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Mete Onlus, Giorgia Butera: “Già in Atto Agenda 2022/2023 nell’Ambito dell’Impegno ‘Stop Sexting and Revenge Porn’”

Con l’inizio del nuovo anno scolastico riprendono gli incontri di Mete Onlus all’interno delle scuole su territorio nazionale, nell’ambito della Campagna Socio-Educativa “Stop Sexting and Revenge Porn”. La modalità è sia in presenza, sia online.

Altresì, sono già diversi gli incontri calendarizzati con le Istituzioni per confronti pubblici rivolti alla comunità adulta.

In programma, anche, iniziative pubbliche con Istituzioni nazionali.

Ricordiamo l’impegno: nasce nel 2021 dopo aver effettuato uno Studio sulla Società giovanile contemporanea, e viene inserito nell’ambito del Programma di Educazione Permanente “Per Quanto Mi Riguarda Ho fatto la Mia Scelta”.

Afferma, la Presidente Giorgia Butera: “Il nostro obiettivo è fornire consapevolezza ed aiuto in casi di contrasto alla violenza e di educazione al sentimento, allontanando aberrazioni digitali quali il Sexting ed il Revenge Porn. Riteniamo importante sensibilizzare ed educare, ed aiutare in caso di aiuto”.

L’Organizzazione invita ad un uso consapevole nell’invio di foto e video digitali a sfondo sessuale, no al Revenge Porn. Indubbiamente, riferendosi ad una generazione pre-adolescenziale l’invito al No-Sexting è ineludibile.

Mete Onlus, ha istituito al proprio interno l’Osservatorio Nazionale contro chi è vittima di Sexting e Revenge Porn. L’Osservatorio si rivolge a coloro che hanno bisogno di aiuto e sostegno in quanto vittime di Cyber Crimes.

Collaborano alle Attività Giuridiche: l’Avvocato Francesco Campagna (Foro di Palermo), l’Avvocato Mari Miceli (Foro di Trapani) e l’Avvocato Francesca Ghidini (Foro di Milano).

Accogliamo, in merito, l’intervento dell’Avvocato Miceli: “L’importanza della campagna rientra nel ventaglio delle proposte terminologiche sorte nel mondo angloamericano e nella nuova legislazione entrata in vigore con la legge n. 69 del 2019, recante “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere ” (c.d. “Codice Rosso”).

In questo contesto sembra potersi prediligere la nomenclatura della “non-consensual pornography” che, lungi dal porre l’accento sulle motivazioni che spingono il soggetto agente a divulgare il materiale pornografico, si concentra su due profili: da un lato, sulla persona effigiata dalle immagini o dai video e, dall’altro lato, sul suo dissenso a che il corpo e la sessualità siano esposti alla mercè di chicchessia. Del resto, il dato comune a tutte le diverse ipotesi di divulgazione illecita del materiale pornografico sembra potersi ravvisare nella non consensualità alla diffusione da parte della persona offesa.

Di converso, le difficoltà nella tipizzazione del nuovo fenomeno risiedono nel fatto che esso è talmente multiforme da toccare diversi e svariati punti nevralgici che attanagliano l’odierna società.

La pornografia non consensuale – per utilizzare l’espressione che forse più di tutte sembra centrare il fulcro della questione – finisce inevitabilmente per coinvolgere macro-aree differenti connesse alla violenza di genere, alla pornografia e ai cybercrames; e tutto ciò rende complesso l’inquadramento, specie sul piano criminologico, di una problematica tanto devastante per le vittime”.

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