Ieri a calcare il palcoscenico di tufi immerso nella vasca di salina sono state: Barbara Gallo, Egle Doria, Laura Giordani e Luana Rondinelli, protagoniste dell’ultima opera scritta da Luana Rondinelli: “Il pomo della discordia”, con la regia di Nicola Alberto Orofino, costumi e scene di Vincenzo La Mendola. Mentre il Sole calava sulle Egadi e la luce crepuscolare si faceva riverbero variopinto tra gli specchi d’acqua delle antiche Saline Genna, nella riserva naturale dello Stagnone, ha preso vita uno dei brani più noti e al tempo misteriosi tramandatici dal mito. Sono due, a dire il vero, i punti focali dell’opera di Rondinelli: “Il pomo della discordia e l’archetipo del buio, due concetti che si completano, come luce e ombra, nella mitologia e nella psiche, in questa nostra rilettura sono messi insieme – spiega l’autrice –. Il pomo della discordia è il seme del conflitto, simbolo del caos dietro l’apparente bellezza, causato dall’incisione: “Alla più bella” e poi lanciato da Eris (dea, appunto, della discordia). L’archetipo del buio è invece l’ignoto, l’inconscio, la paura remota, ma anche il luogo dove può avvenire la trasformazione. È il caos primordiale, ma anche il grembo della rinascita”. Il pomo cade, la discordia esplode e le tre protagoniste: Atena, Afrodite ed Era, che già rappresentano ciascuna un archetipo femminile diverso: potenza, bellezza, autorità, sono costrette ad entrare nell’oscurità, dentro se stesse, per affrontare ciò che è stato risvegliato. Un testo che parla del mito, ma con un tono ironico, moderno e psicologico. “Il mito sarà un privilegiato strumento d’indagine – ha aggiunto il regista –, un pretesto, la nostra speciale lente d’ingrandimento alla ricerca delle chiavi che aprono i significati della contemporaneità”.
Assistente alle scene è stata Sara Lazzaro Danzuso; assistente ai costumi Giuseppe Adorno e assistente alla regia Gabriella Caltabiano.







