Nasce a dicembre, la rubrica RossoBia in poesia a cura di Bia Cusumano che torna su Loftcultura.it con una rivisitazione poetica della sua rubrica letteraria. Uno spazio dedicato ai versi, alla Musa che palpita e parla dal suo cuore ai cuori di ogni lettore. Non a caso, dicembre, il mese per antonomasia della luce e altresì della notte più lunga dell’anno. Ed è proprio in quella notte che lentamente si riparte verso la rinascita. “Una metafora perfetta – afferma Bia – e un augurio perché in ogni tempo buio e di dolore vi sia sempre la possibilità di ricominciare, di ripartire, di tornare a splendere. Di solito accade di capirlo dopo, guardando a ritroso, comprendendo che siamo riusciti ancora una volta a rialzarci e a tornare a sorridere. Ecco, vorrei che i miei lettori si aggrappassero ai miei versi come scialuppe di salvataggio in pieno oceano e che pur nel mezzo della tempesta più feroce avessero la certezza che l’amore tutto può, la bellezza tutto sana, lo splendore vince sempre sulle macerie. Non è una utopia. È il credo forte e devoto di ogni poeta. Se ancora oggi scriviamo versi, non è perché non sia già stato detto o scritto quanto di umano sia possibile esprimere, ma perché la bellezza non è mai bastevole. Non ha mai una misura oltre la quale non sia concesso crearne altra. Così come l’amore. Dunque continuiamo a creare perché non smettiamo di vivere, di desiderare, di amare. E in questo mistero unico risiede il senso profondo della parola. Abbiamo bisogno della poesia come della cosa più sacra al mondo e dobbiamo celebrarla con cura e passione. RossoBia torna concedendosi lo spazio di un respiro più intenso, immediato, suggestivo, intimo e viscerale. 《Io sono i miei versi》conclude Bia Cusumano”.
Le auguriamo di cullarci ed emozionarci con le sue nuove poesie, certi che anche questo progetto condurrà altrove come già accadde per i suoi racconti ormai divenuti un libro dal titolo “Trame Tradite”. Ben tornata, Bia. Buona Poesia a tutti noi.
Al fondo di ogni cosa
resta ciò che conta.
Nella tazza sorseggio
le tue ultime parole.
Bevo nel silenzio il
calice della cenere
che ho sparso per
ricordare il passo
del vuoto.
La signora assenza
di lunghe ore.
Al fondo è emerso
un sorriso che non
sapevo.
Il non amarsi più
è promessa di nuovi
cieli.
Ciò che era deserto
è spazio libero.
Abbraccio il futuro
senza colpe.
Mi accorgo adesso
di tornare a me
intera.
Musa nuova
tra palpebre schiuse
e calda saliva.





