevolezza, dall’Archivio di Testi Popolari siciliani del Dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università di Palermo, dal Centro di Studi filologici e linguistici siciliani e dall’Archivio Diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano.
Chi, residente in Sicilia, ritiene di voler partecipare è pregato di darne comunicazione a Franca Lo Nardo Pepe (091.6862995 – 327.6540400 – 338.8947230), o a Mariella Giannola D’Oca (338.2156872) o a Ino Cardinale (338.7033104), consegnando a questi stessi, entro sabato 18 novembre prossimo, il materiale raccolto.






