A Giulia
Canto il rigolo d’acqua
salmastra. Le lacrime
bambine dei tuoi occhi
galassie. Canto il rantolo
ultimo del corpo disfatto.
Il sibilo della chiave rugginosa.
Canto la serpe incuneata
tra rocce secolari.
Il male subito senza logica.
Canto tutto ciò che muta,
rotola, s’inabissa e s’eleva.
La voce l’impastarono
di canto e ogni mio respiro
dei Tuoi.
Canto le seconde volte, gli errori
di calcolo, i cambi di rotta, le
appartenenze siglate nell’utero
oscuro. Il mio essere madre
di chi m’ha salvato la vita.






