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Arte

Fondazione Sicilia, grande successo per la mostra di “arazzi” Exempla moralia, prorogata fino a domenica 2 marzo. L’esposizione di Villa Zito è un tuffo nel Seicento siciliano, tra ricamatori, storie, vizi e virtù

Il flusso continuo e l’entusiasmo dei visitatori hanno decretato la proroga della mostra Exempla moralia. “Arazzi” siciliani ricamati del XVII secolo, curata da Maurizio Vitella e  ospitata da Villa Zito fino a domenica 2 marzo. Più di due mesi di esposizione per un progetto, promosso e sostenuto dalla Fondazione Sicilia, che è molto più che una mostra.Attraverso la selezione delle opere è possibile fare un viaggio nel tempo e in un mondo che stupisce per perizia e originalità compositiva: quello delle maestranze dei ricamatori.

“Ancora una volta la Fondazione ospita un’esposizione di grande rilevanza e originalità – commenta Maria Concetta Di Natale, presidente della Fondazione Sicilia – perché, attraverso la pregevolezza di queste opere, è possibile scoprire moltissimo su chi le realizzò e su chi le commissionò, ma anche per i temi, che riflettono la sensibilità del tempo. Tutto racchiuso in eccellenze manifatturiere la cui unicità è giunta fino a noi”.

“Il termine arazzi individua un manufatto realizzato con il telaio. Nella mostra – spiega il curatore, Maurizio Vitella – abbiamo mantenuto questo nome perché la dimensione delle opere esposte richiama appunto quella degli arazzi. Si tratta però di parati murari realizzati ad ago, di enorme pregio. Si pensi che, per completarne uno intero, occorreva in media un anno”.

Punta di diamante dell’esposizione sono due parati murali di altissima qualità, esposti sino al secolo scorso nei saloni di palazzo Mazzarino, e successivamente acquisiti in collezione privata durante un’asta, nel 1964. Si tratta di cortinaggi ricamati, superbi prodotti dell’arte serica siciliana, dalle ampie dimensioni, caratterizzati da simbolici motivi decorativi ed elementi figurati che rappresentano episodi mitologici, tratti dalle Metamorfosi di Ovidio.

Attraverso un uso sapiente dell’ago, attraverso antiche tecniche custodite e tramandate, i tessuti in mostra rivelano personaggi che spiccano come modelli in positivo o in negativo, per le virtù o i vizi di cui sono portatori.

 Tra le quattordici scene proposte ecco, ad esempio, Narciso, che incarna l’amore di sé e l’incapacità di relazionarsi; Atteone, punito per essere andato oltre i limiti della conoscenza; Icaro, che precipita per troppa ambizione; Aiace, modello di costanza negli impegni e della perseveranza.

Persone e luoghi

Da palazzo Mazzarino, le opere vennero acquisite negli anni Sessanta da collezionisti privati e sono adesso restituite alla fruizione pubblica.

Specifiche ricerche documentarie hanno fatto riemergere dall’oblio le identità del ricamatoreAndrea Bolognese, dell’ideatore dei moduli d’ornato e delle iconografie, il pittore-architetto Gerardo Astorino, ma anche quella della committente, Giovanna Flavia Branciforti e Lanza, vedova di Giovanni Branciforti e Barresi, alla quale si deve nel 1627 la stipula del contratto, registrato agli atti del notaio Nunzio Panitteri.

Exempla moralia. “Arazzi” siciliani ricamati del XVII secolo accoglie opere da Palermo e dintorni, che ancora una volta testimoniano il talento e la dedizione dei maestri ricamatori.

È il caso del grande “arazzo”, il drappo ricamato con Coriolano che respinge la richiesta di pace del Museo Civico Baldassarre Romano di Termini Imerese realizzato su cartoni del pittore Vincenzo La Barbera, del paliotto in corallo proveniente dal Tesoro della Cattedrale di Palermo, delle cortine a decori fitomorfi e floreali di villa Niscemi di Palermo, delle raffinate composizioni in ago pittura della Fondazione Giuseppe Whitaker di villa Malfitano e dei suggestivi paliotti con paesaggi del Museo Diocesano di Monreale.

I ricamatori (e le ricamatrici)

L’arte del ricamo non era per tutti. I maestri che ne conoscevano e custodivano i segreti avevano, per questo sentito l’esigenza di  regolamentare competenze, produzione e operatività, dando vita, già dal 1502, alla maestranza degli imborditoriL’organizzazione era disciplinata da Capitoli, ossia Statuti che regolavano la categoria professionale, ne tutelavano l’attività e rendevano legale la loro istituzione sottoposta all’approvazione dell’autorità senatoria. Alla maestranza poteva aggregarsi chiunque facesse “esercizio di seta” ossia ricamatori, setaioli e passamanari.
Il mestiere era esercitato all’interno di botteghe, dove il maestro poteva avvalersi del supporto di garzoni apprendisti.

Ma i ricamatori erano soltanto uomini? Ufficialmente la corporazione non prevedeva il coinvolgimento di donne, a cui era riservato il compito di produrre di capi domestici e biancheria di uso quotidiano. Eppure, di fatto, le donne erano coinvolte, come testimoniano molto ricami liturgici confezionati dalle monache.

Info

Apertura giovedì – domenica 10 – 18

La biglietteria chiude un’ora prima.

BIGLIETTI

€ 10 Biglietto intero

€ 8 Biglietto ridotto 

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