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Enogastronomia Libri

Gus Portokalos e il presunto manzapanettum, ovvero la ricerca dell’origine che non c’è!

di Anna Martano

Ricordate il brillante film, diretto da Joel Zwick e prodotto da Tom Hanks, “Il mio grosso, grasso matrimonio greco?” Nel film l’attore Michael Constantine interpreta, in modo divertente e coinvolgente, il padre della protagonista. E’ talmente fiero della sua origine greca da attribuire ad ogni parola una assai improbabile e spesso esilarante etimologia greca. Perché, per quanto il greco sia la lingua che ha dato forma al pensiero umano, non tutte le parole possono vantarne la discendenza. Analogamente, per quanto, tra le gastronomie regionali italiane, quella siciliana sia la più ricca e varia grazie all’eccezionale combinazione di biodiversità e influenze culturali, non tutti i piatti o i dolci possono attribuirsi alla Sicilia. E le forzature in tale direzione sortiscono l’effetto contrario, sminuendo il valore dei piatti e dei dolci identitari.

E’ ciò che è successo per il panettone cui si è cercato di imprimere un’origine siciliana facendolo discendere da un inesistente manzapanettum. Tutto inizia nel 2018 con questo articolo https://lusicilianista.wordpress.com/2018/12/20/lu-manzapanettum-lu-panittuni-mmintatu-de-siciliani-nno-xiv/ ; allo scoop seguono, svariati altri articoli che citano o un bollettino del 1983 pubblicato dal Centro di Studi Filologici e Linguistici Siciliani o, in alternativa, una fonte orale tale Peppe Cicuoria che, a sua volta, rimanda all’Arciprete Don Francesco Floridia (a titolo di esempio http://www.sicilianet.net/blog/amp/?manzapanettum–il-panettone-siciliano-nato-prima-di-quello-milanese https://www.fattieavvenimenti.it/storie-di-sicilia-manzapanettum-il-panettone-siciliano-storia-e-racconti-di-un-dolce-simile-al-panettone-classico/ https://www.ifattisiracusa.it/2022/01/manzapanettum-vi-raccontiamo-la-storia-vera-del-panettone-siciliano/ )

Sulle fonti orali, per ovvie ragioni, non è possibile pronunciarsi; sulle fonti scritte, che al contrario sono verificabili, sono necessarie ed opportune diverse precisazioni:

1) La pubblicazione richiamata è il supplemento al bollettino n. 5, 1983; ne è autore Girolamo Caracausi e si tratta del volume “Arabismi medievali in Sicilia” (https://www.csfls.it/res/edizioni/catalogo/bollettino/supplementi-al-bollettino-serie-1/s1bol05-girolamo-caracausi-arabismi-medievali-sicilia/ )

2) Il testo riporta il termine “manzapanettum” collocandolo a Trapani e collegando al termine marzapanu che sta per “vaso rotondo di legno sottile” e già non si comprende il nesso tra un dolce e un contenitore

3) Il “Vocabolario-atlante dei dolci rituali siciliani” di Michele Burgio, pubblicato nel 2012 dal Centro di studi filologici e linguistici siciliani – Dipartimento di Scienze Filologiche e linguistiche- Università di Palermo, non contempla il termine “manzapanettum”

Tanto premesso, il Dr. Giovanni Ruffino, Presidente del predetto CSFLS, glottologo e Professore Benemerito dell’Università di Palermo, interpellato al riguardo afferma che non appare verosimile l’ipotesi di un’origine siciliana del panettone; aggiunge che il termine “manzapanettum” non è presente in alcun vocabolario siciliano e che il filologo catanese Salvatore Battaglia (1904/1971), autore del “Grande Dizionario della Lingua Italiana in 21 volumi” della UTET, alla voce “panettone” fa riferimento a un’origine milanese.

Da ultimo, la prima ricetta scritta “ufficiale” del panettone appare nel volume “Il Re dei Cuochi” di Giovanni Nelli edito, per la prima volta, nel 1868.

Tutto quanto sopra esposto esclude, dunque, che il panettone sia un dolce siciliano.

Sgombrato il campo da questa attribuzione, vi sono ulteriori considerazioni; in tutte le cucine regionali italiane, e in molte straniere, è presente il concetto di pane dolce farcito in occasione delle festività: dal pandolce genovese alla potiza friulana, dal pangiallo laziale alla pitta calabrese sino al nostro sontuoso buccellato l’approccio concettuale è il medesimo ossia l’unione tra il pane raffinato con ingredienti considerati “preziosi” a sottolineare la solennità. Ancora, in merito all’inesistente termine “manzapanettum” è ipotizzabile che, nella foga di attribuire un’origine siciliana la panettone, si sia fatta confusione con il termine “ammarrapanza” citato due volte dal Colonnello Coria, nella sua monumentale opera “Profumi di Sicilia” descrivendo una sorta di raviolo di pasta poco dolce farcito con fichi secchi e uva passa e poi infornato, e una versione povera e scadente dell’assai più ricco buccellato il cui ripieno, come noto, prevede fichi secchi, uvetta, frutta secca e candita, spezie e, nelle versioni più ricche, Marsala e cacao.

Infine, grazie a Cristoforo di Messiburgo e al suo “Libro novo. Nel qual s’insegna a far d’ogni sorte di vivande secondo la diversità de i tempi così di carne come di pesce” del 1556, la Sicilia può, a buon diritto, rivendicare la primogenitura del “risotto alla milanese” la cui ricetta appare proprio nell’opera citata come “riso alla siciliana” e ciò ben 18 anni prima del banchetto di nozze (8 settembre 1574) in occasione del quale sarebbe, per la prima volta, apparso il risotto con lo zafferano.

Lasciamo ai milanesi il loro panettone… La Sicilia può vantare, dal punto di vista gastronomico – e non solo – tali primati da non aver bisogno di inventarne alcuno! Piuttosto, puntiamo a valorizzare ogni aspetto della nostra gastronomia storico-tradizionale, senza indulgere in rivisitazioni, rielaborazioni, destrutturazioni o altre amenità: solo così potremo tutelare la nostra identità che, oltre ad essere un prezioso giacimento culturale, può rappresentare un formidabile asset per lo sviluppo socio-economico, occupazionale e culturale della nostra Terra.

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