“C’eravamo anche noi”, il libro di Valter Bruno: la Fiat, le BR, i trans e la morte di Edoardo. La storia vera della “polizia privata” di Gianni Agnelli
Si chiama “C’eravamo anche noi” il libro di Valter Bruno, pubblicato dalla cooperativa che edita il settimanale locale “L’Eco del Chisone”, che è stato presentato al Salone del Libro e che ha al suo interno le testimonianze degli uomini che facevano parte di Orione, l’esercito privato di Gianni Agnelli e della Fiat: tutti ex appartenenti a carabinieri o esercito, assunti inizialmente come sorveglianti del Gruppo. “Arruolati” come volontari. A capo della struttura c’era Giovanni Castagnola, colonnello in congedo dei carabinieri che era stato anche nel Sismi, il servizio segreto militare. Sotto di lui, l’ex capitano Gioia. Un servizio di scorta e vigilanza che poteva contare su mezzi che altri non avevano. Tredici uomini, giacca e cravatta oppure giubbini scuri, Fiat Abarth potenti o blindate: il servizio di sorveglianza negli Anni di Piombo. Nel 1979, il 14 dicembre noto come “il venerdì nero della Fiat”, alle sei del mattino, a Mirafiori, le Brigate rosse feriscono Adriano Albertino, caporeparto delle Carrozzerie. Alle 7 del mattino un commando di dieci persone assalta lo stabilimento del Lingotto in via Nizza, per svaligiare il furgone portavalori delle paghe, ma fallisce. Riesce invece il colpo alla Fiat Rivalta, alle 9 del mattino: i brigatisti rapinano 520 milioni di lire. Alle 10.15, irruzione all’Iveco, in via Cigna: Michele Sacco, sorvegliante, viene gambizzato. E’ caccia a una Fiat 127 amaranto. Ma non è finita: di sera, a Rivoli, davanti alla Elcat che produce sedili per la Fiat, in uno scontro a fuoco muore il militante di Prima Linea Roberto Pautasso e restano feriti il brigadiere Massimo Osnaghi e l’agente Giovanni Serra. Il giorno dopo, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa assume il comando della divisione Pastrengo e comincia a costituire la sua squadra speciale. In quell’anno, in Italia si contano 279 formazioni terroristiche: a Torino il bilancio è di cinque morti e 26 feriti. C’è già stato l’omicidio dell’ingegner Ghiglielo, l’assalto alla Scuola di Amministrazione Aziendale. Fiat ha proceduto ai famosi 61 licenziamenti di dipendenti di Mirafiori sospettati di essere collusi con i terroristi. E in questo scenario si muove il Consorzio Orione, nato pochi mesi prima.
Come dice Fedele Bosco, “Orione nasce come consorzio per la sicurezza, di soldi per metterlo in piedi ne sono stati spesi moltissimi, ma questi soldi non ricadevano sul bilancio Fiat“. In pratica, ogni azienda del Gruppo pagava la sua quota. E gli uomini, con i loro turni lunghissimi e il rischio per la propria incolumità? “Avevamo il contratto dei metalmeccanici”. E vivevano a stretto contatto con la Famiglia, proteggevano i massimi dirigenti della Fiat che, di fronte all’insinuazione della lotta armata negli stabilimenti, “aveva deciso di dimostrare di avere il comando”.
Anni a proteggere Gianni e Umberto Agnelli, i figli e i nipoti.
Nelle storie che si intrecciano con quella dell’Italia, il senso di fratellanza, il dolore, come quando uno del gruppo muore nel rogo del Cinema Statuto. E piano piano il cambiamento: oggi Orione esiste ancora, come nome e licenza, “ma non è più quello di un tempo”. I suoi compiti sono affidati a Fca Security. Una struttura coinvolta nei segreti degli Elkann, come ha dimostrato l’inchiesta avviata dalla Procura di Torino.






