“Francesca Serio – Mamma Carnevale”, la storia della prima donna che denunciò la mafia diventa cortometraggio con la regia di Luana Rondinelli
Girato interamente a Palazzo Adriano, il film conta su un cast d’eccezione per dar vita alle vicende già narrate nel libro di Franco Blandi e nello spettacolo teatrale, nonché libro e audiolibro di Luana Rondinelli. Tra gli interpreti: Donatella Finocchiaro, Lucia Sardo, Chiara Peritore e Domenico Ciaramitaro. Le musiche inedite sono di Gregorio Caimi
Le viuzze, le piazze e le case di Palazzo Adriano che già da sole sono emblema del Cinema con la “C” maiuscola diventano scenario di una storia che merita di essere “di tutti”: la vita, l’impegno e la forza di Francesca Serio, madre di Salvatore Carnevale, Turiddu, sindacalista ucciso dalla mafia a Sciara il 16 maggio del 1955.
Sono in corso le riprese per il cortometraggio dal titolo: “Francesca Serio – Mamma Carnevale”, prodotto da Accura film in collaborazione con Sicily Entertainment S.r.l. che vedrà tra gli interpreti Donatella Finocchiaro (Francesca Serio da grande), Lucia Sardo (la nonna), Chiara Peritore (Francesca a vent’anni) e Domenico Ciaramitaro nel ruolo di Salvatore Carnevale, con le musiche di Gregorio Caimi eseguite da I Musicanti.
Il film diretto da Luana Rondinelli, l’aiuto regia Riccardo Cannella e DOP Morgan Maugeri.
Il cortometraggio, girato in abiti dell’epoca, racconta un arco temporale che va dagli anni venti al dopoguerra, ossia dalla nascita di Salvatore alla conclusione del processo per il suo assassinio.
Si tratta di una sorta di evoluzione naturale del desiderio e dell’esigenza di rendere fruibile a più persone possibile la storia personale di una donna che è riduttivo definire “madre coraggio”. Mamma Carnevale” fu la prima donna denunciò apertamente la mafia. La piccola e forte contadina dei Nebrodi, donna anticonvenzionale, nonostante non avesse studiato, si oppose fermamente agli stereotipi femminili del suo tempo e fu paladina della lotta alla mafia già nel secondo dopoguerra.
Poverissima, senza un uomo al suo fianco, con il figlio ancora piccolo, si trasferisce a Sciara e, per dare un futuro migliore al suo bambino, sceglie il duro lavoro nei campi, accanto agli uomini: uno scandalo per una società che relegava le donne tra le mura domestiche. Subito dopo la Seconda guerra mondiale, il giovane Salvatore Carnevale diventa socialista e combatte lo sfruttamento dei lavoratori della terra organizzando l’occupazione delle terre incolte e chiedendo l’applicazione della legge di riforma agraria. Studia e la sera organizza incontri con i contadini. L’attività del giovane sindacalista viene vista come un intralcio al potere di proprietari terrieri e mafiosi. La reazione non tarda: Turiddu Carnevale viene barbaramente trucidato dalla mafia il 16 maggio 1955. Francesca Serio, “compagna” del figlio nelle lotte sindacali, dopo l’assassinio dedica la sua vita alla ricerca di verità e giustizia, denunciando i mafiosi che più volte avevano minacciato lei e Salvatore, riuscendo a farli condannare in primo grado all’ergastolo, quali autori del delitto. Purtroppo il processo d’appello ribaltò la sentenza. In Cassazione fu posta la parola fine alle speranze di giustizia di Francesca. Accanto a lei, in questa battaglia ci fu, dal primo giorno, Sandro Pertini, che non smise mai di sostenerla e incoraggiarla.
A raccontare la sua storia nel libro “Francesca Serio, la madre” (edito da Navarra) è stato Franco Blandi (che avrà un ruolo anche nel corto), testo che è stato di ispirazione per lo spettacolo teatrale “Sciara prima c’agghiorna”, scritto, diretto e interpretato da Luana Rondinelli con le musiche di Gregorio Caimi, poi divenuto libro e audio libro (già ristampato), sempre con Navarra editore.
Lo spettacolo “Sciara – Prima c’agghiorna”, ha raccontato, in prosa e a tratti anche in poesia, con la forza e la visceralità della lingua siciliana, la storia di Francesca Serio “ora – spiega l’autrice e regista Luana Rondinelli – le parole diventano storie vive, il linguaggio teatrale lascia il posto alla trasposizione cinematografica dove si intrecciano gli affetti personali, la quotidianità fatta di fatica e la missione civile, che diventa anche di famiglia, e ancora le condizioni di vita di un tempo apparentemente lontano di una Sicilia che vestiva di nero, ma indossava speranze e lotte di comunità. In tutto questo lo scenario a cielo aperto di Palazzo Adriano (PA), già scelto dal maestro Giuseppe Tornatore, è un set incredibile che già con la forza delle immagini crea le condizioni perché tutti possano sentirsi parte della scelta di Francesca, di sposare la giustizia anche oltre il più grande dei dolori: l’assassinio di un figlio”.





