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Ieri a Marsala la prima proiezione ufficiale del cortometraggio ‘Marrobbio’. La recensione di Bia Cusumano

MARROBBIO più che un fenomeno marino è una esperienza dell’anima. Il cortometraggio con delicatezza ci ha restituito la possibilità di guardare con gli occhi di un “bambino” la drammaticita’ dell’immigrazione e dei tanti, troppi uomini, donne e piccoli, morti senza mai avere approdo nella ricerca disperata e legittima di avere “casa”. Bravo Damiano Impiccichè, il suo cast, bravi tutti quelli che hanno lavorato dietro la telecamera. Bravo il Sindaco di Marsala per aver creduto e appoggiato il sogno visionario di Damiano, figlio della nostra Sicilia feroce e meravigliosa. Ma bravo soprattutto questo bambino, Mario, che è e resta lo sguardo privilegiato attraverso cui guardare il mondo, alla ricerca di senso e spiegazioni. La vera Arte non deve dare soluzioni o risposte che mettano a tacere le coscienze e che in qualche modo le assolvano narcotizzandole, piuttosto deve fare domande, aprire vie, sollevare dubbi, essere ricerca di senso. Ecco, la vera Arte e la vera Letteratura sono eco alle inquietudini angoscianti del cuore umano e al suo feroce, ingiustificabile e quotidiano massacro sull’ Altro. Eppure possiamo sempre scegliere se fare pace con il male che ci porta al fondo di un Oceano senza nome oppure tentare di cercare una conciliazione attraverso le parole, le immagini, gli sguardi. Sì possiamo scegliere il lessico del silenzio o il lessico del coraggio. Damiano ha scelto con grande sensibilità e delicatezza il lessico delle parole e delle immagini che ti restano impinte dentro e che ti attraversano l’ anima con le musiche di Gino De Vita, struggenti e appassionate. Siamo fatti per raccontare storie non per stare zitti. Bravissima poi nella sua disarmante naturalezza Lucia Sardo.

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