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Arte

“CIRCUITI” a Mazara del Vallo. ‘I Labirinti’ di Paolo Asaro, da un’idea di Daniela Zannetti giornalista e cultural producer. Il 4 ottobre Open studio, il 5 ottobre esposizione ‘Stele’ di Paolo Asaro

Il progetto fonda sul giornalismo culturale e la vocazione della scoperta tracciando circuiti tra arte e informazione. Un’operazione che investe e contrassegna il territorio e la sua valorizzazione attorno alle identità comunitarie. In questo orizzonte si collocano i “Labirinti” di Paolo Asaro, un percorso che unisce la ricca storia della Sicilia occidentale – la provincia di Trapani, le radici mazaresi dell’artista – con Roma, i Castelli Romani e la ViTus Vignaioli Tuscolani.
Nello studio dell’artista, tele su juta e terracotta e sculture in polistirolo diventano il segno concreto di una ricerca che fonde mito e memoria. Asaro si confronta con un’eredità artistica che affonda nel fermento degli anni Cinquanta di Pietro Consagra e Carla Accardi che definirono a Roma un astrattismo fatto di forma e segno. II suo ritorno al reticolo di Gibellina e alla Porta del Belice è ritrovare attraverso il segno del labirinto, le radici più antiche della Sicilia. Quel simbolo arcaico e vivo che esprime, dalla Creta minoica alle tradizioni indoeuropee, il desiderio di rinascita e conoscenza, il filo di Arianna come guida al ritorno.
Con la personale romana Le Visioni di Frontiera (2023) Asaro ha già narrato la sua terra con l’energia vibrante del mare e i miti che plasmarono i popoli mediterranei. Con I Trionfi di Sicilia (pubblicati anche da Dal Negro, 2022) riportando alla luce la storia complessa
dell’isola, dalle influenze arabe e normanne a quelle bizantine, e la potenza delle sue radici. Così Visioni di Artista tra Oriente e Occidente al Convento del Carmine di Marsala curata dalla bravissima Carla Messina, proponendosi con l’evocazione di storie e civiltà a confronto che hanno suggestionato i secoli.
In questa nuova ricerca Asaro si immerge nel mito degli Elimi, i “troiani di Sicilia”, e nel culto della Dea Madre, Venere Ericina, signora dei cicli naturali e del mondo sotterraneo, sorella mediterranea di Demetra e Persefone. Una energia arcaica con echi lontani: dalla mistica dionisiaca e i “segreti del vino” – in un mito siciliano Dioniso è figlio di Persefone e Zeus – fino alla Kora, la circumambulazione rituale intorno a un oggetto sacro. Il Labirinto si offre come rifugio, avventura e spirale del tempo; è rito, danza, “forma mossa”, segno che vive nel gesto, come insegna il filologo ungherese Károly Kerényi. L’arte performativa di Rossana Abritta si inserisce in questa scena, traendo dalla figura del Minotauro l’indagine sull’ibrido umano e selvaggio: il labirinto, sua dimora e metafora dell’essere, si fa spazio meditativo dove la corporeità diventa misura del mondo e la forma, impermanente, si trasforma in esperienza.

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