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La riga sulla Emme, il nuovo libro di Raffaele Mangano

“La vita è un imbroglio misterioso e inspiegabile.

A volte persino affascinante.

Ma resta comunque un imbroglio”

Milanese che da qualche anno vive alle falde dell’Etna, Raffaele Mangano ha da tempo abbandonato la sua attività di giornalista per dedicarsi alla scrittura e questo è il suo nono romanzo. E’ stato per 5 anni direttore artistico del Premio Brancati.

‘La riga sulla Emme’, l’ultimo e nono romanzo di Raffaele Mangano nasce da una improvvisa esigenza. Per anni non si fanno i conti con esperienze vissute nel passato e i propri ricordi, ma poi questi riaffiorano travestiti da caso, oggetti che appaiono all’improvviso e coincidenze troppo puntuali per essere ignorate.

Diventa così impellente raccontare un’amicizia vera, quella con Leone Mariani, che lo convoca per raccogliere le sue ultime volontà, poche ore prima della sua morte in una Rsa di Milano, città dove aveva vissuto per tutta la vita pur essendo nato a Bruxelles nel 1920.

Per accettare le inusuali richieste finali – prendersi carico della dispersione delle ceneri in un luogo ben preciso e la distruzione di una scatola sigillata contenente segreti da non violare – l’autore chiede in cambio all’amico Leone, di raccontargli altri particolari della sua vita, fatti che negli anni della loro amicizia tardiva, erano stati solo accennati.

Hai più incontrato il Generale dalla Chiesa? Domandai giusto per cambiare argomento e Leone accettò di buon grado di allontanarsi dei ricordi che lo intristivano. L’ho rivisto qualche mese dopo la cattura di Moretti. Fu lui a cercarmi con la solita modalità. Aveva talmente fretta che nemmeno si sedette sul bordo della fontana dove lo avevo aspettato per quasi un’ora. Era stato nominato vice comandante dell’Arma e stava partendo per Roma. Nelle stanze della politica si parlava di un suo nuovo incarico in Sicilia per contrasto alla mafia e lui era propenso ad accettare. Quando seppi dell’attentato fu come se avessero sparato a me. Un dolore al petto, temevo di rimanerci secco. Carlo Alberto era un pilastro della mia vita e non contava quanto tempo avessimo trascorso assieme, contava la qualità di quel tempo.

Nelle pagine scorre il racconto di una vita rocambolesca e sorprendente, di un personaggio unico che aveva seguito il suo destino, ci aveva messo del suo per indisponibilità a seguire le regole, per rifiuto dei compromessi, per intolleranza verso furbizia e artifizi. Non aveva mai sentito di avere missioni da compiere, né traguardi da raggiungere.

Non era facile, dopo aver attraversato con Leone un pezzo di vita, trovarsi al suo capezzale, per esaudire i suoi ultimi desideri, per mettere “in ordine” il poco che era rimasto in sospeso, ma era anche impossibile sottrarsi, non fargli recitare la sua commedia finale per la quale era stato scelto come spalla.

Ma te lo ricordi il nostro primo incontro? Come potrei scordarlo? Rispose Leone sbuffando e alzando gli occhi al soffitto. … il professor Mariani così si era presentato alla segretaria dell’ingresso, infilò una mano nella tasca interna della giacca e ne trasse una vecchia stilografica. Con molta lentezza svitò il cappuccio e lo appoggiò sul tavolo. In me l’iniziale curiosità per il personaggio aveva lasciato il passo all’insofferenza per quella che ormai consideravo una perdita di tempo. Stavo per aprire bocca quando lui allungò il braccio e appoggiò il pennino sul foglio della prova per i candidati. Tirò una breve riga su una lettera e ritrasse la mano. Ma cosa sta facendo? Chiesi senza dissimulare la mia irritazione. Visto la quantità di errori in quel testo basta togliere una emme al titolo e tutto funziona. La emme che aveva tolto era la prima della parola Sommario.

Dice l’autore:

“La Riga sulla Emme nasce dall’esigenza di non poter più ignorare i tanti e strani segnali che riguardavano una persona amica scomparsa 20 anni fa. Oggetti apparsi all’improvviso, ritagli di giornali in posti improbabili, coincidenze inspiegabili. A quel punto dovevo solo recuperare i ricordi della vita rocambolesca di Leone Mariani.

Un libro che ho realizzato velocemente, in pochissimi mesi, come fosse già scritto. Iniziando a dalla

Cominciando a raccontare dalle sue ultime volontà: la dispersione delle sue ceneri in un luogo ben preciso e la distruzione di una scatola sigillata che non avrei dovuto aprire, contenente, a suo dire, segreti che non andavano né svelati né divulgati.

La scelta tra mantenere una promessa o cedere alla curiosità di scoprire quei misteri, si è rivelata oggetto di vivaci discussioni con chi ha già letto il libro. Ho scoperto, con una certa sorpresa, che la maggior parte dei lettori quella scatola l’avrebbero aperta.

Ho tratteggiato Leone per ciò che è stato: una persona che aveva seguito e accettato il suo destino, mettendoci del suo per indisponibilità a seguire le regole, per rifiuto dei compromessi, per intolleranza verso furbizia e artifizi. Né ho taciuto il suo rapporto con il Generale Carlo Alberto dalla Chiesa e neppure il suo contributo alla cattura del capo delle brigate rosse, Mario Moretti.

Leone diceva che” la vita è un imbroglio misterioso e inspiegabile. A volte persino affascinante. Ma resta comunque un imbroglio” .

Ora ne sarebbe più che mai convinto se sapesse che, dopo aver letto di lui, in molti dicono: peccato che Leon non ci sia più, avrei proprio voluto conoscerlo!”

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