In questi giorni siamo rimasti tutti esterrefatti dalla catastrofe che ha colpito l’Emilia Romagna. Mi riferisco alle alluvioni che hanno travolto interi paesi provocando danni che le immagini televisive ci hanno fatto toccare con mano. Spesso l’essere umano, proteso ad attenzionare solo il proprio benessere, quando sente di disastri che riguardano altri, inizialmente prova tristezza, ma poi ritorna alla vita normale perché non è stato toccato in prima persona, senza tentare alcuna azione che possa migliorare chi è in difficoltà. Non voglio sindacare questa reazione che potrebbe essere anche naturale considerando la sensazione di scampato pericolo che si prova, ma vorrei spronare tutti a una riflessione: se fosse successo a noi, come vorremmo che si comportassero gli altri nei nostri riguardi? Certo, oltre che darci da fare personalmente, vorremmo che il nostro “prossimo”, non necessariamente il vicino di casa che potrebbe essere inguaiato come noi, ma il nostro “prossimo umano”, cioè tutti gli esseri umani, possano volgere lo sguardo verso la nostra condizione e, se ne hanno facoltà, agire concretamente per aiutarci a venire fuori da quella situazione. Ricordiamo tra parentesi che la vita è una ruota che gira e che quello che oggi può succedere a qualcuno un domani potrebbe toccare a noi, anche se speriamo e preghiamo e vorremmo che non sia così. Provvidenzialmente, in questi frangenti, numerosi volontari si muovono per dare il loro contributo. In questo caso occorrevano persone che liberassero dal fango tutta la “vita” racchiusa nelle case inondate. Ed ecco che si sono palesati i cosiddetti “Angeli del fango” che non sono una novità dell’oggi, infatti, questa espressione che riguarda soprattutto giovani o persone con la #gioventùnegliocchi, come li definisco nei miei versi, è stata coniata nel 1966 per indicare tutte quelle persone provenienti da diverse parti d’Italia e dall’estero che arrivarono a Firenze per affrontare l’alluvione che il 4 novembre aveva colpito il capoluogo toscano, contribuendo alla sua ricostruzione. Gli Angeli del fango si sono ripresentati in questi giorni per le vie emiliane-romagnole per aiutare a far rinascere i paesi sommersi strappando ogni memoria concreta, ogni oggetto che costituiva la storia di una famiglia, un libro, un’opera d’arte, alle acque putride e fangose. Nessuno di noi potrà dimenticare questi esseri umani con le #alinelcuore, come dico nei versi della mia poesia #Angelidelfango, capaci di vivere la solidarietà/ nelle strade del #mondoumanità/ per ridare luce a volti inariditi…






