Recensione del libro “Il padre della luna. Vita, arte e pensieri di Tomas Milian” di Giorgio Navarro (Nocturno Libri) – di Fabio Bagnasco
Una biografia d’autore documentata e intensa che si legge come un romanzo epico.
“Il padre della luna” è molto più di una semplice biografia: è un viaggio intimo, appassionato e a tratti struggente nella vita e nell’anima di Tomas Milian, attore cubano naturalizzato italiano che ha attraversato con la sua arte e la sua umanità un pezzo importante della storia del cinema italiano del secondo Novecento. Giorgio Navarro firma un’opera meticolosa, profonda e allo stesso tempo empatica, capace di restituire la complessità e la forza espressiva di una figura artistica spesso fraintesa o ridotta a stereotipo.
Nato a L’Avana nel 1933, Milian (all’anagrafe Tomás Quintín Rodríguez Milián) arriva in Italia negli anni ’60, dopo un percorso formativo segnato dall’esperienza all’Actors Studio di Lee Strasberg a New York. L’Italia diventa la sua seconda patria, e il cinema italiano lo accoglie trasformandolo in un’icona, prima del cinema d’autore e poi di quello di genere.
Navarro esplora con grande rigore critico tutte le fasi della carriera dell’attore: dagli esordi con Luchino Visconti e Mauro Bolognini, alla collaborazione con autori come Pier Paolo Pasolini (Rogopag, episodio La ricotta,1963) e Michelangelo Antonioni (Identificazione di una donna, 1982), fino all’esplosione popolare negli anni ’70 e ’80 con i poliziotteschi e la maschera indimenticabile di Er Monnezza, che lo consegna al mito popolare e alla cultura di massa. Indimenticabili anche le sue interpretazioni in film come La vittima designata (1971), Squadra volante (1974), Il trucido e lo sbirro (1976) e La banda del gobbo (1977).
Ma ciò che rende questo libro ancora più prezioso è la struttura arricchita da una serie di capitoli tematici che ampliano il ritratto artistico di Milian: una dettagliata filmografia commentata, le sue esperienze teatrali, le incursioni poco note nel mondo della canzone — con testi originali e registrazioni rare — e persino la sua attività poetica, testimoniata da componimenti inediti e riflessioni intime. Un vero e proprio archivio d’autore che documenta la straordinaria versatilità di Milian, artista totale, sempre in tensione tra il bisogno di esprimersi e il desiderio di fuggire da sé stesso.
Il tono quasi poetico con cui Navarro racconta il tormento interiore di Milian — l’abbandono paterno, la ricerca di un’identità, la tensione tra successo pubblico e fragilità privata — rende questa lettura intensa e profondamente umana. Il titolo stesso, Il padre della luna, è un riferimento struggente alla figura paterna e, più in generale, a un’esistenza segnata dalla mancanza e dal desiderio.
Tra testimonianze dirette, interviste e un uso sapiente degli archivi, Navarro compone un ritratto vibrante e onesto, in cui l’attore e l’uomo si fondono in una figura mitica e fragile, malinconica e irriducibilmente libera.
Da leggere assolutamente






