Pubblicità

Pubblicità

Arte

“Un giorno in più” di Fabio Bagnasco: un viaggio perturbante nel tempo al confine tra sogno e realtà


Un cortometraggio estremo e personale che però non rifugge dal contatto col pubblico.
C’è un tempo immerso nella realtà di un sogno ma con uno sguardo irriducibile e attento a ciò che conta
veramente nella vita.
Partendo da questo concetto – snodato attraverso un racconto in cui si intrecciano surrealismo e
quotidianità – nasce “Un giorno in più”, il nuovo cortometraggio di Fabio Bagnasco.
Ispirato a un immaginario che mette dentro ispirazioni derivate da Lynch e Bresson, senza trascurare il
Capra di “La vita è meravigliosa”, ma scritto e condotto con uno stile già forte e personale – il film narra
di una vita ai confini della vita, colta in quel momento in cui il rimpianto, il ricordo e le immagini del
passato sono l’unico patrimonio che resta nella mente di un uomo visto nel suo declino. Ecco che, allora,
le immagini si fanno vivide, riguardano e mettono in scena il passato, ci invitano e rivederlo, magari a
modificarlo nel tempo senza tempo del sogno.
L’incedere del cortometraggio tra realtà e mistero, l’apparizione della morte, di una donna misteriosa ,
quasi una curandera, a cui ad un certo punto sembra che ci si affidi per individuare una cura, una via
d’uscita, tutti questi elementi rimandano ad un “oltre” che nelle immagini di “Un giorno in più” è sempre
incombente.
Opera decisamente “diversa” nel paesaggio visivo contemporaneo farcito prevalentemente di opere
ispirate a temi sociali/contemporanei o esistenzial/buonisti;difficilmente classificabile per via del suo
incedere a tableaux visivi che spiazzano lo spettatore (la scena dell’università con la plongèe nell’occhio
della protagonista è di una potenza insostenibile) e ne mettono in discussione le certezze consolidate, per
arrivare a un finale che rimette tutto in gioco, rivelando la componente ludica ed effimera della nostra
esistenza.
Eppure, nonostante i riferimenti a Seneca e all’impermanenza della condizione umana, l’omaggio
splendido e originalissimo a Franco Battiato, la forza dei temi che lo caratterizzano, “Un giorno in più” è
condotto con mano leggera, lo si percepisce addirittura come un lungometraggio, in cui l’alternanza tra
momenti ludici e parti più dense è stemperato da un ritmo interno davvero unico per un’opera a misura
corta.
Una nota la vogliamo dedicare allo splendido parterre di interpreti (da Giuditta Jesu, davvero intensa e
brava, ad Alessandro Ienzi, Lucia Sardo, Salvo Nereo Salerno, Sandro Vergato, Gaia Fecarotta, Tea
Bruno, Lorenzo e Natalia Stagno, Miriam Fricano. ) alle musiche e ai suoni di Fabio Cinti e Pierluigi
Vitiello, al montaggio eccellente di Alessandra Martinez, alle animazioni di Veronica Randazzo, alla
fotografia vivida ed espressiva di Gabriele De Palo, e via procedendo con la scelta dei costumi e delle
scenografie in cui si mixano elementi e icone di epoche diverse, con l’intento evidente di suggerire come
sia difficile ingabbiare il tempo, non immaginarlo come se non una proiezione del nostro personale teatro
della mente.
“Un giorno in più”, scritto dal regista in collaborazione con Francesca Scaglione e Filippa Gracioppo (che
ne ha curato la sceneggiatura) è un’opera da vedere assolutamente, anche per via di una sorta di occulto
statuto magico che tradisce, per quella percezione di un “altro campo”, un luogo astratto posto tra lo
spettatore e lo schermo, tra il visibile e l’invisibile, senza alcun artificio retorico, suggerendo semmai un
modello estremo ed eversivo di cinema che oggi è difficile da vedere in giro. Un cinema personale, senza
mediazioni, che però non rifugge dal contatto col pubblico. Anzi, che rischia di coinvolgerlo.

Scopri di più da Loft Cultura

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere