Edizione 2026 del Libro d’oro delle famiglie Nobili e Notabili con annesso Armoriale Storico Generale italiano
E’ in preparazione il Libro d’oro delle famiglie nobili e notabili con Annesso Armoriale Storico Generale italiano edito dal Conte Enzo Modulo Morosini di Risicalla e Sant’Anna Morosina stampato a Vicenza. Una pubblicazione senza eguali, con annesso Armoriale Generale Italiano e la presenza dei Decreti Umbertini che prevede un aggiornamento biennale, in modo tale che l’opera risulti aggiornata nelle sue oltre 1800 pagine, ben 400 pagine in più della scorsa edizione 2024, ricche di illustrazioni a colori, con un’elegante copertina rigida, blu scuro con caratteri d’oro.
Il concetto di nobiltà è stato per secoli parte vitale e indissolubile della storia non solo europea, plasmando il panorama politico, culturale e sociale anche dell’antico Continente. La classe nobile e notabile si distingueva non solo per nascita ma anche per status sociale ed era caratterizzata da un insieme di valori e principi che enfatizzavano l’onore, la cavalleria e la lealtà.
Il Suo prezioso ordito sullo storico e indissolubile intreccio tra araldica, storia, religione, toponomastica, arte, si dipana con la forza e i toni della Scrittura Nobile e Sapienziale dell’Araldo esperto. In rispetto alla nobilissima tradizione dei blasonari, il pregiatissimo Libro d’oro delle famiglie Nobili e Notabili edito dal Conte Enzo Modulo Morosini di Risicalla e Sant Anna Morosina nonché presidente dell’Istituto dell’Enciclopedia Nobiliare Italiana (E.N.I) che edita l’unica ed ufficiale Enciclopedia Nobiliare Italiana Serie Corrente e Aggiornata, opera di Altissimo valore storico, si fa sigla di eternità di una civiltà Nobile e Superiore, effigiandola e incidendola in questo libro aureo.
La nobiltà ebbe origine nell’Europa medievale, quando il feudalesimo era il sistema sociale e politico dominante. I signori feudali concedevano terre ai vassalli, che a loro volta promettevano fedeltà e servizio militare ai loro signori. Nel corso del tempo emerse una classe di nobili, che godeva di privilegi come l’esenzione dalle tasse, il diritto di portare armi e l’accesso all’istruzione e alla cultura e si distingueva per lignaggio, ricchezza e status sociale. I nobili, insieme ai cavalieri, erano coloro che detenevano il potere e la maggior parte delle ricchezze, le quali erano dovute principalmente al nome della famiglia alla quale appartenevano. Nobile significa “noto” nella società, ovvero colui che si è fatto conoscere eccellendo sulla massa. Ciò implica uno sforzo valoroso che giustifica l’eccellenza della nomea conquistata. La nobiltà ereditaria è stata a volte una luce rispecchiata, quando non ha contenuto un autentico sforzo del discendente di mantenere la gloria degli antenati.
“La stirpe non fa le singulari persone nobili, ma le singulari persone fanno nobile la stirpe”.
Dante Alighieri, Convivio, 1307.
Dopo il suo declino causato dalla perdita del latifondo, la stessa base socio economica su cui poggiava, la nobiltà in Italia, per effetto dell’articolo 3 e della XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione della Repubblica Italiana, vede dal 1948 i titoli nobiliari non essere riconosciuti giuridicamente ma mai aboliti (https://ilfuturoquotidiano.it/la-nobilta-precisa-una-tempesta-in-un-bicchier-dacqua ).
Tuttavia le controversie che circondano i Casati che hanno “scritto” la storia dal Medioevo al 900, continuano a suscitare dibattiti sulla sua rilevanza e valore nella società contemporanea, tanto da imporre un altro capitolo non solo di tendenza archivistica e memoriale.
Già le diverse genealogie dei cognomi di origine etnica, toponomastica, patronimica e matronimica, scaramantica, augurale, di varia provenienza, mestieri, professioni, titoli e condizioni, indica nettamente chi sono stati nell’arco delle generazioni, ovvero declina un immenso patrimonio genealogico, oggetto di studio dell’onomastica e dell’araldica.
Questo patrimonio archivistico e bibliografico è custodito elegantemente nei blasonari, strumenti importanti per comprendere la nobiltà e la sua storia, nonché per distinguere la nobiltà dalle altre classi sociali. Attraverso l’uso dell’araldica, i blasonari che sono sempre oggetti di studio hanno rappresento per secoli la nobiltà e le sue famiglie. Hanno svolto un ruolo cruciale nel preservare la storia e il patrimonio familiare, permettendoci di comprendere meglio la vita e i risultati degli antenati che ci hanno preceduto. I blasonari, detti anche collezioni araldiche, risalgono all’Europa medievale, dove venivano utilizzati per rappresentare graficamente i vari Casati. La nobiltà italiana, ad esempio, aveva una lunga tradizione di araldica, con molti stati italiani preunitari che avevano i propri sistemi araldici unici. I blasoni spesso includevano simboli e colori che rappresentavano le famiglie nobili e Notabili e le loro storie. Gli stemmi (Dna grafici) venivano spesso concessi dai monarchi o da altri funzionari di alto rango e venivano usati per indicare il lignaggio, i risultati ottenuti e la posizione sociale della famiglia “di sangue blu”. I colori e i simboli utilizzati negli stemmi sono stati scelti con cura per trasmettere messaggi sui valori, le credenze e la storia della famiglia e recano una grande valenza estetica ed esoterico-simbolica.
Conoscere, registrare, preservare e condividere le radici di famiglia può portare alla costituzione di un’identità di fondo autentica legata al retaggio culturale, da cui ricavare legami di appartenenza che allacciano il passato al futuro.
Conoscere la propria storia soddisfa un bisogno innato nell’essere che rafforza l’autostima perché la “coscienza genealogica” si fa atto di benedizione della stessa famiglia. La consapevolezza dell’ardore degli antenati, dei progenitori, fa contemplare la benevolenza di Dio sulla stessa stirpe aristocratica, fatta di persone che si sono distinte, i cui rami e le cui radici, e intere foreste d’individui di valore, vanno catalogati nel silenzio aureo del libro degli stemmi.
Ricordando la frase di Gneo Giulio Agricola – legatus Augusti pro praetore – si designava nell’impero romano un governatore di provincia imperiale di rango senatorio munito di imperium delegato dal principe munito di fons honorum. “Pensate ai vostri avi, pensate ai posteri. (32). Et maiores et posteros…”
Per info: https://www.araldicamorosini.it/





